Marchetti 5: Impotente su Vittek, smanaccia Strba. E’ l’emblema dell’ennesimo paradosso di un Mondiale brutto e sfortunato: tre tiri in porta, tre gol subìti. In ritardo sull’ultimo graffio slovacco.
Zambrotta 6: Chiude quello che può chiudere, trasloca a sinistra con l’ingresso di Maggio. Raschia dal fondo del barile l’orgoglio con il quale inventa le ultime volate.
Cannavaro 4: Che fosse da pensione lo sapevamo un po’ tutti. Il suo ultimo mondiale si trasforma in un martirio che nessuno avrebbe meritato. Va in bambola dopo il gol, commette due falli da giallo (solo uno sanzionato) nel giro di tre minuti: nel mezzo trova il tempo di ridere. Schiaccia il pisolo fatale su Kopunek gol.
Chiellini 4,5: Si perde Vittek nel primo e secondo gol. Armadio lento e falloso. Eccede nelle spallate, troppo energico in alcuni interventi, anche quando non servirebbe.Inguardabile quando è costretto a far ripartire l’azione. Con Cannavaro compone la difesa di burro che ogni squadra avversaria sognerebbe di affrontare. Il terzo gol subito è il manifesto dell’impotenza azzurra.
Criscito 4: Balbettante sin dai primi minuti, unisce la pigrizia alla timidezza. In ritardo sul primo gol slovacco, ma che non fosse un fenomeno lo sapevamo. Da esterno difensivo il suo Genoa è stato perforato 62 volte. Forse un motivo ci sarà.
Maggio 5: Come sopra. Impalpabile. Ma i gol slovacchi arrivano lontano dalle sue parti.
Gattuso 4: La bava alla bocca, da sola, non basta più. La clava c’è sempre ma è usata male. La randellata feroce su Strba è l’ultimo rantolo agonistico di un ex campione ai titoli di coda.
Quagliarella 7: E’ la penultima carta alla quale si aggrappa Lippi. Fa tutto lui. Dà la scossa, si inventa il gol della speranza, gli viene annullato quello della rimonta. Il 2-3 finale è una perla tanto bella quanto inutile.
Montolivo 4: Boccheggia in mezzo al campo, proprio lui che ci aveva illusi nelle prime due partite. E così anche i suoi patriot diventano innocenti noccioline. Lippi gli risparmia quasi tutto il secondo tempo.
Pirlo 6,5: Distilla classe e speranza, nonostante la condizione atletica sia ai minimi termini. Apre varchi nel deserto, sulle ali della disperazione. Pronti, via e capisci subito quanto ci sia mancato nelle prime due partite. Apre la giostra dei rimpianti e ci fa sprofondare in un esercito di “chissà…”
De Rossi 4: E’ lui, finora uno dei più affidabili, a premere il grilletto con cui l’Italia si suicida. Fa enorme fatica, perché la lucidità scarseggia. Si addormenta sul terzo gol, quello che chiude il sipario su una spedizione da incubo. “Siamo da semifinale” – ha detto una settimana fa. Coraggioso.
Pepe 4: Ciabatta la palla degli ottavi come non farebbe neanche il peggior Calloni. Firma così l’onta tricolore. Furetto anarchico e mai pericoloso. Resta in campo per tutti e 90 minuti. Trasforma in sentenza ciò che tutti sospettavano alla vigilia: inadeguato per queste latitudini. Salire sul carro dei vincitori, con lui sempre in campo, sarebbe stato forse troppo…
Iaquinta 4: Vincenzo Piede di marmo non la vede mai. Tiri zero, obviously, il punto è che sbaglia anche gli stop più elementari e le ripartenze nostre, diventano ripartenze loro. Avrebbe la palla buona sulla sua testa, ma la spreca. Ma i numeri sono impietosi: cecchino non lo è mai stato. E, mentre Gilardino in panchina suona col suo violino il de prufundis azzurro, le altre nazionali fanno a meno di Torres…
Di Natale 5: Getta alle ortiche l’occasione più facile a inizio secondo tempo. Va in gol solo quando non può proprio sbagliare. L’Ellis Park di Johannesburg non è il Friuli di Udine, anzi è il giardino in cui, insieme ai compagni, coglie i fiori dell’umiliazione.
SLOVACCHIA:
Mucha 6, Pekarik 6, Skrtel 7, Durica 6, Zabavnik 6; Strba 7, Kopunek 6,5, Kucka 7; Stoch 6,5, Hamsik 7, Jendrisek 6, Vittek 8
