Francesco Scoma ha fatto un passo indietro (ma potrebbe ripensarci), Francesco Cascio ne ha fatti due, al pari di Roberto Lagalla (avrebbe dovuto lasciare il Rettorato entro l’anno per candidarsi). Resta Simona Vicari, per la quale si è speso Renato Schifani, deluso dal rifiuto di Francesco Cascio.
Nel Pdl non si respira aria di festa. Il Natale fa venire il magone. Si torna con la memoria indietro, quando la nave andava, nonostante i marosi, e Silvio Berlusconi, la spada sguainata, assestava fendenti a destra e manca, un giorno ai magistrati e l’altro ai giornali con la Chiesa ancora incerta sul da farsi e il partito sotto controllo grazie ai buoni uffici di Denis Verdini, ultimo erede della lampada di Aladino.
Palermo è la metafora del Pdl. La cartina di Tornasole, lo specchio ustorio, tutto insieme. Mentre altrove si sgomita alla ricerca della candidatura, al punto da mettere in crisi vecchie solidarietà politiche ed amicizie personali, il partito di Berlusconi sembra smarrito, irretito, spiazzato dagli eventi: attende impossibili novità da Roma. Spera che sotto traccia stia accadendo qualcosa con l’Udc.
Casini è rimasta l’ultima spiaggia per le amministrative, che sono propedeutiche alle politiche. Se “salta” ogni possibilità di accordo, magari a macchia di leopardo, saranno guai. A Palermo, e in Sicilia, non c’è l’altra sponda possibile, seppure difficile, la Lega Nord, ma il Pid di Saverio Romano e il Grande Sud di Gianfranco Miccichè.
Il Pid, con le dimissioni del governo, e la perdita del Ministero di Romano, è in recessione (ha perso pezzi importanti, come l’ex capogruppo parlamentare all’Ars, Nino Dina), e il Grande Sud è una incognita per via delle ambizioni di Gianfranco Miccichè (la candidatura a Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione).
Consumato in una notte buia e tempestosa l’effetto Berlusconi, il partito naviga in mare aperto e senza radar. E i candidati sembrano intimiditi e, in qualche caso, irretiti. Coloro che hanno i voti, Fracesco Scoma e Francesco Cascio, per motivi diversi, non si buttano nella mischia. Cascio vuole la Regione, Scoma vuole il partito con sé e l’alleanza con il Terzo polo. Simona Vicari potrebbe avvantaggiarsi dei passi indietro altrui, ma già le pronosticano il flop al primo turno. Non arriverebbe al ballottaggio. Impensabile fino a qualche mese fa, con il Pdl che esce dalla sindacatura Cammarata.
A complicare le cose la nuova legge elettorale per gli enti locali: voto disgiunto e sbarramento al 5%. I candidati consiglieri dotati di forti consenso non staranno dalla parte del “sindaco” scelto dal partito, finora sponsorizzato per amore o per forza.
Le previsioni sono influenzate dalle nuove regole e dalla dovizia di candidature. Sono ridotte le probabilità di ottenere consensi alti al punto di farcela al primo turno. Il centrosinistra, avvantaggiato dalla congiuntura politica, sconta la “folla” di nomi ai nastri di partenza già alle primarie. Si correrà da soli al primo turno, senza il trascinamento dei candidati al consiglio, e si dovranno contrattare le alleanze politiche al ballottaggio.
