Salvatore Parlagreco

Il personale di una piccola amministrazione matura caratteri forti e sprigiona energie insospettate. Tutti sanno tutto, ma è come se non sapessero niente. Per esempio non sanno nulla della busta paga di colui che lavora a fianco, ma sanno tutto della sua vita privata, perché il numero delle ore che si trascorre sul posto di lavoro è maggiore delle ore che si trascorre a casa. I compagni e le compagne di lavoro diventano parenti stretti senza esserlo. E siccome non ci sono affetti robusti ma solo conoscenze maturate per amore e per forza, il quoziente d’insofferenza è alto.

L’Assemblea regionale siciliana è una comunità di privilegiati che non si sentono tali per il novanta per cento. Non sputa nessuno sul piatto in cui mangia, che è un segno di buon gusto, ma non crede di avere una qualità della vita particolarmente felice.

 

 

I soldi non sono tutto.

 

Ciò che avviene in una comunità di 310 persone che si incontrano ogni giorno più volte al giorno ha un sapore diverso. Come in ogni comunità, ci sono gli arrampicatori, i frustrati, le persone semplici, i lavoratori indefessi e quelli che non hanno altra aspettativa che quella di trascorrere la giornata senza patemi d’animo.

 

Nel parlamento siciliano i movimenti di personale acquistano una importanza straordinaria perché ad ogni movimento corrisponde un carico di lavoro e, spesso, un emolumento in più o in meno. Sicché ad ogni rumor di foglia c’è un gran parlare.

 

Siccome nel tempo questi movimenti, seppur minimi, hanno provocato dissapori ad alcuni e buone novelle ad altri, l’impatto con le novità ha costruito caratteri peculiari. Una specie di Dna che irrobustisce lo spirito o lo indebolisce a seconda dei casi.

 

Quelli che hanno il pelo sullo stomaco alla fine ce la fanno, gli altri restano indietro o si perdono strada facendo. Ma sono i primi i più bravi: perseverano, attendono la stagione giusta, pianificano e alla fine ottengono quel che vogliono.

 

Questa premessa è solo il quadro di riferimento. Non ha niente a che vedere con ciò che accade in questi giorni. E’ un contesto “anonimo”, una specie di pedagogia dei luoghi attraversati. Punto e basta.

 

Che cosa accade, dunque?

Secondo voci insistenti sono in corso eventi che dovrebbero assecondare una nuova nomenclatura dell’Assemblea regionale siciliana. I vertici burocratici hanno subito sette mesi or sono circa, uno scossone notevole, quando sono stati mandati a casa con una decisione improvvisa del consiglio di presidenza i dirigenti con il maggior numero di anni di servizio, tre direttori, uno dei quali vice segretario generale (Francesco Cangelosi).

 

Trattamento di quiescenza, di punto in bianco. Si raccontano aneddoti curiosi: Cangelosi, solitamente presente ai consigli di presidenza e alacre funzionario, non è stato informato che stavano mandandolo in pensione anzitempo. Glielo hanno riferito a cose fatte, nonostante fosse uno che – per le funzioni che svolgeva – sapesse tutto quanto dell’amministrazione. Tutto, meno ciò che avevano deciso alle sue spalle.

 

Se chiedete per quale ragione si siano privati di tre funzionari all’apice della carriera, vi risponderanno che è stato fatto per risparmiare. Una bugia grande quanto una casa, perché è l’Assemblea che continua a pagarli attraverso il fondo pensione dell’amministrazione, e non altri. Quindi è una specie di partita di giro.

 

Carte in regola, tuttavia. I “pensionati” – non tutti – hanno reagito  con ricorsi ma finora non hanno ottenuto alcuna ragione- La ragione? Le regole sono dettate dal consiglio di presidenza che può modificarle tutte le volte che vuole e non devono rifarsi a niente che non siano le decisioni interne. Inappellabili, non discutibili, di fatto, perché non c’è alcun organo che possa contestare le decisioni nel merito.

 

E allora?

 

L’uscita dei tre dirigenti ha avuto un solo grande merito, quello di fare spazio. A chi li ha sostituiti? Calma, questa è una logica corretta ovunque, ma non a Palazzo dei Normanni, dove si pianifica con molto anticipo ciò che deve avvenire. Sono stati nominati due vice segretari generali. Uno di essi avrebbe maturato il tempo dell’addio. Si tratta di Ignazio La Lumia, vice segretario generale vicario. L’altro, Salvatore Di Gregorio, non si tocca sia perché è bravo sia perché garantisce il centrosinistra.

 

Che La Lumia lo sappia o meno, non ha importanza. Prima o poi dovrà cedere il posto a Paolo Modica, attuale capo di gabinetto del Presidente, Francesco Cascio, Una tappa intermedia, anche questa.

 

La nomina è propedeutica a quella finale, di segretario generale.

 

I rapporti fra Modica e l’attuale segretario generale, Giovanni Tomasello, sono stati sempre buoni. Anzi i due sono andati avanti in parallelo, come due carabinieri in servizio permanente effettivo. Ma ora ci potrebbe essere qualche problema, a meno che Tomasello non faccia ponti d’oro e lasci all’amico Modica il posto cui aspirerebbe.

 

Il condizionale, infatti, è d’obbligo.

 

Una cosa sono le voci ed una la realtà. Tutto questo potrebbe essere solo una leggenda di palazzo. Eppure…