Ignazio Panzica

Cosa è successo all’Amia nel molle ed afoso mese di agosto? A quanto è arrivato l’accertamento del suo “buco di bilancio” dopo otto anni (2001-2008) di libera “gestione-bancomat per tutti”? Come procede il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti a Palermo? Che fine farà, comunque, l’azienda: futuro pubblico o privato? Chi se ne sta occupando?

 

 

L’unica risposta concreta, ed inedita, di cronaca, è che il neopresidente Amia, l’ingegner Lo Cicero sta redigendo un piano finanziario “segreto” per il risanamento ed il salvataggio dell’azienda. Lo scrive e lo riscrive, basandosi sui fondi a cui l’Amia può abbeverarsi, e su quelli che Berlusconi ha, ancora, promesso, compresa una quota dei Fas, per cui il Silvio nazionale si sarebbe impegnato, ma Lombardo ci dovrebbe mettere la firma. Cosa, che è tutta, un’altra questione. Al di là degli ostacoli amministrativi e di legge, anche alla luce di come vanno le cose della politica al Comune di Palermo. Dove Cammarata ha rotto gli indugi, ed ha partorito una Giunta politicamente tutta Udc, con l’appoggio personale suo e di Schifani (Alfano se ne è tenuto prudentemente lontano, come di solito fa, legittimamente, quando sente odore di possibili guai).

 

E di guai all’orizzonte politico potrebbero essercene abbastanza. Se è vero, che Cammarata appare deciso (resistendo ancora un anno da sindaco) a “scendere in politica” in prima persona, appoggiandosi a Cuffaro e Schifani, per tentare di scalare “la golden share” del Pdl in Sicilia: il “nocciolo storico” di Forza Italia palermitana. Non si tratta solo della sua avversione nei confronti del solito Micciché. Sta cercando di ridimensionare pure tutti gli altri big forzisti: Dore Misuraca (deputato nazionale ed aspirante coordinatore regionale Pdl), Ciccio Cascio (presidente Ars), Carlo Vizzini (amico personale di Berlusconi e con un peso elettorale personale in città del 3.5%), solo per fare alcuni nomi tra i più grossi bersagli su cui ha “sparato” Cammarata. Di più, in questo progetto personale l’attuale sindaco avrebbe cooptato dalla sua parte pure Francesco Scoma (facendone il suo nuovo vicesindaco), sapendo di poter contare sul senatore Vincenzo Galioto (l’ex presidente Amia 2001-2008), mentre, prepara la candidatura della senatrice Simonetta Vicari come suo successore a sindaco a Palazzo delle Aquile.

 

Ma vediamo di procedere con ordine. Dopo i “proclami” di Cammarata, altisonanti e solenni, a luglio ed agosto, la bacchetta da direttore d’orchestra sulla vicenda Amia è tornata – ancora una volta – nelle mani dell’ingegner Gaetano Lo Cicero. Neo presidente Amia (e tutt’ora, a partire dal 2001, direttore generale del Comune), nominato dal sindaco perché suo uomo di fiducia ma anche manager di sicure capacità; oltreché profondo conoscitore dell’azienda di cui è stato direttore generale per circa quindici anni, sino al suo trasferimento al Comune.

 

Lo Cicero, amante dei fatti concreti e degli impegni che assume, ha realmente presidiato l’Amia per tutto il mese di agosto, contrariamente a Cammarata, che l’aveva promesso, ma non lo ha fatto. Nel frattempo, Lo Cicero per risanare i conti aziendali ha cominciato a tagliare a destra e a manca. Ha tagliato anche gli abbonamenti postali. Insegue risparmi di poche decine di euro. Ed intanto fa, e rifà, i conti. Ossessionato – giustamente – da come riuscire a far combaciare i conti all’Amia. Cercando, anche fantasiosamente, come trovare i soldi per tappare l’enorme buco ereditato dalla “gestione Galioto”, per potere ricapitalizzare e rilanciare l’azienda.

 

Un programma ampio ed ambizioso. Il progetto di realizzare una sorta di quadratura del cerchio. Che sul versante finanziario, c’entra poco con l’abilità di Lo Cicero, ma di più con il futuro prossimo della politica siciliana. Non fosse altro che, nella prospettiva del salvataggio Amia, i destini del Comune di Palermo e del Governo regionale Lombardo sono indissolubilmente interconnessi tra loro, e a loro volta con la chance di sopravvivenza dell’azienda: tutto si tiene.

 

Dal futuro dell’Amia dipendono gli equilibri politici a Palermo. Quando parliamo di Amia ci riferiamo all’immane peso del suo passato (2001-2008), oltre duecento milioni di euro che sono scomparsi in un buco nero, di cui qualcuno prima o poi dovrà addossarsi, quantomeno, la responsabilità politica di questi denari, oggi assenti. Che da qualche parte saranno pur andati, e comunque qualcuno, in qualche modo,  ne avrà goduto. Quando parliamo di Amia, ci riferiamo al suo naturale, ed ancora odierno, potenziale “peso elettorale”: sino a quattro possibili consiglieri comunali (poco meno del 10% del Consiglio comunale), almeno due deputati regionali, ed un paio di parlamentari nazionali. Quando parliamo di Amia, ci riferiamo al suo fondamentale “ruolo di snodo” futuro, che giocoforza ricoprirà, indirettamente, nella vicenda per la realizzazione del termovalorizzatore di Bellolampo: una “operetta pubblica” da un miliardo e mezzo di euro. Si è detto e ripetuto (e lo abbiamo già scritto) nel gotha dei “poteri forti siciliani”: chi riuscirà a gestire “l’affaire termovalorizzatore” controllerà la politica siciliana per i prossimi 20 anni. Ecco perché continuiamo a occuparci, e a informarvi su Amia e termovalorizzatori.

 

Ma parliamo di ciò che, è successo ad agosto. Perlomeno, di quanto ne sappiamo noi. “L’operazione risanamento Amia” è una partita finanziaria che si gioca su un campo largo almeno 300 milioni di euro. Duecento per tappare il buco del passato e cento per ricapitalizzare e rilanciare l’azienda. Lo Cicero si è dato alle addizioni: lo Stato sul finire del 2008 ha sganciato 80 milioni di euro, più Cammarata si è impegnato ad aumentare l’addizionale comunale Irpef che dovrebbe fruttare almeno 15 milioni o al massimo 25, più i 150 milioni stanziati dal Cipe al momento dell’accordo Stato-Regione sull’arrivo dei Fas. Poi ci sono i 50 milioni di crediti, mai incassati, dagli Ato ai quali l’Amia da anni fornisce i suoi servizi. La Regione siciliana li deve per forza scucire, un attimo prima di varare la imminente riforma della gestione del trattamento dei rifiuti su scala regionale. E poi c’è la speranza del fido Milone, imposto da Schifani nel Governo Lombardo bis, che oltre ad essere uno in gamba è un “fratello di sangue” di Cammarata. A cui ha promesso – come nel famoso film – “Io ti salverò”. Pensando di poter far leva sul presunto impegno di Lombardo con Berlusconi, “qualcosa dei Fas, la darò pure al sindaco di Palermo”. E se non bastasse, Lo Cicero  aggiunge la possibilità di adire ai fondi europei con vari progetti ambientali  mirati (dalla raccolta differenziata, all’ennesimo acquisto di nuovi mezzi, etc). Ed infine, il neopresidente ha messo nel conto, pure, la possibile dichiarazione “dello stato di crisi dell’Amia”, per due anni. Una operazione che gli permetterebbe (con l’accordo dei sindacati) non solo di far partire “i contratti di solidarietà” (un risparmio biennale di 15 milioni all’anno), ma anche di poter in prospettiva, senza clamori ne danni sostanziali per gli stessi lavoratori, liberare il bilancio aziendale futuro di alcune centinaia di quest’ultimi (un altro risparmio di almeno altri 16 milioni l’anno per sempre), che passerebbero, senza traumi e colpo ferire, in mobilità, ad altra amministrazione pubblica.

 

Commenta Maurizio Calà, segretario della Camera del lavoro di Palermo: “Premesso che, secondo me, dopo la composizione della nuova Giunta, dei 150 milioni del Cipe, il Consiglio comunale all’Amia non ne farà concedere un euro in più di trenta milioni in totale (bene che vada), mentre per l’aumento dell’Irpef la parola ormai è passata al Tar. E , pur apprezzando l’impegno professionale profuso da Lo Cicero, mi pongo una domanda pregiudiziale : di Amia domani cosa se ne vuol fare? Mantenerla a proprietà integralmente pubblica? Ed allora il sindacato è disposto a ragionare, a collaborare, a condividere soluzioni, naturalmente che non intacchino i diritti dei lavoratori. Perché non dobbiamo dimenticare che i lavoratori non c’entrano nulla con le responsabilità dell’origine anomala della crisi finanziaria dell’Amia. O la si vuole cedere ai privati? In questo caso, invece di discutere ancora, questi privati mettano mano in tasca, e tirino fuori almeno i 300 milioni necessari, che i cittadini, quindi, risparmierebbero. Se salvano l’Amia a spese loro tanto di cappello! Ma lo debbono fare ora. O tacciano per sempre. La Cgil non consentirà mai a Palermo regalìe stile Alitalia. I lavoratori – tutti, non solo quelli dell’Amia – ed i cittadini non capirebbero, né potrebbero accettarlo. Le cose stanno così, ed è bene che Cammarata  se ne faccia una ragione. Le guerre interne al centrodestra, non possono, alla fine, ricadere sulla pelle e a danno dei lavoratori”.