Veronica Lario ha saltato il fosso, il dado è tratto. Dopo una defatigante trattativa fra avvocati, alla fine, ha deciso di andare in tribunale e affidare al giudice di Milano la causa di separazione con il marito, Silvio Berlusconi. Il Corriere della Sera ha anticipato la notizia, riferendo che la consorte del presidente del Consiglio ha presentato ricorso “con addebito”, la qualcosa significa che pretende dal tribunale che sia stabilita la colpe di Silvio Berlusconi. Sul piano concreto, ai fini dell’ottenimento del divorzio, non cambia nulla, ma l’attribuzione della colpa fa pendere la bilanci a favore di chi non ha colpa.
Anna Galizia Davoni, avvocato matrimonialista che assiste Veronica Lario, ha precisato al Corriere che “chiedere l’addebito della separazione significa volere sensibilizzare il giudice sulla gravità dei comportamenti tenuti dal coniuge nei rapporti familiari”.
Silvio Berlusconi avrebbe voluto che non si arrivasse in un’aula di Giustizia e aveva dato istruzioni ai suoi avvocati in questo senso. Nell’ultimo mese i legali delle due parti hanno lavorato per arrivare ad una soluzione senza trovarla. E’ probabile perciò che si arrivi a discutere in tribunale dei comportamenti del Premier. Nelle memorie delle parti la questione sarà sicuramente centrale, dal momento che Veronica Lario chiede l’addebito.
Non è una buona comunicazione per lui. Inevitabile che il caso Noemi Letizia e delle candidate alle europee che fecero arrabbiare la signora Lario siano oggetto di dettagliate memorie. Ma queste sono soltanto le premesse, cioè le ragioni della scelta di Veronica Lario che determinarono la decisione di divorziare. Successivamente, com’è noto, ci sono stati tanti episodi che potrebbero concedere ai legali della signor Lario di meglio motivare la richiesta di addebito.
Le feste in Sardegna e quelle di Palazzo Grazioli precedono la decisione ma potrebbero costituire altrettante ragionoi per motivarla. Tutto potrebbe entrare nel "cahier de doleance". E stavolta il nemico non sarebbe più Repubblica, l’opposizione o Murdoch, ma la moglie, ben più difficile da battere sul piano puramente comunicazionale. Finora, infatti, il Cavaliere ha addebitato ai suoi avversari politici ed al suo nemico di sempre, De Benedetti, oltre che a Murdoch e alla sinistra, la campagna “scandalistica” sul suo conto.
Per spiegare la lettera di Veronica Lario al Corriere della Sera, con la quale denunciava la “qualità” delle selezioni per le candidature alle europee, dove l’avvenenza delle giovani candidate avrebbe ricevuto una corsia preferenziale, il presidente del Consiglio si è affidato alle cattive compagnie della moglie. Veronica, insomma, sarebbe caduta nella trappola di quelli che gli vogliono male.
Tuttavia, mentre spiegava anche a Porta a porta, la natura “vera” della nuova sfuriata della moglie sul Corriere (già una volta, con una lettera aperta, a Repubblica, si era lamentata dei comportamenti del merito, poco rispettosi verso di lei, a causa di un eccesso di attenzioni verso alcune ospiti), uno dei giornali e dei giornalisti più vicini a Berlusconi, Libero allora diretto da Vittorio Feltri, pubblicava una foto in formato gigante in prima pagina, con la quale veniva mostrata discinta fino ai fianchi e accusata di ingratitudine essendo stata “raccolta” come velina dal Cavaliere, velina come le ragazze che la signora Lario mette all’indice come candidate alle europee per il Pdl.
Ci sia stato o meno lo zampino del marito nella pubblicazione di Libero, Veronica se ne adontò molto, perché il trattamento che le venne riservato non fu certo tenero.
Dall’annuncio della richiesta di divorzio, comunque, Veronica Lario non è mai uscita dal silenzio. Sono apparse notizie filtrate attraverso l’avvocato o qualche amica intima, ma niente d’importante. E’ stato invece l’impero patrimoniale della Fininvest e tutte le aziende collegate a tenere desta l’attenzione, perché è apparso chiaro, anche attraverso alcune dichiarazioni dei figli, che il problema di una equa distribuzione dell’eredità è il nodo attorno cui si è lavorato, finora invano.
Berlusconi ha cinque figli, due nati dal primo matrimonio, e tre dal secondo. Marina e Piersilvio, i figli maggiori hanno avuto in mano alcuni settori chiave dell’azienda e si sono dedicati al loro lavoro con grande “passione”. Mettere in forse ciò che hanno è, perciò, toccare un nervo scoperto.
I tre figli della coppia Veronica Lario-Silvio Berlusconi, e cioè Luigi, Eleonora e Barbara, non rimarrebbero a mani vuote, ma avrebbero molto meno. Mentre per i primi due si sarebbe raggiunto un accordo (a Luigi andrebbe la Mediolanum, ad Eleonora l’Endemol), stando alle informazioni del Corriere, resterebbe un problema da risolvere, la Mondadori, che è presieduta da Marina ma che sarebbe stata promessa a Barbara dal padre.
Non è così semplice come potrebbe apparire. L’entità dell’impero è immensa. Mediolanum e Mediaset sono valutate quasi nove miliardi di euro. E poi c’è il resto.
Che Veronica si sia impuntata per fare contenta Barbara non è credibile. C’è altro, di sicuro c’è ciò che resta di un matrimonio quando si arriva alle soglie del tribunale, con uno dei coniugi che chiede al giudice di attribuire la colpa della crisi all’altro.
Ma non è tutto. I coniugi che si separano non sono gente comune. Accanto alla solita querelle che riguarda il patrmonio e, frustrazioni, rivendicazioni e, tavolta, spirito vendicativo, c’è una non trascurabile valenza “politica”. Ogni udienza in tribunale, a cominciare dalla prima, potrebbe essere preparata e seguita da una vasta informazione sulle ragioni, buone o meno buone, della signora Lario.
Se il Cavaliere fosse preoccupato, non ci sarebbe da sorprendersi, anche perché a decidere sono i giudici di Milano, sui quali sono state dette tante cose, e non proprio positive, sia dall’avvocato, Niccolò Ghedini, quanto dallo stesso Berlusconi. Siamo nel “civile”, d’accordo, ma la magistratura milanese ha subito un cannoneggiamento negli ultimi tempi ed ha dovuto starsene zitta, anche quando ha inseguito uno della “famiglia”, Mesiano, colpevole di indossare calze color celeste.
Non c’è da temere un "redde rationem", ci mancherebbe, ma il contesto non è di quelli che lasciano sereni: lavare in piazza i panni di casa propria non piace a nessuno.
Chissà che il brain trust di Palazzo Chigi non escogiti qualcosa. Siamo in piena riforma della macchina giudiziaria.
