Salvatore Parlagreco

Claudio Scajola sta per essere sdoganato, Fabrizio Cicchitto lo ha annunciato festante qualche giorno fa. Tornerà al suo patito con incarichi importanti. Denis Verdini sarà il perno della prossima campagna elettorale, a lui verrà assegnato il compito più delicato, la proliferazione delle squadre della libertà, annunciate dal Premier, Silvio Berlusconi: dovrà organizzarle, offrire loro una struttura solida, distribuire funzioni e ruoli, designare obietivi e tanto altro.

Marcello dell’Utri deve fare funzionare i circoli della Libertà, di cui si parla poco e niente, ma che rappresentano lo zoccolo duro di Forza Italia, la pietra angolare degli azzurri, la loro specificità poco conosciuta. Costretto ad esercitare il ruolo di consigliore in servizio permanente effettivo, una specie di ghost spin off, e ad occuparsi di vicende giudiziarie cui non avrebbe voluto dedicare né tempo né considerazione, Dell’Utri è rimasto inevitabilmentete sotto traccia.

 

Nell’ultimo consiglio di guerra cui ha partecipato, seppure sottobanco, i meriti gli sarebbero stati riconosciuti. Ma sarà la campagna elettorale a farlo tornare in auge, sempre che riesca a sedare le baruffe siciliane che lo vedono neutrale di fatto ma con il cuore accanto aGianfranco Micciché, il celebre berlusconiano ribelle che ha scisso il partito nell’Isola, costituendo il gruppo parlamentare regionale autonomo del Pdl Sicilia.

 

L’ex sottosegretario Cosentino, costretto alle dimissioni (volevano arrestarlo), si prepara all’appuntamento da coordinatore regionale della Puglia. Le vicende giudiziarie di cui è stato protagonista, soprattutto le più recenti, lo hanno fatto diventare il contraltare del Presidente della Regione Caldoro, vittima di dossier infamanti e falsi.

Cosentino, tuttavia, rimane più saldo che mai al suo posto, perché gli è stata rinnovata la fiducia dallo stato maggiore del Pdl, memore delle benemerenze acquisite sulla munnizza napoletana (i mariuoli che impedivano l’uso delle discariche, furono spazzati via insieme ai rifiuti nel giro di poche ore quando cambio’ il vento a Roma).

 

Quanto a Guido Bertolaso, né dimissioni, né altro. Rimane alla testa della protezione civile, dove continua a fare il suo lavoro, mentre le indagini della magistratura fanno il loro corso. Su di li il Presidente del Consiglio è stato perentorio sin dal primo momento. Avendo saputo dell’inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura di Firenze, ha avuto una reazione assai aspra: avrebbero dovuto vergognarsi, naturalmente i magistrati ed i carabinieri, solo a pensare male di lui.

 

Sia il Pdl quanto il governo combattono con i fatti l’uso politico della giustizia: le inchieste giudiziarie non danneggiano gli indagati, anzi ne migliorano le quotazioni, come dimostrano i casi Verdini, Scajola, Cosentino e Bertolaso