Roberto Rizzuto

”Bisogna reagire all’eco che suscitano in sfere lontane da quella degli studi piu’ seri i rumorosi detrattori dell’unita’ italiana”. E’ questo un passaggio dell’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla Accademia dei Lincei di Roma, con il quale il Capo dello Stato mette in guardia da ”giudizi sommari e pregiudizi volgari”, ”bilanci approssimativi e tendenziosi” che stanno emergendo con l’avvicinarsi del 150esimo anniversario dell’Unita’ d’Italia.

 

”Spero ci si risparmi il banale fraintendimento del vedere sempre in agguato l’intento di un appello all’abbraccio impossibile, alla cessazione del conflitto, fisiologico in ogni democrazia, tra istanze politiche e sociali divergenti. E’ tempo che ci si liberi da simili spettri e faziosita’ meschine per guardare all’orizzonte piu’ largo del futuro della nazione italiana, per elevare al livello di fondamentali valori e interessi comuni il fare politica e l’operare nelle istituzioni”. E’ un passaggio dell’intervento del presidente della repubblica.

 

NESSUNO NEGHI VALORE RESISTENZA – Nessuno neghi il valore della Resistenza. E’ l’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento all’Accademia dei lincei per il 150/mo anniversario dell’Unita’ d’Italia. La Resistenza, ha detto il capo dello Stato, e’ stata ”un moto di riscossa partigiana e popolare di cui nessuna ricostruzione storica puo’ giungere a negare l’inestimabile valore e merito nazionale”. ”L’Italia – ha sottolineato il capo dello Stato – pote’ nel 1945 ricongiungersi come Paese libero e indipendente nei confini stabiliti dal trattato di pace grazie a tre fattori decisivi”. Il primo e’ la resistenza, gli altri due ”il senso dell’onore e la fedelta’ all’Italia delle nostre unita’ militari che seppero reagire ai soprusi tedeschi e impegnarsi nella guerra di liberazione fin o alla vittoria sul nazismo e la sapienza delle forze politiche antifasciste, che trovarono la strada di un impegno comune per gettare le basi di una nova Italia democratica”.