Salvatore Parlagreco

(essepì) Dr. Jekyll o Mr. Hyde? Silvio Berlusconi incontra gli amici all’uscita del ristorante e elargisce pacche sulla spalla. Non vi preoccupate, dice, ce la faremo. Fidatevi, sono una brava persona, sto lavorando per voi. Poi, la mattina successiva rompe le gambe al nemico di turno attraverso i suoi giornali. E fa male, proprio male.
Capita che parli a piccole folle di giornalisti confessando la natura mite, il desiderio di stare in pace con tutti gli amici. E i suoi amici, confermando, giurano che nessuno è più buono di lui. Generoso, caritatevole, tollerante. Uno che perdona ogni torto e non sarebbe capace di fare male ad una mosca, nemmeno a pensarlo. Non c’è nemmeno il tempo di assaporare il gusto di quei rassicuranti giudizi che si viene a sapere che le cose stanno diametralmente all’opposto. Sulla carta stampata amica, alla radio e nelle tv giungono, come fulmini a ciel sereno, i suoi moniti, avvertimenti, promesse di severa resa dei conti, voglia di cacciare a pedate traditori e amici dei traditori. Una strage annunciata.

 

Chiunque si metta sulla sua strada sarà schiacciato, non avrà scampo. A cominciare dal suo ultimo nemico, Gianfranco Fini. Il più coriaceo e, perciò, il primo nella lista di coloro che sono destinati a scomparire.
Sono anni ormai che la metamorfosi di Silvio Berlusconi si compie sotto gli occhi di tutti, e non nel laboratorio del dottor Louis Robert Stevenson, autore dello “Strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde”, senza che alcuno scopra il miscuglio della pozione che fa emergere la seconda natura del Premier.
A causa di ciò, la pozione colpevole che provoca il cambio di personalità continua a fare danno in lungo e in largo e, quel che è più grave, viene ingerita dagli ignari frequentatori del “laboratorio”. Il ministro dei Beni culturali, il poeta Bondi, scrive raffinati e gentili versi, poi nei talk show si trasforma in una belva pronta a sbranare chiunque metta in discussione Mr. Hyde o il dottor Jekyll (perché per lui non fa differenza: hanno ragione entrambi). Il Vice Presidente della Camera, Lupi, di carattere cortese, manifesta gli stessi sintomi.

 

Certe volte la prima natura scompare del tutto – come capitò, seppur lentamente, al personaggio letterario di Stevenson – e il carattere cortese primario non riesce a riemergere. E’ il caso del portavoce Capezzone: una volta acquisita la seconda natura (a scapito della prima, radicale indulgente e benevolo, è rimasto, sempre politicamente discettando, una tigre della Malesia pronta a saltare su chiunque abbia l’ardire di mettere in discussione le decisioni del Premier.
Il fenomeno, dunque, potrebbe avere un andamento endemico, ed è davvero strano che nessuno se ne occupi e invece si preferisca affrontare la questione con dotti dibattiti e, seminari e tavole rotonde. Dalle quali emergono magari interessanti intuizioni, che qui riportiamo a puro titolo di cronaca.
La seconda identità non sarebbe – secondo la prevalente corrente di pensiero – un evento sopravvenuto, ma una condizione rimasta, come dire, in letargo, nascosta e perciò irriconoscibile.

 

La realtà è inaccessibile mentre la finzione letteraria del signor Robert Louis Stevenson concede il vantaggio della visibilità: la seconda natura s’incarna in Mr. Hyde in un corpo gravemente deturpato. Il dottor Jekyll è un aristocratico elegante, devoto al galateo, un signore di mezza età discreto e  in certo qual modo avvenente, mentre Mr. Hyde, al contrario è basso, giovane, ha le braccia corte e le mani pelose. Ha la stessa intelligenza del dottor Jekyll, ma la rivolge al male per soddisfare le proprie aspirazioni. La sua è una gioiosa macchina da guerra, per usare  la felice definizione di Achille Occhetto, naturalmente inclinata al male.
I buoni principi ed i valori, la rettitudine, proclamata ai quattro venti, dal dottor Jekyll, subiscono un’autentica devastazione per volontà del signor Hyde.  Questa valutazione, ormai quasi unanimemente accettata come la più sensata, scagionerebbe  il dottor Jekyll, con l’ingombrante conseguenza che ne trarrebbe beneficio Mr. Hyde.

 

Che colpa ne ha il dottor Jekyll se viene sopraffatto dal signor Hyde? Louis Robert Stevenson spiega infatti le due nature raccolte nella stessa persona in modo inequivocabile: “Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”
E’ ingiusto, perciò, rappresentare come un caso da baraccone la duttilità di Silvio Berlusconi – passando di pali in frasca -  che cambia personalità e tutto il resto a seconda delle circostanze, specie se svolge compiti che richiedono, proprio, una disponibilità al cambiamento.

 

E allora che cosa c’è da fare, c’è da chiedere ai soloni che discettano sulla natura umana senza uscire dal ginepraio in cui ci ha lasciato Stevenson, e, in qualche modo, mutatis mutandis, Silvio Berlusconi?
Qualcuno suggerisce che bisogna dare, piuttosto, un’occhiata in giro, fra i frequentatori del Premier, per comprendere l’influenza che su di lui esercitano. E ci invitano a tornare alla pregevole opera letteraria. Nel capolavoro dello scozzese Stevenson l’avvocato Gabriel John Utterson, cugino di Enfield e amico di Jekyll, esercita una influenza straordinaria sul dottor Jekyll e sarà la causa della sua morte. Per quanta indulgenza si possa avere per il signor Hyde, grazie alla bonomia del dottor Jekyll, alla fine è fatale che per liberarsi della seconda malevola natura, si finisca con il dovere liberarsi di entrambe.