Stranamente la notizia è uscita zoppa, ed è perciò passata inosservata o quasi. L’Ufficio di rappresentanza della Regione siciliana a Bruxelles, hanno scritto i giornali e riferito tv e radio, perde una unità perché il governo ha scelto di risparmiare risorse. Da ridere a crepapelle, se non si fosse perso il gusto di farlo, e non si digerisse di tutto. Ma le cose non stanno proprio così, come si può leggere nella deliberazione n.404 del 29 settembre 2009, avente per oggetto la “razionalizzazione del personale presso l’Ufficio di Bruxelles e l’Ufficio di Roma”.

Il dipartimento off shore della Regione siciliana perde tre unità con qualifica dirigenziale, praticamente larga parte del gruppo dirigente. La deliberazione, infatti, così recita: “ritenuto di ridurre il personale in servizio presso l’Ufficio di Bruxelles a n.6 unità del comparto e n.1 unità con qualifica dirigenziale e presso l’Ufficio di Roma a n.16 del comparto e n.2 con qualifica dirigenziale”.

La Giunta regionale ha dato mandato all’Assessore alla Presidenza “di porre in essere gli adempimenti consequenziali”.

La decisione del governo non è di poco conto. E’ un terremoto senza precedenti, a Bruxelles rimangono sei “unità del comparto” più uno con qualifica dirigenziale, un possibile dimagrimento di proporzioni notevoli, che dovrebbe permettere consistenti risparmi. Ma non è detto, perché la normativa non è chiara. Si potrebbe infatti verificare che tutto rimanga come prima ma con un cambio di personale.Rimane, tuttavia, certa la eliminazione di tre unità con qualifica dirigenziale.

A Bruxelles e Roma la Regione siciliana – è questa la vera ragione del provvedimento – non ha svolto il lavoro che agli uffici è stato affidato, quello di fare lobby, creare le condizioni perché gli interessi della Sicilia venissero tenuti in considerazione, affiancare enti, imprese o uomini politici nella loro attività, effettuare azioni di costante monitoraggio sulle scelte del Parlamento nazionale e della Commissione europea ecc. Propositi encomiabili e semplici sulla carta, estremamente difficili da realizzare in concreto.

Gli uffici della Regione, infatti, possiedono il DNA della Regione siciliana e subiscono perciò una permanente destabilizzazione politica ed organizzativa. Se il Governo soffre, soffrono gli uffici di Roma e Bruxelles.

Non solo. L’apertura di queste sedi non è stata accompagnata da una puntuale descrizione della mission: che fare, come farlo, con quali mezzi e strumenti. Tutto lasciato al caso. In più: nessun collegamento fra i dipartimenti della Regione e la sede di Bruxelles.Pochi, anche fra i dirigenti regionali, sanno di che cosa si occupa, o potrebbe occuparsi, l’Ufficio di Rappresentanza europeo della Regione siciliana.

Un ex dirigente dell’Ufficio di Bruxelles ha definito la sede siciliana come “un’astronave sparata nello spazio che gira attorno ad una orbita incerta”.

Ed un altro chiosa: “sarebbe bastato che ci dessero delle direttive anche di livello  elementare: affiancare coloro che hanno bisogno di Bruxelles, aiutarli a capire ciò che sta avvenendo. Svolgere un servizio diligente avrebbe giustificato la nostra presenza Bruxelles e dato una mano a tanta gente”.

Frustrazioni, rammarico, delusione si respirano a piene mani, anche perché le scelte della Giunta di governo sono state accolte, ed era inevitabile, come un provvedimento punitivo, e magari non lo sono affatto, perché di rifare tutto da capo ce n’era bisogno eccome, e non soltanto per ottenere risparmi, la qualcosa non è di poco conto.

Solo che per rifare tutto da capo bisogna tornare alla mission: che cosa si vuole dall’Ufficio di Rappresentanza di Bruxelles, come ottenere ciò che si vuole, con quali proposito e risorse umane. Per saperlo, però, occorre andare più a fondo: quale ruolo la Regione siciliana vuole svolgere in Europa, passando dagli uffici-orpello a strumenti essenziali di sviluppo e di lobby nel contesto europeo.

Tutto quanto viene deciso a Bruxelles passa sotto il naso della Regione senza che ci si possa fare niente, e non soltanto perché la Regione siciliana conta poco, politicamente, ma perché non ha strumenti e mezzi di conoscenza e comunicazione. Le iniziative siciliane a Bruxelles si contano sulla punta delle dita e vengono suscitate da gruppo di pressione, rappresentanti di interessi settoriali e di categoria, giusto come avviene a Palermo e Roma, che si fanno dettare l’agenda delle priorità dalla “piazza” o dalle clientele.

Il monitoraggio costante dei provvedimenti, nella fase della loro preparazione, un’attenta vigilanza di ciò che accade, potrebbero regalare alla Regione elementi utili di conoscenza per eventuali interventi.

In definitiva il dimagrimento deciso dal Governo non segnala, come tale, una svolta positiva, ma una volontà di modificare gli assetti degli Uffici, che nella stagione delle rotazioni – variamente interpretate, rischia il sospetto che le motivazioni non siano proprio nobili.

Un sospetto che viene appiccicato a qualunque cosa faccia il governo perché ogni nomina, ogni atto, ogni provvedimento viene analizzato come un dispetto, una malacreanza al precedente governo.

L’Ufficio di Bruxelles potrebbe essere il cuore e la testa della Regione, perché è dall’Unione che arrivano i provvedimenti e le risorse che contano. Ecco perché il “dimagrimento” deve essere guardato con attenzione. L’Assessorato alla Presidenza ha la responsabilità di dare o meno un futuro a questo “cuore” che ha battiti molto fievoli e ha la testa altrove.