Salvatore Parlagreco

I fari sono puntati sul centrosinistra, i cui leader fanno notizia per ragioni disparate, dalla guerriglia alle stravaganze, ma l’Udc meriterebbe uno spot. E’ diventato il pivot di un team in progress, del quale non si conoscono i confini: potrebbe mettere dentro il centrodestra – Pdl e Pid – o il Terzo Polo, nella sua integrità. A seconda della convenienze politiche, la bussola indicherà la road map.

 
L’Udc è il sottomarino giallo dei Beatles. Viaggia appena sotto la superficie dell’acqua, è visibile e tracciabile.
 
Udc non è trascurato, ma appare distante dal luoghi delle decisioni che contano. Come mai? Mostra i muscoli Raffaele Lombardo, uscendo dalla maggioranza, e crea problemi  seri a una delle componenti del terzo Polo più robuste (in Sicilia). Flirta con il Pdl, è corteggiato dal Grande Sud di Gianfranco Miccichè, attende i secessionisti sulla sponda del fiume, contesta il Partito Democratico, per le sue faide interne, le contraddizioni e le diattenzioni. Si comporta, insomma, come un giocatore che ha le migliori carte in mano.
 
E’ così?
 
Che il centro aspiri alla centralità, è lapalissiano; che l’Udc aspiri a divenire il centro del centro (nel terzo Polo), è altrettanto plausibile; che aspiri infine ai fasti della prima repubblica – i due forni – è accettabile; che supponga però di fare le carte allo stato è un’ambizione, pur legittima, assai audace.
 
Gianpiero D’Alia cerca di creare in Sicilia il clima che precedette l’arrivo di Mario Monti. Raffaele Lombardo “sostituisce” Silvio Berlusconi nel copione di D’Alia, ma le diversità dovrebbero consigliare più cautela: il Pdl non è in sella nell’Isola, a differenza di Roma, e il Pd non sta all’opposizione e non governa la Regione, pur sostenendo l’esecutivo. Il clima è dunque riproducibile, ma solo nelle aspirazioni del senatore D’Alia, coordinatore dell’Udc. Troppe variabili.
 
Può darsi che dialogando con tutti, finisca con il guadagnare la migliore posizione possibile in rapporto alla forza elettorale (non facilmente promnosticabile, dal 6 al 10 per cento a Palermo), può darsi che pur ottenendo qualcosa finisca con il dare un colpo mortale alla sua area politica, il Terzo Polo, dal quale dipende, con un poco di lungimiranza, il suo futuro.  
 
Il dato ineludibile è il seguente, per intanto: il terzo Polo si muove in ordine sparso. L’Udc rompe con l’Mpa, non converge con il Fli, dialoga con il Pdl, in eottura con i finiani. E crea grossi problemi a Raffaele Lombardo, permettendo alle opposizioni – Pdl e Pid – di avere delle chances a Palazzo dei Normanni.
 
L’ipotesi più accreditata vede nella posizione dell’Udc, il percorso utile per costruire la casa adatta al ritorno del Pid. Saverio Romano e Totò Cuffaro crearono il Pid perché Pieferdinando Casini si sarebbe troppo compromesso con il cemntrosinistra. Una virata a destra crerebbe un clima politico plausibile, tale da giustificare il ritorno a casa. Del quale, è bene ricordarlo, D’Alia non vuole sentire parlare; anzi, s’arrabbia se qualcuno dà per scontata una simile ipotesi.
 
A Roma l’Udc si è accreditato come il principale sostenitore del governo Monti, e scommette su di esso, senza se e senza ma; a Palermo l’Udc invece si accredita come fautore di una nuova stagione politica, sprovvista di traguardi riconoscibili. Una volta disarcionato Lombardo e messo in crisi l’Mpa, che cosa farà? Tornerà nel centrodestra, come ai tempi di Totò Cuffaro e Saverio Romano, oppure giocherà in solitidine la sua partita?
 
Lombardo cerca di ricostruire l’alleanza, che ha rilanciato i partiti di centro, anche in Sicilia. Ma anche lui dovrebbe darsi una regolata. Chi fa da sé fa per tre, dice un vecchio saggio. Nel linguaggio e nelle consuetudini della politica, chi si regola così, si comporta come un giocatore che punta sul numero alla roulette. Se indovina, è festa grande, altrimenti sono guai.