Salvatore Parlagreco

S’intrecciano le vicende romane con quelle siciliane, la specificità del contesto non è un’oasi né un fortino inaccessibile, i partiti nazionali non riescono a dettare l’agenda politica ma fanno sentire il loro peso sulle questioni di maggior rilievo. Pier Luigi Bersani segue con una certa apprensione la dialettica interna al Partito democratico siciliano, specie dopo le dichiarazioni del senatore Giuseppe Lumia, che ha proposto la nascita di un PD Sicilia federato ed autonomo.
Lumia si è candidato alla segreteria regionale con la seconda lista che si rifà a Bersani, raggiungendo il secondo posto quanto a consensi. E’ stato antesignano di un’alleanza con Raffaele Lombardo, sulla quale poi pressoché l’intero partito si è riconosciuto, con l’eccezione di alcune frange catanesi, che si rifanno ai deputati nazionali Bianco e Burtone, e dell’area che si riconosce nell’eurodeputato  Borsellino.
In prima linea sullo stesso fronte il presidente del gruppo parlamentare Pd all’Ars, Antonello Cracolici, ed i leader della corrente nata pochi mesi or sono, Innovazione, che accoglie soprattutto uomini provenienti dall’ex Margherita.
Lo strappo siciliano, annunciato con il PD Sicilia, si è – per così dire- consumato . naturalmente a livello di proposta, in concomitanza di alcuni eventi nazionali e locali, cui molti hanno guardato con  attenzione: una riunione di dirigenti del Pdl Sicilia, a conclusione della quale è stato ribadita l’opportunità che il PD costruisse una piattaforma siciliana alle sue strategie regionali, alla stregua del Pdl Sicilia; una forte propensione dell’Udc a rientrare nella partita del governo, da cui il partito è uscito a causa del noto dissidio fra il governatore ed il suo predecessore, Totò Cuffaro, dissidio provocato dalle scelte di Lombardo che, nella sostanza, ripudiano quelle assunte da Cuffaro; l’assemblea federale della Margherita, sulla carta ancora in vita fino al 2001 a Roma, che ha discusso oltre che di questioni amministrative e logistiche, anche e soprattutto del ruolo degli ex della Margherita nel nuovo partito; la presenza di Pierferdinando Casini in Sicilia una decina di giorni or sono, e le sue dichiarazioni che illustrano le buone ragioni del suo partito nella scelta di fare opposizione in Sicilia, ma anche la disponibilità a contribuire alla costruzione di un assetto politico capace di affrontare le emergenze siciliane.
Una linea, questa, che era stata anticipata, ma con molti paletti, dall’Udc regionale: disponibilità all’appoggio di un governo di tecnici per portare in Aula i provvedimenti improcrastinabili e ritorno alle urne a conclusione di questa attività parlamentare. Dopo la visita di Casini si è avuta l’impressione che la maglia si fosse allargata e che il ritorno alle urne come condizione dell’ingresso nella maggioranza fosse divenuto argomento su cui discutere. Questa maggiore duttilità ha probabilmente persuaso Raffaele Lombardo a verificare la effettiva volontà dell’Udc di allearsi con Mpa e Pdl Sicilia. Ad incoraggiare questo passo verso il partito di Cuffaro, lo sganciamento del Pd, annunciato da Giuseppe Lupo, e la richiesta, irricevibile, di Cracolici a dare vita ad un governo di tecnici che metta fuori di fatto l’ala politica del Pdl Sicilia (Cimino e Bufardeci). Una questione di pesi e contrappesi, dunque, ma non solo.
L’avvicinamento di Lombardo all’Udc e viceversa, tuttavia, potrebbe fare parte di una strategia a più ampio respiro, che vede interessata anche l’ala centrista del Pd, che si riconosce in Francantonio Genovese, ex segretario regionale del partito, Salvatore Cardinale, ex Ministro ed altri. Il PD Sicilia è la risposta più concreta al bisogno, inappagato, di costruire un fronte politico comune per confrontarsi con il centrodestra, dove sono emerse già le opzioni più forti con l’auto candidatura di Francesco cascio, Presidente dell’Ars, a Palazzo d’Orleans.
Lombardo sa che l’inchiesta giudiziaria potrebbe costringerlo ad una resa, o meglio una pausa; sa anche che è difficile trovare una sponda affidabile che gli permettano di riproporre la sua candidatura alla fine del mandato, sia per ragioni politiche, sia per le laboriose procedure di ogni indagine giudiziaria. E’ pertanto interessato a realizzare un’alternativa che potrebbe offrire spazio alle regionali in cambio di un’alleanza che porti il suo Mpa (o erede del Mpa) in Parlamento, superando la proibitiva soglia del cinque per cento.
Il Partito della Nazione di Pierferdinando Casini è un’opzione che certamente Lombardo guarda con attenzione in una prospettiva strategia lungimirante. L’Udc siciliano non è più un partito ad immagine e somiglianza di Cuffaro, il segretario regionale, Romano, a causa anche dei problemi giudiziaria del leader, ha guadagnato un ruolo autonomo, che rende più facile il dialoghi senza peraltro costringerlo ad improponibili abiure.
L’avversario più tenace di questa alleanza è Beppe Lumia, che è pure uno degli alleati più affidabili di Lombardo. L’Udc però ha una carta importante da giocare, l’ex segretario Pd regionale Francantonio Genovese che guarda con favore ad un patto d’azione con l’Udc in Sicilia.