Salvatore Parlagreco

Tutto nelle mani di Gianfranco Micciché? Non è proprio così ma poco ci manca. La candidatura di Roberto Lagalla ha sponsor di primo piano, a cominciare da Angelino Alfano, e il dissenso non è irresistibile. Quando si fece il suo nome, Francesco Scoma prese cappello, reclamando decisioni collegiali e le primarie, il passaggio “promesso” e più volte ribadito dall’allora neo segretario del Pdl. Non si può proclamare la svolta democratica e poi tradirla con un esterno, disse Scoma più o meno, rilasciando interviste al vetriolo. Il ritorno di Lagalla non lo vede, tuttavia, pronto ad incrociare i guantoni.
 
Il rettore non ha questo cruccio, a quanto pare. Vuole piuttosto capire che cosa si muove attorno alla sua candidatura. Se fosse solo il Pdl a promuoverlo, potrebbe ripensarci. Ricompattare il centrodestra è dunque essenziale, ma diventa una missione impossibile se Gianfranco Micciché non ci sta.
 
Il Grande Sud ha la sua fetta di elettorato “azzurro” a Palermo e potrebbe fare la differenza. Nel Pid, l’altro soggetto politico interessato alla vicenda, Marianna Caronia non fa passi indietro. Ha annunciato la sua candidatura, ha aperto comitati elettorali e va avanti come un treno senza guardare in faccia nessuno. Come potranno persuaderla a fare un passo indietro? Finora la moral suasion non è bastata.

 

C’è anche l’incognita Udc, che si è smarcato dal Terzo Polo (“non esiste”) e da Raffaele Lombardo, abbandonando governo e maggioranza. Casini deve fare la parte di chi frena, altrimenti perde l’Mpa, e potrebbe essere esiziale ai fini della conta alle politiche. Pieferdi lavora per allargare, non per restringerle il centro, non può giocarsi tutto sulla ruota di Palermo. Gian Piero D’Alia, il coordinatore dell’Udc in Sicilia, non potrà fare il passo più lungo della gamba. L’autonomia del partito in Sicilia è una cosa seria, ma anche il futuro dell’Udc lo è.
 
Un passo per volta, però. Il Pdl potrà calare l’asso solo se Micciché non gli volta le spalle e questo avverrebbe nel caso in cui saltasse la candidatura a Palazzo d’Orleans. In tal caso il Grande Sud  cercherà altre compagnie, magari al centro, con Lombardo, D’Alia, Briguglio e i rutelliani siciliani.
 
L’effetto domino, insomma, è sicuro. Francesco Cascio non ha certo messo i remi in barca, resta lo sfidante di Micciché ancora oggi. Una bella gatta da pelare per Angelino, che a Lagalla ci tiene eccome. Con il centrosinistra “strozzato” dal numero impressionante di candidati (Borsellino, Orlando, Faraone, Terminelli, Ferrandelli, Monastra), la “carta” Lagalla potrebbe essere quella vincente. In grado di fare dimenticare la gestione di Cammarata.