Salvatore Parlagreco

I provvedimenti legislativi a favore della stabilizzazione dei precari e la proroga per la loro permanenza in servizio sono stati votati all’unanimità dall’Assemblea regionale siciliana. Non è la prima volta che il Parlamento regionale trova le buone ragioni per assumere un atteggiamento unitario sui disegni di legge proposti dal governo ed emendati da singoli deputati.

Il presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, ha di recente ricordato che non si tratta di un fenomeno sporadico, il voto unanime è largamente “frequentato” a Palazzo dei Normanni. Significa forse che il Parlamento regionale abbia adottato il motto dei Tre moschettieri: tutti per uno, uno per tutti? Nemmeno per idea, anzi. E allora?
Sono in tanti a chiedersi come si possa conciliare la conflittualità dell’Assemblea con l’unanimità sui provvedimenti di particolare rilievo. Un Parlamento diviso, lacerato non suggerisce unanimismi, provoca una paralisi dell’attività legislativa, impedisce di compiere la sua parte, che è quella di legiferare e controllare l’attività del governo attraverso le iniziative legislative e l’attività ispettiva.

Ma l’unanimità “alla siciliana” non è il segno inequivocabile di un Parlamento unito sulle questioni essenziali per la Regione. Non necessariamente, almeno. È piuttosto, paradossalmente, la testimonianza dell’assenza di una vantaggiosa “normalità”. Il Parlamento esercita  la sua funzione “normalmente” attraverso un confronto fra la maggioranza e l’opposizione, ruoli entrambi essenziali. Quando la maggioranza non esprime posizioni unitarie, riconoscibili, ed è invece percorsa da divisioni laceranti, l’opposizione perde il suo naturale interlocutore e non può esercitare con efficacia la sua funzione. Parimenti, se l’opposizione non riesce ad esprimere proposte alternative o non è in grado di esercitare il suo compito di vigilanza e controllo, viene a mancare la pietra angolare della democrazia.

Il Parlamento “liquido” – con una maggioranza e un’opposizione “irriconoscibili” – è la condizione peggiore, la più svantaggiosa in assoluto.

L’unanimismo è una camicia di forza, è la prova dell’incapacità dell’Assemblea di ritrovare la normalità. Una proposta legislativa arriva “esausta” al termine del percorso, perché i costi dell’unanimità sono tremendi. Per accontentare le parti politiche, occorre accettare tutte richieste. I suggerimenti migliorativi della norma generalmente non si sommano, ma sottraggono razionalità ed efficacia. Immaginate che si affidi la confezione di un abito a diversi stilisti: ognuno ha la sue idee sull’eleganza, la moda del momento, la convenienza economica, il tipo di tessuto più vantaggioso, la portabilità ed altro. Quale abito sarà realizzato, dandola vinta a tutti pur di portare a termine il lavoro?

E’ necessario che prevalga una visione ”di parte”, che dispone di una volontà riconoscibile, di un progetto ben chiaro, di obiettivi altrettanto netti. L’unanimità è un cattivo segno, una anomalia nelle assemblee legislative.

Ci sono, certamente, provvedimenti di alto valore morale, sociale, politico che giustificano, “una tantum”, l’unanimità, ma se questa è il vicolo stretto, il collo di bottiglia, l’unico modo per fare passare un disegno di legge, una norma, un provvedimento, allora sono guai. Significa che il Parlamento regionale è ingessato, la maggioranza o l’opposizione, o entrambi, sono sequestrati da una conflittualità paralizzante. E’ il caso, purtroppo, dell’Assemblea regionale siciliana.

I gruppi parlamentari sono vasi comunicanti, nascono e muoiono con il ritmo frenetico delle imprese meridionali. Le maggioranze e le opposizioni non sono facilmente identificabili, sono percorse da onde emotive che le scompigliano. Perché? L’appartenenza politica conta poco, le ideologie valgono meno che niente, sono scomparse le personalità “carismatiche”. Si abdica infine con leggerezza al ruolo super-partes assegnato per privilegiare la rappresentanza della parte politica di provenienza. In definitiva è una questione culturale.