Salvatore Parlagreco

Rullano i tamburi, si spara a salve dalle torri fortificate dei Palazzo di Palermo. Altra storia, altra vita. Annunciata la madre di tutte le battaglie contro gli sprechi, i privilegi, le prebende. È capitato altre volte e abbiamo le orecchie abituate, sicché ci affidiamo agli occhi, ai numeri, al bilancio che negli altri anni è rimasto rosso scarlatto ed ha visto aumentare le uscite, nonostante i buoni propositi, le intenzioni, gli avvisi. 

È capitato infatti che alle promesse di risparmio non succedessero i conti risparmiati. Niente di niente, perché quando si tura una falla, a quanto pare, si apre un altro rubinetto, le cui perdite sono ignote fino a che non arriva il bilancio preventivo e quello consuntivo i soli due momenti riservato al mondo esterno per fare sapere le cose come stanno.

Le pensioni dei dirigenti, dalla Regione all’Assemblea, sono alte, molto alte. I regionali sono meglio trattati degli statali, e le paghe dei dirigenti dell’Assemblea seguono a menadito, qualche volta perfino sopravanzano, quelle del senato grazie al celebre “parametro” che accomuna, in quanto a emolumenti, le due assemblee legislative. 

Stando alle cronache ci sarebbe in corso un “confronto” fra Regione e Assemblea: si rinfacciano i privilegi e gli stipendi. L’amministrazione dell’Ars conta meno di 300 dipendenti, la Regione (che svolge anche competenze altrove affidate allo Stato) ne ha 27 mila. Il reddito dei regionali, con l’eccezione dei dirigenti generali, è di gran lunga più basso rispetto a quello dell’Assemblea, questo non ci piove, ma l’esercito è folto e la spesa è congrua. L’Assemblea gode dell’autodichia, può fare ciò che ritiene meglio per se stessa. Amministrazione “sovrana” come il Parlamento nella sua attività legislativa (nonostante pareri diversi sul tema), e non ha particolari obblighi d’informazione.

Inoltre, ci sono regole diverse. Per esempio gli aumenti di stipendio vengono decisi, come al Senato, in percentuale, e non in valore assoluto, sicché la forbice fra stipendi bassi e medi da una parte, e stipendi alti, si allarga ogni anno in modo “increscioso”. Su questo nemmeno una parola. Inoltre, i provvedimenti regionali sono pubblici, quelli assembleari non lo sono.

Se non si introducono regole di trasparenza idonee, qualunque intenzione, annuncio e buona volontà dovranno essere filtrati attraverso la realtà, e gli annunci di tagli possono rimanere tali senza che alcuno abbia la possibilità di dare uno sguardo ai provvedimenti.

Meglio, molto meglio, sarebbe pertanto introdurre norme di garanzia, come l’obbligo di rendere noti i provvedimenti del consiglio di Presidenza. Tutti quanti, nessuno escluso. Solo in questo modo sarebbe possibile sapere che cosa effettivamente viene deciso. I provvedimenti, infatti, hanno forza di legge e non possono essere oggetto di contestazione o controllo esterno, non hanno parametri contrattuali generali cui riferirsi. Una condizione di privilegio in quanto tale, al di là del merito.
Se non si smantella la muraglia degli arcana imperi, i segreti del Palazzo, sprechi e privilegi, con le buone volontà individuali, resteranno in vita.

La svolta delle buone pratiche, comunque, non riguarda solo il consiglio di Presidenza dell’Ars e il trattamento del personale di vertice, ma anche i gruppi parlamentari, che ricevono contributi di cui non devono rendere conto, al pari dei rimborsi elettorali concessi ai partiti. Avrebbe un impatto favorevole, per esempio, la decisione dei gruppi parlamentari di introdurre l’autocertificazione volontaria dei bilancio.
Se non si cambia, il rullo dei tamburi annuncerà la pioggia.