Salvatore Parlagreco

Don Sciortino, il direttore di Famiglia cristiana, deve accendere i ceri alla Madonna: finora gli è  toccato di subire l’accusa di pornografo. Il suo settimanale è stato “trasfigurato” dal Giornale di Berlusconi in “fanghiglia cristiana”, e i suoi articoli sono stati gratificati con aggettivi variopinti, che vanno dal disgustoso allo sgradevole, per non citare gli insulti più pesanti, affidati alla militanza cattolica interna al Pdl.

Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che ama il manganello parlante, è stato il più lesto ed il più diretto con la bonomia di sempre. Interrogato da Luca Talese del Fatto quotidiano, ha buttato giù alla rinfusa i suoi pensieri più casti sul conto del sacerdote. “Lo stile di vita invernale ed estivo di don Sciortino”, sostiene Gasparri, “e’ tale che difficilmente può impartire lezioni di morale a chicchessia”.

Inutile ricordare che Famiglia Cristiana ha espresso critiche politiche. “Pensavo e so di don Sciortino e dei suoi singolari comportamenti”, ammicca Gasparri rincarando la dose. Ma che cosa gli addebita? Prima di tutto il fatto che non indossa abiti talari quasi mai. Tutto qui? O Gasparri si riferisce “alle serate in cui il direttore di Famiglia Cristiana faceva bisboccia e ad altri episodi di cui sono a conoscenza… È stato visto al bar, in buona compagnia, sempre allegro. Eppoi non ha mai tenuto messa a Marettimo… Don Sciortino si diverte e si rifiuta di dire messa, è stato ripreso anche dalle autorità ecclesiali, basta cercare nell’archivio. Se vive in questo modo non può pretendere di fare la morale a noi, non ha l’autorità per fare una battaglia politica contro di noi”.

Avete capito l’antifona, no?
Chi vuole fare una battaglia politica deve passare una sorta di esame-finestra, deve ottenere una specie di lasciapassare, attraversare la porta stretta che lascia fuori quelli che disturbano il manovratore. Altrimenti c’è il “trattamento Sciortino”, come ha ribattezzato Gasparri il trattamento Boffo.

Qualcuno dovrebbe consigliare a Don Sciortino di non sentirsi indenne e di tutelare se stesso e il suo periodico con bagni di fede, preghiere e – non ci starebbe affatto male – un voto (niente di elettorale, ci riferiamo alla promessa).
Trattandosi di un sant’uomo, disposto a non vedere nel mondo la cattiveria, don Sciortino cammina sulle strade del mondo con passo gioioso e con l’animo sgombro. Perchè mai dovrebbe capitargli qualcosa di brutto? Non e’ già tanto, essere additati come peccatori, pornografi, e di scrivere testi disgustosi?

No, non è già tanto. Dovrebbe voltarsi indietro e guardare a quel che è successo a Dino Boffo, per rimanere in famiglia, con il direttore dell’Avvenire gettato in pasto all’opinione pubblica come un molestatore di donne gelose. Ha ottenuto le scuse dal direttore del giornale berlusconiano, ma e’ stato costretto (dai suoi “confratelli”) a dimettersi per chissà per quale ragione di stato, quindi la punizione per le sue imprudenti critiche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l’ha ricevuta ed è stata dolorosa.

Uscendo dall’alveo cattolico, don Sciortino potrà trovare materiale assai significativo nella collezione del Giornale e di Libero, e – perchè no? – su Panorama. Chi tocca i fili, muore, insomma. E quanti restano in vita, si fanno la croce con la mano manca ancora per lo spavento e la straordinarietà del miracolo ottenuto.

Famiglia Cristiana è il periodico dei Paolini, che assomigliano ai gesuiti senza esserlo, e sono benefattori senza darlo a parere. Il settimanale è in sintonia con le organizzazioni cattoliche che stanno, come si dice oggi, sul territorio, i volontari, i missionari, gli uomini di Chiesa che sanno come stanno le cose, si dannano l’anima (absit iniuria verbis…) per portare un poco di conforto a coloro che hanno bisogno.
 
I Paolini hanno il polso della situazione e sopportano meno degli altri le storture di questo mondo, reagiscono, s’arabbiano e scrivono ciò che hanno da scrivere senza fare calcoli: a chi serve, chi se ne avvantaggia, chi ci resta male, quali danni potrebbe subire il Vaticano e così via. Famiglia Cristiana è diventato nel tempo una voce autorevole nella stampa nazionale sia per il numero di lettori che è riuscito a guadagnare, quanto per il modo spartano, deciso e indipendente con cui affronta gli argomenti dell’attualità. Talvolta non piace a sinistra, spesso non piace a destra.

Ormai ha imparato, a proprie spese, che criticare il governo e, soprattutto, il presidente del Consiglio, obbliga ad un viatico di penitenza, del quale i Paolini – non solo loro – non sentono certo la necessità. Ma hanno imboccato questa strada, sono tenaci, tosti, passionali e forti delle loro conoscenze, difficilmente si faranno irretire da toni minacciosi e insulti. Obbediscono a ordini che vengono da lontano, non s’adattano con facilità ai suggerimenti non richiesti, ed intendono subire unicamente le sventure dei bisognosi.
 
I cattolici del Pdl – da Lupi all’onnipresente Gelmini, Rotondi e gli altri – non hanno avuto misericordia né indulgenza e invece di riflettere sui rimproveri, hanno gettato “fanghiglia cristiana” – per usare l’epiteto del giornale berlusconiano – contro di loro.
 
Don Sciortino non si volta dall’altra parte, non porge l’altra guancia, continua per la sua strada. È  convinto che bisogna perdonare perché non sanno quello che fanno? Impossibile: quelli sanno ciò che fanno e dicono, eccome. Il perdono di don Sciortino potrebbe avere tante motivazioni meno quella che Gesù sulla Croce trovò dall’alto della sua incommensurabile bontà.