Salvatore Parlagreco

(essepì) Facile impartire lezioni di comportamento standosene seduti davanti a un computer. Mettetevi nei panni di chi ha avuto l’onere di fare funzionare la giustizia nel suo Paese in un governo guidato da un presidente del Consiglio che ha un problema al giorno con le toghe.

 

Tremano i polsi, deve trovare momento dopo momento il giusto equilibrio fra le inchieste dei magistrati e gli avvocati del presidente del Consiglio, fra le ragioni dei pm inquirenti e del tribunali giudicanti da una parte e il collegio di difesa del Premier, fra il Consiglio superiore della magistratura e il governo di cui è componente autorevole.

 

E se fosse solo questo, magari, chi ha carattere e competenza, potrebbe perfino sopravvivere con un poco di fortuna trovando la quadra giorno dopo giorno. Se il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi, che è anche padrone di mezza Italia,ha avuto una carriera piuttosto rapida nel mondo dell’imprenditoria, gli piace vivere come meglio è possibile e non tollera che alcuno gli metta il bastone fra le ruote, allora l’impresa è da titani. Una missione impossibile. È come una traversata in solitaria sul mare delle Bermuda: si rischi di essere inghiottiti da una improvvisa tempesta o di sparire senza un perché ed un percome.

 

Il ministro Guardasigilli deve aggiornare continuamente l’agenda delle priorità e decidere dove collocare perfino la salvaguardia del Ministero. Così appare, agli occhi dell’opinione pubblica, come l’avvocato del suo Presidente piuttosto che il garante dell’ordine giudiziario, senza che possa farci niente.

 

La Procura di Trani indaga su una vicenda e dalle intercettazioni apprende che il presidente del Consiglio sollecita a destra e manca la chiusura di trasmissioni televisive. Lo fa con piglio manageriale e con decisioni. I magistrati ritengono che questo configuri un comportamento illegale e decidono di vederci chiaro, perciò – come la legge prescrive – inviano un avviso di garanzia al presidente del Consiglio ed altri personaggi, perché il pm che indaga deve farlo sapere all’indagato.

 

Nel frattempo un sacco di personaggi politici dicono peste e corna dei magistrati che diventano, per bocca del capo del Governo, attori principali di una guerra politica combattuta con il governo. L’accusa, lanciata dal Premier, è netta: non vogliono farlo governare. Gli ispettori arrivano a Trani e il Consiglio superiore della magistratura si riunisce per fare sapere che l’invio degli ispettori a Trani è un tentativo di intimidire i magistrati. Il Ministro Guardasigilli s’arrabbia per la seconda volta. Dopo avere espresso perplessità sull’iniziativa dei magistrati di Trani, esprime forti dubbi sulla decisioni del CSM di occuparsi dell’ispezione di Trani.

 

I toni del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sono molto aspri, addirittura inusitati anche per un uomo politico abituato alle diatribe e alla conflittualità permanente.

 

“L’iniziativa del Csm di aprire una pratica contro un’ispezione disposta in base all’art. 107 della Costituzione, in relazione ai fatti che stanno accadendo a Trani”, sostiene, “e’ quanto di piu’ grave si sia mai visto da parte di questo organismo ed e’ un comportamento inaccettabile che viola la costituzione e vulnera il sistema democratico della divisione dei poteri”.

 

”Anziche’ – continua Alfano – aprire una pratica per controllare perché presso un ufficio giudiziario vi sia stata una gravissima violazione del segreto d’indagine, anziche’ verificare come e perché il presidente del Consiglio, ministri e parlamentari siano stati intercettati e le telefonate anziche’ distrutte siano state messe a disposizione dei giornalisti, anziche’ investigare su come sia possibile che la competenza territoriale di questi fatti sia ancora oggi mantenuta a Trani in palese violazione di legge, anziche’ verificare come sia possibile che un’accusa sortisca contro il Presidente del Consiglio a pochi giorni dalle elezioni, il Csm, travalicando i propri poteri apre una pratica che, all’evidenza, tende a comprimere l’attivita’ degli ispettori".

 

"Tutto cio’ – conclude il Guardasigilli – e’ a dir poco preoccupante e dimostra la volonta’ di certa magistratura di voler evitare che si faccia luce sulle patologie di inchieste che hanno una chiara ed ovvia valenza politica”. “Certa magistratura” è quella che si occupa delle vicende del Presidente del Consiglio a Milano, per via di ben tre processi, a Roma, Firenze, Palermo, Caltanissetta e così via. Giudici amministrativi e giudici che si occupano di civile, di penale, componenti di organi giurisdizionali. Un esercito di “nemici”, dunque, che avrebbe un solo pensiero: rendere la vita impossibile al Presidente del Consiglio.

 

Lo scontro fra organi dello Stato ha raggiunto cime vertiginose. Il Ministro della Giustizia si scaglia contro il CSM, il Presidente del Consiglio sostiene che le aule dei tribunali sono plotoni di esecuzione. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è nell’occhio del ciclone, luogo fisico in cui – secondo i metereologi –ci sarebbe calma piatta. Nutriamo seri dubbi che il Guardasigilli possa godere di un simile privilegio.