(di Matteo Scirè) È possibile intitolare un disegno di legge che consente di sanare le costruzioni realizzate entro 150 metri dalla riva “Recupero e valorizzazione delle coste della Sicilia”?
Ieri la Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea regionale siciliana ha approvato, con 9 voti favorevoli su 14, il ddl presentato da Francesco Musotto e Paolo Ruggirello (Mpa). Il provvedimento prevede che gli edifici realizzati «in epoca successiva al 31 dicembre 1976, senza concessione edilizia o in difformità da questa, possano essere conservati ed ammessi a sanatoria». Adesso il testo deve passare al vaglio del Comitato per la qualità della legislazione e della Commissione bilancio, prima di approdare in Assemblea per l’esame finale.
Nelle intenzioni degli estensori della legge la sanatoria dovrebbe essere funzionale alla realizzazione di un Piano di recupero urbanistico-ambientale e di messa in sicurezza del territorio nelle fasce di rispetto.
In che modo un condono edilizio possa servire a tale nobile scopo lo spiega la legge stessa, individuando i requisiti necessari per ammettere le istanze di sanatoria. Ovvero: nel caso la demolizione dei fabbricati non sia ritenuta utile al raggiungimento delle finalità del Piano; tenendo conto del loro mantenimento in funzione e delle problematiche connesse allo smaltimento degli sfabbricidi prodotti nell’eventualità in cui si dovesse provvedere all’abbattimento; se sia possibile riconvertire tali edifici agli usi e per le attività direttamente connesse alla fruizione del mare a scopi turistici.
Una creatività che farebbe invidia agli estensori dei condoni e delle leggi ad personam varati in questi anni dai vari governi Berlusconi.
Il primo a commentare la notizia è stato il coordinatore regionale del Pdl Giuseppe Castiglione, disposto pure a sfidare qualsiasi tipo di coerenza, vista la vocazione ai condoni del suo partito di appartenenza, pur di attaccare il governo Lombardo e il Pd. I democratici il giorno successivo con un comunicato stampa a firma del Gruppo si sono dichiarati contrari al provvedimento, precisando che il ddl è stato votato durante l’assenza dei suoi quattro componenti in Commissione e denunciando “l’atteggiamento strumentale del centrodestra che, tramite alcuni suoi rappresentanti, di fatto ha permesso di esitare il ddl, per poi prenderne le distanze e sollevare polemiche pretestuose”.
Così tra imboscate e disattenzioni la Sicilia rischia non solo di vedere sfumare qualsiasi speranza di risanamento delle coste, ma addirittura una nuova corsa all’abusivismo che, nel caso in cui il ddl arrivasse in porto, aggraverebbe la devastazione del territorio e premierebbe ancora una volta furbi e disonesti.
