C’era una volta, anzi c’è ancora, la politica dei due forni. Che cosa è lo sanno anche le maestre d’asilo, perché avere due forni è meglio che averne uno solo, come direbbe il musicista Catalano, indimenticabile filosofo di “Quelli della notte”.
I forni della politica sono situati alla destra o alla sinistra di chi deve fare una scelta. Usare il primo forno o il secondo è dettato dal bisogno contingente, dall’interesse, dal maggior guadagno. Se inforno con la destra ottengo, poniamo, due presidenze di Regione, se inforno con la sinistra tre. Ci sono dubbi sulla scelta del forno migliore? No, no ce ne sono. La qualità del forno, la tostatura del pane, il risultato è secondario.
Sin dalla nascita della Repubblica questa consuetudine tipicamente italiana è stata abitata dai partiti di centro, che hanno potuto scegliere il centrosinistra, il centro destra o la coalizione di centro; quadripartito, pentapartito, tripartito, monocolore appoggiato all’esterno dalla sinistra poi dalla destra. Tutte varianti a disposizione dell’azionista di maggioranza, la DC.
Ma anche il PSI ebbe a dispisizione i due forni, quello nazionale, governando con la DC, e quello locale, governando con il Pci. I comunisti? Pareva che non avessero scelta, o Psi o niente, ma in realtà, laddove il Psi stava nel centrosinistra, patteggiavano sottobanco e finivano con l’indebolire le istanze socialiste, permettendo alla DC di disporre del “terzo forno”, quello sottobanco appunto.
Con la seconda Repubblica e l’avvento del bipolarismo, sarebbe dovuto scomparire il forno bis, ma non è proprio andata così. Guardate un po’ quel che sta succedendo proprio in questi giorni. Il Premier, Silvio Berliusconi, non è affatto contento del comportamento di Umberto Bossi, che pure gli fa dichiarazioni d’amore con una continuità preoccupante, perché vuole quello che gli serve e non fa sconti, ed è incazzato con Gianfranco Fini, che non gliene fa passare una che sia una su ogni materia o questione: sta sempre dall’altra parte. Stando così le cose, il Cavaliere inaugura il secondo forno, la sponda Casini, e decide di vedere il leader dell’Udc prima di incontrarsi con Fini e Bossi, com’era previsto. Inoltre fa sapere di volere allacciare un rapporto solido con l’Udc in maniera da neutralizzare le pretese esterne della Lega e quelle interne di Gianfranco Fini.
Umberto Bossi, dal canto suo, attraverso Roberto Calderoli fa sapere di non volere seguire il Premier sulla strada dei salvacondotti giudiziari, con leggi e leggine ad personam, mentre Maroni promette che sulla sicurezza voterebbe insieme con l’opposizione per dare risorse al suo Dicastero. Il forno dell’opposizione serve alla Lega per ottenere le candidature dei governatori del Veneto e del Piemonte. Gianfranco Fini usa ormai dall’inizio della legislatura il forno del centrosinistra, inventariando tutti gli argomenti, le proposte, le iniziative che piacciono all’opposizione.
L’Italia dei Valori si serve dell’opposizione “extraparlamentare”, i partiti di sinistra che stanno fuori dalle Camere, per competere con il Pd e strappargli i consensi. Naturalmente i maestri del doppio forno stanno al centro, il luogo privilegiato alla navigazione panoramica. Se fossero fotografi i centristi adopererebbero un solo obiettivo, l’occhio di pesce, che accoglie le immagini di destra e di sinistra insieme. Se fossero capi di una chiesa, sarebbero ecumenisti fino allo spasimo, ma siccome fano politica, scelgono di andare da soli e di fare accordi di volta in volta, perché non vogliono rinunciare alla loro identità. Una questione di principio, che gli fa onore, ma fa anche guadagnare poltrone a destra e a sinistra.
Il PD, a sua volta, dispone del forno IDV e quello UDC, di fatto il suo segretario appena eletto ha scelto di vedere Di Pietro e Casini senza soluzione di continuità, perché l’obiettivo è quello di battere il centrodestra e mandare a casa Berlusconi, sicché bisogna mettere in campo alleanze vincenti e forni sempre pronti per l’uso. Ognuno, insomma, ha una sponda alternativa cui approdare appena riceve un torto o ha bisogno di inviare “messaggi” intimidatori o, addirittura ricattatori. Il doppio forno, beninteso, non è in assoluto un’aberrazione, una mascalzonata in servizio permanente effettivo; può perfino servire per sbloccare l’attività parlamentare e regalare un’alternativa nelle situazioni difficili, a patto però che non costituisca un furbo posizionamento inteso ad ottenere il massimo con il minimo sforzo.
Perfino all’interno dello stesso partito, il Pdl, le aree politiche usano il doppio forno. Il Ministro dell’Economia, Tremonti, usa Bossi per mitigare l’invadenza del Cavaliere, e Bossi usa lui per ottenere più spazio nel cemtrodestra. I due forni, contrariamente a quanto ritiene il Cavaliere, avvantaggiano i partiti che hanno meno consensi e possono utilizzare l’alternanza senza farsi grandi scrupoli. Sarà interessante sapere come finirà fra Casini e Berlusconi. Quest’ultimo è un neofita del doppio forno, ma è un gran filone; una volta tenuto a bada il suo “fraterno” amico Umberto, è facile torni a pretendere dall’Udc una scelta di campo: o con noi o contro di noi, finora respinta sdegnosamente da Pierferdinando Casini. Ora deve battere la concorrenza di Bersani che al “forno” Udc ci crede, eccome, al pari di Massimo D’Alema. Una partita multipla, ad armi pari. Pardon, a forni pari.
