(essepì) Fanno di tutto per scongiurare il fantasma di Tangentopoli che incombe sui Palazzi del potere. Scongiuri, ed esorcismi. Sarebbe come resuscitare un morto, dicono. Ma il fantasma non ha bisogno di essere resuscitato, basta evocarlo, non si fa pregare: s’insinua nei corridoi, entra nei pensieri, suscita timori vecchi incubi. I fatti si sono messi in fila per assecondarlo.
Tangentopoli cominciò con l’amministratore di un ente pubblico colto con le mani nel sacco mentre intascava la tangente e fu bollato come un mariuolo; il presidente della Commissione urbanistica del Comune di Milano, qualche settimana fa è stato preso con le mani nel sacco mentre intascava una tangente. Manette per il mariuolo diciotto anni fa e manette per il mariuolo la settimana scorsa.
Non fu che il prologo. L’inchiesta della Procura di Milano in pochi giorni si allargò a dismisura lambendo le più alte cariche dello Stato. Nei giorni scorsi la Procura di Firenze ha mandato i galera quattro pezzi grossi, inviato avvisi di garanzia a decine di personaggi importanti, tra gli altri, all’uomo pubblico più noto d’Italia, dopo Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso, sostenendo che la Protezione civile, per la quale gli italiani gonfiavano d’orgoglio il petto, è frequentata da una banda di mascalzoni che distribuiscono privilegi, soldi e prebende. L’uomo-simbolo del governo Berlusconi è sospettato di avere ricevuto prestazioni sessuali in cambio di favori, come altri pezzi grossi del dipartimento, e che a capo di questa banda ci sarebbe il capo del provveditorato alle opere pubbliche, Angelo Balducci.
Non è finita. Le intercettazioni raccontano di conversazioni che hanno per protagonisti parenti ed amici di potenti capi del partito di maggioranza. Sesso, soldi e malaffare. Una inchiesta di circa ventimila pagine, venti volumi, condotta con la precisione di un farmacista dai carabinieri del Ros e dai pm fiorentini. Documenti sconvolgenti per la loro chiarezza e compiutezza, corredati da registrazioni, immagini, sequenze video. Due anni di lavoro circa, durante i quali, un esercito di personaggi sono stati ascoltati, spiati, pedinati, fotografati, permettendo ai magistrati di raggiungere il ragionevole sospetto che si trovassero davanti a uno scandalo di proporzioni clamorose.
La reazioni del governo e della politica hanno ricordato quelle al tempo di Tangentopoli. Il presidente del Consiglio, Berlusconi, tuttavia, ha inveito nei confronti dei magistrati (“dovrebbero vergognarsi”), per i sospetti a carico del sottosegretario Bertolaso e la sua Protezione civile. Le stesse reazioni indignate, ma non così virulente, si ebbero all’inizio degli anni Novanta. Ma cambia poco. E’ impressionante la somiglianza dei fatti fra allora ed oggi. Un deja vu inoppugnabile, compresa la convinzione dell’impunità. L’arroganza, la sfida alla magistratura, l’orchestra del Titanic che suona mentre la nave affonda. O meglio, l’Italia frana, con le sue montagne, sotto gli occhi delle telecamere. E’ come se l’orologio della storia fosse impazzito, tornando indietro di forza.
Ciò che travolse la prima Repubblica minaccia di travolgere la seconda? Lo escludono in tanti, ma sono tutti politici e uomini di governo. E il bisogno di circoscrivere, minimizzare, è comprensibile. “Il sistema di corruzione non coinvolge solo il vertice”, precisano i magistrati nella loro inchiesta, “ma larga parte del dipartimento ministeriale”. E non solo, giorno dopo giorno dalle intercettazioni emergono particolari, conversazioni, indizi che allargano a dismisura l’inchiesta, che lambisce uomini di governo, leader politici, funzionari dello Stato.
Ma questa montagna di carte, immagini, intercettazioni telefoniche non convince affatto il presidente del Consiglio, per il quale sarebbe in atto “una offensiva della magistratura e del centrosinistra per dare l’impressione che c’è un sistema funziona con le bustarelle”. Si tratterebbe dunque di casi di corruzione spicciola “piccole volpi colte a rubare nel pollaio”. Mariuoli come diciotto anni or sono?
La realtà che l’inchiesta fa emergere sembra mostrare ben altro. Le indagini incrociate scoprono un sistema inquinato e abitato da uomini cinici, spregiudicati, ben organizzati, che davano l’assalto alla diligenza ogni volta che l’emergenza lo permetteva grazie all’assenza di controlli ed alle procedure eccezionali. La Procura di Firenze avrebbe scoperto il bubbone, circoscrivendolo, denunciandone la pericolosità, permettendo un’operazione di pulizia in grado di risanare il Paese? Magari fosse così.
La Corte dei Conti ha fatto una radiografia impietosa sul sistema di corruzione italiano. Cifre e fatti inequivocabili, che giunti nelle redazioni dei media alla vigilia degli arresti per la Maddalena, erano stati accolti come fosse ordinaria amministrazione e che, però, esploso lo scandalo, sono arrivati nelle prime pagine: 69 milioni di euro sono il bottino delle tangenti in un solo anno, le denunce arrivate alle polizie per corruzione sono aumentate del 229 per cento, i casi di concussione hanno subito un incremento del 153 per cento. Nel 2009 sono state presentate 1714 denunce per abuso d’ufficio. Emerge dagli accertamenti della Corte dei Conti nel 2007 “un quadro di corruzione ampiamente diffuso”.
Il procuratore generale della magistratura contabile, Furio Pasqualucci, sostiene che “profili di patologie” sono evidenti “nel settore dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, nonché nella materia sanitaria”.
“L’accertamento del pagamento di tangenti è correlato ad artifici di irregolarità connesse a fattispecie della più diversa natura quali la dolosa alterazione di procedure contrattuali, i trattamenti preferenziali, la illecita aggiudicazione, la irregolare esecuzione o l’intenzionale alterazione della regolare esecuzione di appalti di opere, forniture e servizi”.
Su un totale di 1.905 sentenze di condanna emesse in primo grado nel 2007 dalle sezioni regionali della Corte dei Conti per un totale di oltre 92 milioni di euro, una buona parte (l’11,4%) ha riguardato danni causati da corruzione, tangenti e concussione. Il caso più eclatante è stata la condanna da 2,4 milioni di euro per i danni materiali e morali all’Enipower spa. L’illecito pagamento di prezzi superiori al dovuto – aggiunge il pg – viene realizzato anche attraverso “fittizie sovrafatturazioni di lavori pubblici, false attestazioni sull’accelerazione dei lavori con conseguente erogazione di premi non dovuti e fatturazione di opere in tutto o in parte ineseguite”.
A questi danni, se ne aggiungono altri causati “dal disinteresse, dall’inerzia e da comportamenti omissivi” da parte di chi, invece, è preposto alle procedure di appalto di opere o all’acquisizione di servizi e forniture che si sono tramutati in altrettanti atti di citazione in giudizio Pasqualucci cita, come esempio, i casi di “indebita protrazione di procedure di espropriazione per la realizzazione di opere pubbliche, di ingiustificata inerzia nell’emanazione di atti nell’ambito del procedimento di appalto di tali opere, con conseguente danno per la nomina di commissario ad acta, di mancata realizzazione di progetti di monitoraggio in importanti come quello delle acque”.
Il presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, denuncia dal canto suo “la dolosa alterazione di procedure contrattuali, i trattamenti preferenziali nel settore degli appalti d’opera, la collusione con le ditte fornitrici, la illecita aggiudicazione, la irregolare esecuzione o l’intenzionale alterazione della regolare esecuzione di appalti di opere, forniture e servizi”.
