Salvatore Parlagreco

La risposta a Gianfranco Fini, che si rifiuta di firmare il provvedimento sulla prescrizione breve dei processi che salva il Capo del Governo dalle sentenze, è arrivata da uno degli uomini che stanno più vicini al Premier, il deputato del Pdl Giorgio Straquadanio.

 

”C’è qualcosa che non ci quadra nelle continue e puntute prese di posizione di Gianfranco Fini sul Pdl, sul governo, sulla maggioranza e sulla sua politica”, scrive nell’editoriale pubblicato oggi dal quotidiano online del Pdl ‘Il Predellino’. Per Stracquadanio ”non ci quadra perché, se ‘il Presidente della Camera come tale non firma nulla’, partecipi ai vertici politici di maggioranza assieme al presidente del Pdl e capo del governo e al leader del partito alleato, la Lega Nord: decide ma non firma?”. Plauso e considerazione verso Pierdferdinando Casini.

 

Sembra essere tornati a dieci ani si discettava sul possibile delfinato fra i due, dipingendoli come concorrenti intenti a giocarsi l’eredità di Berlusconi. È bastato che Casini vedesse il Premier, che rispuntasse la stessa atmosfera. Il leader dell’Udc, invero, avrebbe concesso via libera alla riforma della giustizia ma ha precisato che non avrebbe avallato provvedimenti che avessero come fine il salvataggio del Premier.

 

Questo è ciò che si è saputo fuori dalle stanze dell’incontro. Devono essersi detto qualcos’altro, tuttavia, se Bruno Tabacci, uno dei personaggi di prestigio dell’Udc, ha preso carta e penna e ha scritto a Casini, annunciandogli l’intenzione di lasciare il partito e il gruppo parlamentare per iscriversi al gruppo misto e dare vita con Pezzotta e gli altri al Grande Centro “lontano dalla corte di Arcore”. Il compiacimento di Stracquadanio sembrerebbe dare ragione a Tabacci. ”Pierferdinando Casini, che pure oggi guida un partito all’opposizione, sul Lodo Alfano si è astenuto ed oggi guarda con favore a leggi che possano sortire un analogo effetto”, osserva infatti il deputato Pdl “perché è ben consapevole della situazione e, pur avendo in mente una prospettiva politica molto diversa da quella incarnata da Silvio Berlusconi, riconosce le priorità. E oggi la priorità –spiega il deputato Pdl- non è un salvacondotto giudiziario per Silvio Berlusconi, ma la difesa dell’unica ‘monarchia’ che noi riconosciamo, quella del popolo, da troppo tempo apertamente contestata dall’esondazione anticostituzionale della casta giudiziaria”.

 

”Se Gianfranco Fini -dice ancora l’ideatore del ‘Predellino.it’- non ha contezza dello stato delle cose e non intende fidarsi delle parole di chi lo ha eletto proprio presidente con convinzione e fiducia, si fidi almeno di quello che ha scritto un suo predecessore. Per questo -conclude Stracquadanio- gli regalerò una copia dell’ultimo libro di Luciano Violante titolato, significativamente, Magistrati”. Fini non può aspettarsi che si spellino le mani dalle parti di Arcore, visto che il suo “signorsì” non è pronto e manifesto e che, invece, il suo collega al vertice del Senato, Renato Schifani, non perde occasione per ricordare che i problemi della giustizia costituiscono un’emergenza e devono avere il sopravvento su ogni altra questione.

 

L’emergenza della prescrizione breve, dunque, dovrebbe stare in cima ai pensieri della maggioranza e chiunque la pensi diversamente – Fini è fra questi – deve avere qualcosa che non quadra, come ha osservato Stracquadanio. Al Presidente della Camera ora non resta che leggere ciò che sui suoi distinguo scrive Vittorio Feltri sul Giornale di Berlusconi, per avere contezza di ciò che deve aspettarsi.