Alessio Ferlazzo

(Ignazio Coppola) Qualche giorno addietro Giorgio Napolitano in occasione delle prossime celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia rivolgeva un accorato appello al mondo politico affinché si liberi da “meschine faziosità e si schieri compatto contro quei detrattori dell’Unità d’Italia che, con “giudizi sommari” e “pregiudizi volgari”, mettono a rischio un valore fondamentale della nostra costituzione quale è appunto  l’unità del paese. Nel farlo, il capo dello stato individuava, nel divario nord-sud, la sfida da vincere per superare definitivamente insostenibili prospettive separatiste.

 

Il  Presidente faceva, per questo, appello,ad un autentico scatto di consapevolezza delle forze politiche responsabili per combattere una pericolosa deriva separatista e per guardare con più fiducia al futuro della nazione. Un appello di Napolitano , in occasione di queste prossime celebrazioni , contestuale a quello rivolto, qualche mese addietro, in un documento sottoscritto da 84 tra storici,docenti ed intellettuali con Renda, Giarrizzo  e  Galasso in testa, al presidente Raffaele Lombardo sul tema:”Rilanciamo l’Unità d’Italia”, sollecitandolo a promuovere, in occasione dell’anniversario, manifestazioni ed iniziative di studio, per dibattere ,senza infingimenti e dietrologismi ,così come è avvenuto sinora da parte delle storiografia ufficiale ,di quegli avvenimenti che 150 anni fa portarono all’Unità del paese. Le celebrazioni sollecitate da più parti,per questo,credo siano una irripetibile occasione per aprire all’uopo, un dibattito con manifestazioni e iniziative di studio senza pregiudizi e riserve mentali e al di fuori dei “giudizi sommari” e dei” pregiudizi volgari” citati da Napoletano nel suo appello.

 

Sarebbe  rendere, se pur tardivamente, un buon servizio a verità storiche mai raccontate e alla stessa,nel corso di questi 150 anni ,mal digerita e mai metabolizzata Unità del nostro paese. Per sfatare, in buona sostanza,una volta per tutte quella” storia feticistica”come opportunamente la definì Anonio Gramsci nel suo saggio sul risorgimento secondo cui, negli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia, divennero protagonisti della storia personaggi astratti e mitologici. Credo pertanto,senza voler dissacrare l’unità del paese,che è un bene e un patrimonio imprescindibile, nel quale tutti ci riconosciamo, che sia tempo di fare giustizia di luoghi comuni e di rivisitare la storia e gli avvenimenti di quei tempi,senza frantumare lapidi, sottoscrivere documenti pro e contro o strumentalizzare a fini politici personaggi e fatti storici.

 

La storia quella vera,non ha colore politico, non è di destra o di sinistra,non è quella,come spesso avviene , abusando della credulità popolare,scritta dai vincitori o peggio ancora quella che ci è toccata studiare sui libri di scuola dove ad arte si esaltavano determinati  avvenimenti come la leggendaria “impresa dei Mille”,che a ben vedere tanta leggendaria non fu, ignorandone altri come la grande rivolta popolare palermitana del settembre del 1866, cosiddetta del”sette e mezzo”(durò infatti sette giorni e mezzo) e riducendo poi a ben poca cosa la rivolta dei”fasci siciliani” che fu una significativa presa di coscienza delle masse popolari siciliane del disagio sociale ed economico cui li aveva precipitati un frettoloso e mal digerito, dai siciliani,processo unitario,che portò nella prima fase del regno d’Italia ed una imposta,forzata e violenta”piemontesizzazione”nei confronti delle popolazioni meridionali piuttosto che all’unità del paese. Una piemontesizzazione che si tradusse in eccidi e repressioni nei confronti delle popolazioni meridionali tanto che, a proposito di questi criminali comportamenti del nuovo stato italiano nei confronti delle genti del sud , ancora Gramsci nel 1920 così ebbe a scrivere su “Ordine Nuovo”: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole squartando,fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri,che scrittori salariati tentarono di infamare col nome di briganti”.

 

 

Ripercorrere la storia e ribadire, a differenza da quanto propinatoci dalle iconografie risorgimentali ,che il processo unitario,nel corso degli anni si è realizzato sulla pelle delle popolazioni meridionali,che Garibaldi non fosse tanto un eroe più di quanto lo si è s dipinto sinora,che  la spedizione dei mille fu una grande mistificazione storica ,che Vittorio EmanueleII° non fu affatto il re galantuomo riportato enfaticamente sui libri di storia e che i piemontesi non furono per niente i liberatori,ma bensì, senza pietà conquistatori e  protagonisti di eccidi e sopraffazioni nei confronti delle genti e le popolazioni del sud,significa rendere,in contrasto ad una diffusa cultura storica negazionista,con un atto di verità, giustizia alle popolazioni meridionali e alla Sicilia che, al processo unitario, hanno sempre dato il loro peculiare contributo.Come non dimenticare, che per fare grande questo paese,subito dopo l’Unità centinaia di migliaia di meridionali furono costretti ad emigrare nei più svariati paesi del mondo e con le loro rimesse implementare la ricchezza della nuova Italia. Come non dimenticare il contributo di sangue di centinaia di migliaia di caduti dato, in maggior misura,dalle popolazioni meridionali nella prima grande guerra.

 

Come non dimenticare i Siciliani e i meridionali che negli anni cinquanta,partendo dai loro paesi,con le loro misere valigie di cartone avvolte nei lacci, contribuirono con il loro sudore e la loro fatica,nelle fabbriche del nord, alla rinascita e al boom economico del nostro paese dopo il disastro della seconda guerra mondiale. E questa gente,che più di ogni altra ha creduto con enormi sacrifici all’Unità del nostro paese e le future generazioni,sono in credito di una verità storica mai raccontata e che una storiografia ufficiale negazionista e di maniera ha travisato ad”usum Delphini”.

 

Siamo ancora in tempo, e le celebrazioni per la ricorrenza del 150° anniversario dell’unità sono una irripetibile occasione,per riparare ai guasti di storiografie compiacenti e ridare dignità alla memoria storica delle popolazioni meridionali e della Sicilia che da sempre hanno pagato un pesante pedaggio all’Unità del nostro paese. Rivisitare la storia senza”meschine faziosità” e “pregiudizi volgari”, ma con   amore di verità e serenità di giudizio,così come auspicato da Napoletano,anche così si può concretamente dare un reale contributo al “rilancio dell’Unità d’Italia” e guardare con più fiducia al futuro della nazione.