Aleggia ancora molta incertezza sulla sorte delle province, ancora di più su quelle che concludono il mandato l’anno prossimo. Sono sette quelle che dovranno essere rinnovate nel 2012 – Ancona, Belluno, Como, Genova, La Spezia, Ragusa e Vicenza – ma le norme contenute nella manovra del governo prevedono che siano commissariate ed accompagnate così alla riforma (dieci consiglieri e presidenti, non elettivi, niente giunta).
Di converso, ed è davvero singolare, 15 province, rinnovate nel corso dell’anno, nel mese di maggio, potranno sopravvivere alla scure perché potranno completare il mandato nel 2016 (Reggio Calabria, Trieste, Pavia, Campobasso, Ravenna ecc).
Nel gruppo delle sette, più sfortunate, non è stata inserita la provincia di Caltanissetta, perché la scadenza del mandato è lontana. In realtà, consiglio e presidenti dovrebbero essere rinnovati perché il Presidente, Federico, si è dimesso. E’ deputato regionale ed ha dovuto optare fra i due incarichi, sicché – contrariamente a quanto ha scelto il sindaco di Catania, Stancanelli, rimasto alla testa della sua amministrazione, Federico ha deciso di restare parlamentare regionale.
In Sicilia, dunque, accanto alla provincia di Ragusa, ci sarà la provincia di Caltanissetta da commissariare, secondo le regole scelte dal governo nazionale. Ma non dovrebbe essere così, perché la Sicilia ha uno Statuto speciale e le province sono “regionali”. Sugli enti locali la Regione siciliana ha competenza esclusiva. Quindi, il governo regionale potrebbe decidere in modo diverso da Roma.
Sono stati depositati due disegni di legge sull’abolizione delle province all’Assemblea regionale siciliana, potrebbe accadere che il parlamento regionale legiferi in materia, ma se ciò non dovesse avvenire, l’esecutivo regionale dovrebbe decidere il da farsi. Le ipotesi sono tre: commissariamento, prolungamento del mandato, rinnovo con elezione del Presidente e del consiglio.
Va ricordato però ciò che Giuseppe Castiglione ha sostenuto alcuni mesi or sono quando venne annunciata dal governatore la presentazione di un disegno di legge sull’abolizione delle province in Sicilia e la loro sostituzione con i consorzi dei comuni. Castiglione ritenne che la Sicilia non avesse il potere di determinare la cancellazione delle province, che sono organi previsti dalla costituzione, e quindi “eliminabili” con una legge costituzionale.
In definitiva, il commissariamento appare la scelta più probabile sia per Ragusa quanto per Caltanissetta.
