Salvatore Parlagreco

Che cosa hanno in comune Giorgio Ruffolo, una delle teste pensanti della prima repubblica, meridionalista, socialista, sopravvissuto a quella scuola di meridionalisti militanti che tradussero le lezioni di Pasquale Saraceno, Salvemini, Dorso in un progetto di intervento straordinario nel Mezzogiorno, e Raffaele Lombardo, una gavetta nella DC, cattolico, sturziano, leader di un partito autonomista?

Niente, si sarebbe tentati di rispondere. E invece non è affatto così. Ruffolo e Lombardo hanno riflettuto sullo stato federale del Mezzogiorno, una provocazione che a Palermo – durante un dibattito dedicato al saggio storico di Ruffolo – è diventata progetto plitico meritevole di considerazione. “Sarebbe l’ideale per fare un passo avanti”, ha detto Lombardo. “Piuttosto che un Belgio grasso al Nord ed un Sud abbandonato alle razie e alle mafie, alla disintegrazione del suo tessuto sociale, così come sekmbra prefigurare la realtà, la via maestra è il federalismodi Cattaneo, Salvemini e Dorso: grandi aree, federate in uno Stato unitario, fondato su un grande patto fra Nord e Sud”.

“E’ importante che sia partita dalla Sicilia un esperimento nuovo, pieno di coraggio e buone intuizioni. L’esperimento che state portando avanti in Sicilia, ha detto Ruffolo è importante e coraggioso”.

E’ utopistico lavorare per la costruzione di uno Stato federale del Mezzogiorno? “La storia è una successione di utopie realizzate”, avverte Ruffolo, trasformando la sua provocazione in una proposta. Che Lombardo raccoglie e analizza.

 

Preoccuparsi delle tendenze secissionistiche e separatistiche, riflette il governatore, non ha senso, la separazione fra Nord e Sud di fatto esiste. Non c’è una disintegrazione territoriale, ma c’è una disunità sociale, economica, morale. Paradossalmente bisogna ripartire dal federalismo unitario per rimettere insieme il Paese.

Lombardo non è affatto contento di come vanno ele cose a Roma. E ricorda alcuni episodi recenti, che provano la persistenza di un centralismo forte e temibile. Lo Statuto siciliano, parte integrante della Costituzione, non viene applicato, tanto è vero che il Presidente non viene mai invitato a partecipare alle riunioni del Consiglio dei Ministri, nonostante ne abbia diritto. Ibn più, le prerogative dell’autonomia vengono ignorate e si impugnano davanti alla Corte provvedimenti costituzionalmente corretti. In questo contesto la vicenda dei fondi per le aree sottoisivluppate è emblematica, ricorda Lombardo. Il decreto che assegna alla Sicilia le risorse non è stato ancora firmato. “Ci hanno detto che verà firmato dopo le elezioni. Stiamo andando avanti dunque a nostro rischio”. Perché tante resistenze? L’Europa, che dovrebbe imporre ai governi nazionali, la corretta applicazione delle regole, è debole. Ed è debole per la ragione che i governio nazionali sono forti. Le regioni, che potrebbero fare l’Europa, sono schiacciate dal peso segli stati. I Fas, dunque, sono una testimonianza concreta di un centralismo che consolida, invece che superare, la separazione fra Nord e Sud, sbarrando la strada alle politiche di coesione decise a livello europeo.

La Banca del Sud? Si è chiesto Lombardo. Non so proprio che cose sarà, mi auguro che l’impresa meridionale abbia finalmente accesso al credito agevolato. Ma Lombardo non si fa illusioni. Non crede affatto che gli aiuti arriveranno da alcuna parte. “Non ci aspettiamo niente da nessuno, nessuno verrà a salvarci, dobbiamno far conto su noi stessi, questa è la grande scommessa. La potremo onorare se facciamo la nostra parte. Come? Combattendo gli sprechi, le clientele. Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale, ci sono le condizioni per un nuovo Vespro”.

 

Che significa? Il governatore lo precisa senza peli sulla lingua.

 “Tento di cacciare via i garanti di un sistema di sprechi e clientele che ha massacrato la nostra terra. Cacceremo i responsabili sia che stiano dentro il mio partito che fuori. Non tradisco gli amici, ma chi non sta dentro questa prospettiva”

 

Lombardo vuole continuare a sparigliare, non solo in Sicilia. Lo Stato federale del Mezzogiorno proposto da Ruffolo sembrano offfrire buoni motivi per sospettare che le barriere politiche possano cadere e che il progetto del federalismo unitario si trasformi in una opportunità.