Salvatore Parlagreco

Silenzio, assoluto silenzio. Il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini,  influente braccio destro del Presidente del Consiglio, ha annunciato chiaro e tondo che quanti formano gruppi autonomi nelle aule del Parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali sono automaticamente fuori dal partito, giudicando di fatto “fuori” sia i finiani sia i promotori del Pdl Sicilia, e non succede niente.

 

 

Gianfranco Micciché, il capo dei ribelli, ispiratore e promotore della scissione siciliana, sembra non dare alcun peso alla cosa. Nel suo blog detta al Presidente della Regione la sua agenda parlamentare e politica: andare in aula chiedendo, sostanzialmente la fiducia, su due questioni  importanti, la semplificazione burocratica e la lotta allo spreco. Chi ci sta, ci sta, suggerisce Micciché, guardando soprattutto alla vecchia maggioranza, il Pdl e l’Udc. Un percorso che indica il ritorno a casa.

 

Invece che “obbedisco”, insomma, Micciché cerca di creare un contesto – mediatico più che reale – che lo vedrebbe al centro dell’ennesima svolta parlamentare della legislatura siciliana.

 

Con la spada di Damocle di Verdini sulla testa, l’iniziativa costituisce una prova d’audacia.

 

A differenza dei finiani, che dell’annuncio di Verdini possono infischiarsene, perché le cose sono andate per loro in modo diverso, i deputati regionali, i consiglieri provinciali e comunali del Pdl Sicilia sarebbero già automaticamente “fuori”. Basterà formalizzare  l’automatismo, ad essere pignoli.

 

Coloro che hanno messo in piedi i gruppi parlamentari del Fli alla Camera ed al Senato hanno automaticamente preso atto dell’incompatibilità del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, con il partito che ha contribuito a fondare insieme a Berlusconi. Incompatibilità spiegata dalla diversità manifestata da quanti si riconoscevano, nel pensiero e nell’azione, con l’ex leader di AN.

 

In definitiva, ciò che per Miccichè costituisce una jattura, per Fini e i vari Briguglio, Granata, costituisce una scelta maturata giorno dopo giorno su posizioni politiche concrete di volta in volta. Se Miccichè avesse seguito lo stesso percorso non si troverebbe certo fra l’incudine e il martello, invece ha preteso l’impossibile, di rappresentare il dissenso nei confronti del Pdl di Berlusconi, e il massimo consenso nei confronti della sua leadership. Alla fine i nodi sono arrivati al pettine e il suo tentativo di “incaprettare” Raffaele Lombardo in una logica estemporanea, suggerendo di navigare a vista senza porsi altri obiettivi (politici, elettorali ecc).

Miccichè indica a Lombardo l’unica via di uscita che gli rimane, la via che  riporta il governatore nell’alveo della vecchia maggioranza e rende possibile il suo ritorno soft a casa.

 

Lombardo ha fatto altro da alcuni giorni a questa parte, impegnandosi a costruire un’alleanza politica e programmatica che sia impegnata a sostenere anche il confronto elettorale nella convinzione che questo impegno migliori la sua stabilità e la governabilità. Non può permettersi, infatti, un esecutivo costruito su una maggioranza precaria che gli tira la giacca da una parte e dall’altra e magari interessata a competere con il suo Mpa e la sua leadership alle urne.

 

A questo punto, dunque, Lombardo deve guardare altrove, dopo avere ringraziato il compagni di viaggio, definendo il quadro politico che gli permetta di raggiungere l’obiettivo. Per come si sono messe le cose, non può che guardare al centro, ai finiani, ed ai democratici.

 

Nel frattempo le componenti che hanno dato vita al Pdl Sicilia dovranno necessariamente “scomporsi”: i finiani, l’area vicina a Dore Misuraca, e i seguaci di Gianfranco Miccichè, sapendo che mantenere il gruppo autonomo significa uscire dal Pdl, così come annunciato da Verdini, ed il ritorno a casa un’accoglienza, a dir poco, assai tiepida e densa di pericoli. L’impressione è che nel Pdl lealista, passata l’enfasi “mediatica” del ritorno, il figliol prodigo abbia un atterraggio morbido grazie a Berlusconi, mentre ai “correi” venga servita la cicuta (con qualche eccezione, Cimino e Bufardeci), quando verrà il momento.