Rimane in stand-by il piano casa all’Assemblea regionale siciliana, e bisognerà aspettare un altro giorno di tempo prima della discussione in aula del disegno di legge. L’accordo tra governo, Pdl Sicilia e Pd è arrivato a Sala d’Ercole sotto forma di maxi-emendamento, accompagnato da altri quindici subemendamenti che modificano il testo approvato in commissione, e l’assessore ai Lavori Pubblici Luigi Gentile ha chiesto ai gruppi parlamentari di ritirare i propri emendamenti. A questo punto il presidente dell’Ars Francesco Cascio ha aggiornato la seduta a domani pomeriggio.
In aula si profila però una battaglia. Raccapezzarsi non sempre è semplice. L’Udc pare intenzionato a mettere da parte alcuni suoi emendamenti, soprattutto quello che prevede la sanatoria dei capannoni industriali, ma lo Scudocrociato farà le barricate su molti dei punti del ddl. La linea l’hanno dettata oggi il segretario regionale Saverio Romano e il capogruppo all’Ars Rudy Maira, che hanno stigmatizzato l’accordo notturno che ha partorito l’emendamento del governo.
C’è poi l’incognita Partito democratico. Nonostante l’intesa raggiunta con Lombardo, il Pd ha presentato a sua volta alcuni subemendamenti alla proposta di modifica della giunta. E l’ala lealista del Pdl non starà certo a guardare. Entro domani dovrebbe arrivare una pioggia di subemendamenti a firma del Popolo della Libertà, che si aggiungeranno ai duecento già presentati. "Potevo forse aspettarmi un maxi emendamento – dice il presidente della commisssione Territorio e Ambiente il deputato lealista Fabio Mancuso – non questa ridda di sub emendamenti presentati qualche minuto primo della discussione. Il comportamento del governo non è dei migliori". "A che serve fare vertici notturni quando la mattina gli stessi deputati della maggioranza presentano sub emendamenti al testo concordato con il governo? Questa è una compagine che fa acqua da tutte le parti e vive sotto il continuo ricatto del Pd", osserva Salvino Caputo. "E’ chiaro che sui grandi temi questa maggioranza è come Penelope, si lavora di notte e si disfa di giorno – ha aggiunto Salvino Caputo - con l’aggravante che il veto del Pd ha determinato il mancato inserimento nel ddl dell’emendamento di proroga in favore delle cooperative edilizie".
Il maxi emendamento del governo riscrive in parte una legge la cui gestazione è stata tormentata. L’accordo tra la maggioranza che sostiene il Lombardo-ter e il Pd prevede l’ampliamento, la ristrutturazione, la demolizione e e la ricostruzione di edifici adibiti ad uso diverso dall’abitazione. Per gli edifici di destinazione d’uso non residenziali, saranno consentiti interventi di ampliamento fino al 15% della superficie coperta e comunque per una superficie non superiore a 400 metri quadrati. La quota sale al 25% per interventi di ristrutturazione, demolizione e ricostruzione. Limiti che possono essere incrementati del 10% qualora vengano introdotti sistemi che utilizzano fonti di energie rinnovabili che consentano l’autonomia energetica degli edifici. Esclusi dalla legge gli edifici a carattere turistico-recettivo e commerciali. Gli interventi riguardano infatti solo quelli che ricadono nelle aree D dei piani regolatori e in quelle di sviluppo industriale, le cosiddette Asi. Gli interventi sono ammessi in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici comunali, vigenti o adottati purché nel rispetto delle distanze minime stabilite dalle norme antisismiche. Un’altra novità riguarda il fatto che gli interventi non sono subordinati al rilascio della concessione edilizia. Basterà presentare la Dia, la denuncia di inizio attività. Richiesta, questa, arrivata da parte dei sindacati e delle associazioni di categoria, e accolta dal governo.
Novità anche sulla demolizione e ricostruzione di edifici ricadenti in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità. Gli interventi di ampliamento vanno in deroga agli strumenti urbanistici. I comuni potranno individuare gli edifici esistenti in aree sottoposte a vincoli di inedificabilità assoluta e consentire, previa la loro demolizione, la riedificazione e la eventuale modifca di destinazione d’uso con un incremento non superiore al 25% della volumetria, limite che passa al 35% nei casi di bioedilizia. Per questi immobili è anche possibile cambiare la originaria destinazione d’uso. Affinché gli edifici costruiti nelle aree vincolate possano usufruire dei benefici della legge, devono risultare costruiti prima dell’apposizione dei vincoli. Il patrimonio edilizio che può godere delle agevolazioni della legge è quello esistente al 31 dicembre 2009 e non più al 31 dicembre 2008 come previsto nel ddl passato in commissione.
La conferenza dei capigruppo, cui hanno partecipato anche gli assessori Gentile e quello al Bilancio Michele Cimino, ha intanto stabilito che dal 1 marzo sarà portato all’esame dell’aula il piano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti proposto dal governo regionale. Solo per la parte normativa, però. La parte che riguarda la copertura della spesa sarà infatti inserita all’interno della legge Finanziaria, attualmente all’esame della commissione Bilancio.
