Nella rosa dei papabili al ministero di via Arenula entra Enrico La Loggia. E’ stato ministro per gli Affari regionali e capogruppo parlamentare del Pdl, ha un bel cognome e non fa male a nessuno. In piu’ e’ siciliano, cosi’ viene mantenuta una continuita’ culturale sulla poltrona piu’ difficile, dopo l’economia, del governo. Sono stati fatti finora tanti nomi illustri: da Maurizio Lupi alla Bernini, Roberto Castelli ed altri, di cui non si e’ saputo nulla, ma pare che siano stati restii ad assumersi la responsabilita’ di assumere la difesa del premier e della pletora di pdiellini in attesa di giustizia da Guardasigilli.
L’onorevole Bernini, per quanto si sente in giro, sarebbe stata ultracontenta di esercitare il doppio ruolo. Ha la parola facile, l’eloquio forbito, memoria di ferro, conoscenza delle leggi e contenuti pre-stampati. In piu’ porta in borsetta una bussola puntata sempre sulla stella polare, cioe’ Silvio Berlusconi. Perche’ sia uscita dal giro di Via Arenula non lo sa nessuno. Deve essere stata una bella donna, se ne vedono i segni.
Enrico La Loggia e’ un avvocato e l’ultimo rampollo dell’aristocrazia democristiana, la famiglia La Loggia, che con gli Alessi e i Mattarella dividono la memoria storica della Sicilia che fece, un poco, l’Italia.
Enrico sembrava avviato ad una grande carriera, essendo entrato a sirene spiegate nell’era berlusconiana, da presidente del gruppo parlamentare. Poi divenne ministro e di lui si persero le tracce perche’ gli fu regalato un Ministero fantasma, di quelli che non si capisce perche’ ci sono, oltre che naturalmente per il motivo, inoppugnabile, che c’e’ da nominare ministro uno che se lo merita. Sulla carta avrebbe avuto piu’ chance di Rotondi, cui e’ affidato oggi l’attuazione del programma, perche’ avrebbe dovuto tenere i contatti con le regioni, ma non se ne fece niente. Non e’ tutta colpa sua, le regioni erano in mano al centrosinistra. Incappo’, insomma, nel momento sbagliato.
La scomparsa fu repentina, altrettanto repentina la comparsa di Renato Schifani e Angelino Alfano come stelle nascenti nel firmamento berlusconiano. Coincise con le alterne fortune di Gianfranco Micciche’, quello del 61 a zero. Per quale ragione abbia subito il sorpasso non se lo chiede quasi nessuno. Ed e’ la ragione per la quale la stella di Enrico La Loggia tramonto’, insalutata ospite e siamo al disseppellimento della salma.
Si sono accorti che e’ stato sepolto vivo? Il miracolo e’ un altro, che cio’ nonostante, sia stato possibile rianimarlo e metterlo in corsa sulla Via Arenula. Che ci vada veramente e’ perfino secondario, l’importante e’ rientrare nel giro. C’e’ lo zampino di Angelino, cui vengono addebitati i miracoli, o meglio la possibilita’ che esistano (la successione a Berlusconi e’ un miracolo cui vorrebbero assistere amici e nemici). La Sicilia e’ in cima ai pensieri di Angelino e il centrodestra nell’Isola e’ messo male, malissimo. Occorre rianimarlo. Carlo Vizzini, presidente della Commissione affari istituzionali, e’ stato coinvolto in una storia complicata da un riciclatore di denaro sporchissimo. Il Ministro per le politiche agricole, Saverio Romano, subisce due inchieste per concorso e favoreggiamento, che non si sa dove portano.
Enrico La Loggia e’ spendibile. Non e’ un fulmine di guerra, ma per come vanno le cose, meglio non scommettere sulla vivacita’, altrimenti finisce che si hanno dispiaceri.
Angelino Alfano vorrebbe sbarazzarsi della Giustizia in tempi brevissimi e secondo i bene informati fa pressing, per quanto e’ possibile, sul Cav, che si guarda attorno perche’ non puo’ permettersi errori sulla Giustizia. Magari ci va uno bravo e pure intenzionato a fare il Ministro sul serio. Quindi ci va coi i piedi di piombo: valuta i pro e i contro, seleziona, scarta, promuove in prima fila e aspetta il tempo giusto per tirare fuori l’asso dalla manica.
Enrico La Loggia non e’ stato interpellato nei giorni scorsi. Pare che abbia ricevuto solo qualche telefonata di cortesia, ma quanto basta per essere riesumati. Ha ringraziato e si e’ ritrovato nelle pagine delle previsioni. Il suo curriculum e’ gia’ passato da Angelino a Gianni Letta e questi l’ha partecipato a Umberto Bossi, il quale, infine, ha voluto sentire che cosa ne pensava Roberto Maroni parlandone con il sindaco di Verona, Tosi, che conosce cio’ che pensa il ministro degli Interni piu’ dello stesso ministro.
La filiera si e’ messa in moto. Ma anche l’onorevole Bernini non scherza.
