Salvatore Parlagreco








(essepì) Più scuro di mezzanotte non può fare? Può darsi, però rebus sic stantibus, così stando le cose, con questo lustro di luna, Raffaele Lombardo teniamocelo forte, perché non si sa dove si va a parare altrimenti. Ha il merito di avere costretto Roma e Milano a parlare del Sud con questa storia del partito. Bene o male purché ne parliate, sosteneva un personaggio importante, che sapeva dare il suo valore alla comunicazione, ma trascurava il resto.

 

Ciò detto, qualcuno dovrebbe spiegarci quello che sta succedendo nei luoghi delle istituzioni e della politica siciliani. Non ci stiamo capendo un bel niente. Il partito del sud è diventato un rebus inestricabile, ognuno dei protagonisti sostiene una cosa e il suo contrario. Gianfranco Miccichè vuole farlo ma chiede il permesso a Silvio Berlusconi, il quale non vuole che nasca; Marcello Dell’Utri vuole farlo ma esclude che nasca perché chi lo vuole fare non può permettersi di decidere qualcosa che non piaccia al suo Capo. Raffaele Lombardo dice di volerlo fare ma non lo fa, non ha fatto sapere nemmeno che cosa sarà.

 

Dapprima s’è pensato che lo facesse nascere insieme a Gianfranco Miccichè padrino sul fonte battesimale, poi invece è apparsa un’altra verità, che Miccichè ne stava organizzando uno assai vicino al Pdl, una specie di costola del Pdl, e cercava di convincere Berlusconi ad “autorizzarlo”, comunque a non mettersi di traverso. Mano a mano che si è andati avanti, il partito del sud targato Miccichè si è sviluppato senza nascere, come un ologramma caratterizzato da una spiccata diversità rispetto al partito di Lombardo. Fino a che Dell’Utri non ne ha fatto un’esercitazione filosofica e Berlusconi una intemperanza verbale.

 

Sono arrivate le assicurazioni rituali, le promesse, la disponibilità del governo a prendere in considerazione i problemi del Mezzogiorno, insieme agli avvertimenti ed agli insulti del Ministro Roberto Calderoli, il quale vede Miccichè come fumo negli occhi e Lombardo come un competitor da sopportare con pazienza e trattare con i guanti gialli fino a che è possibile. Il Premier annuncia investimenti ma il decreto anticrisi dimentica il Sud, non c’è trippa per gatti e il MPA vota contro il pacchetto anticrisi del governo. Raffaele Lombardo torna ad incontrare Berlusconi, al quale ribadisce che lui va avanti ma questo non vuol dire che viene meno il patto di fedeltà con la maggioranza. Dissente ma non rompe.

 

Che cosa ti devono fare per “denunciare” l’accordo non rispettato? Ti devono sparare sulla testa? Cancellarti? Cuocere a fuoco lento? Azzeri la giunta strillando, giustamente, che così non si può andare avanti, perché gli alleati non ti fanno lavorare, remano contro e non ti permettono di portare avanti il tuo disegno di rinnovamento della Regione. Bene, c’è una parte del popolo che ti crede e esclama: ah, finalmente uno con le palle. E si aspetta una specie di Cid Campeador, perché siamo fatti così, appena uno fa una cosa di testa sua, viene osannato. Non è un male. Di gentleman “signorsì” ne abbiamo fin sopra i capelli, specie in Sicilia. L’Isola è popolata di personaggi che sulla carta contano tanto, perché occupano poltrone autorevoli, e nella sostanza contano quanto il due di coppe se la briscola è a denari. E la cosa ti fa incazzare come un bue anche perché non trovi un cane che lo scriva e perciò quello che pensi ti frulla per la testa in perfetta solitudine tanto che ti viene da chiederti: non è che sono andato fuori di testa e faccio ragionamenti capovolti?

 

Avete mai sentito una parola che fosse fuori dal coro da parte di parlamentari, ministri e importanti cariche dello Stato, siciliani fino al midollo? Niente. Il Presidente del Senato ha un linguaggio ecumenico ma nei fatti è restato il portavoce del suo Leader. Non fosse per Stefania Prestigiacomo, alla quale hanno tolto la parola sulle centrali nucleari, nonostante fosse la titolare dell’Ambiente, sarebbe calma piatta. Non una parola da parte dei colleghi per difenderla nella sua sacrosanta protesta. Semplicemente avvilente. In questo contesto uno come Lombardo diventa un gigante. Certo, i piedi rimangono d’argilla, ma osservarlo fa un bell’effetto, resta in piedi e giganteggia.

 

Allora, si aspetta il suo verbo come Godot, che faccia quello che promette di volere fare, l’irregolare, il Masaniello delle istituzioni. Del resto, i pericoli si corrono in piazza, non a Palazzo d’Orleans o a Palazzo dei Normanni. Ma che succede invece? Un giorno dice pane al pane e il giorno dopo frena, ammorbidisce, torna indietro, ondeggia, usa il politichese spinto.  Fa il Temporeggiatore e il Cid Campeador, il doroteo e il frondista, l’innovatore e il conservatore.

 

Quando il Presidente della Regione afferma di non potercela fare più perché c’è troppa gente che vuole continuare a “ingrassarsi” con il denaro pubblico, alimentando gli sprechi e privilegiando le camarille, la gente ci crede ed ha il diritto di pensare che il giorno dopo succeda qualcosa. Il politichese non è una questione lessicale, un problema di neologismi, è behaviorismo incomprensibile, comportamento illogico. Quante possibilità ha il comune cittadino di capire ciò che i rappresentanti delle istituzioni decidono, quali siano i loro obiettivi, quali le soluzioni proposte? Nessuna.

 

Dovremmo rifugiarci nella soluzione montanelliana, turandoci il naso, ma ci fa respirare malamente ed alla lunga diventa insopportabile, tanto più che a differenza del tempo di Montanelli, non è la Democrazia Cristiana ad avvantaggiarsi della nostra rinuncia a scegliere per il meglio.