Saranno stazioni dolorose prima del calvario: tagli, cancellazioni, risparmi. Questioni poco frequentate, su cui il Parlamento regionale dovrà cimentarsi dopo averci girato attorno per anni. Il trauma è prevedibile, ma non ci sono santi, rien va plus. Ci hanno tentato di esorcizzare il problema, eccome.
La bufala più clamorosa risale a circa sei mesi fa, quando con un coupe dè teatre degno della platea di Broadway, entrò in circolo la notizia strappalacrime, accolta con enfasi dai media, che i deputati si erano spogliati del contributo per le esequie. Cinquemila euro, un assegno che accompagnava il cordoglio dell’Assemblea regionale ai congiunti degli ex parlamentari. Un risparmio per le casse del Parlamento regionale di quindicimila euro l’anno, se andava male, o un percorso netto, senza spese, quando andava bene (agli ex parlamentari). Oltre che specchietto per le allodole, era una consuetudine dignitosa. Perché non mantenere il servizio funebre dignitoso al parlamentare scomparso?
Poi si sono inventati complicati meccanismi che riducevano di 500 euro lorde qualcosa, senza intaccare la polpa. Giovanni Barbagallo, deputato Pdl – ormai Catone, il Censore dell’Ars – buttava già alla rinfusa i costi delle doppie indennità, richiamando invano l’attenzione sugli eccessi. E la risposta? Le auto blu di servizio passano da 14 o 12, una cosa di questo tipo.
Infine, la svolta: il trattamento pensionistico cambia, ma per quelli che verranno. Il modello Berlusconi-Tremonti per intenderci, quando con una drittata affidò la prima manovra di contenimento della spesa pubblica alla prossima legislatura, consolidando il sospetto dell’Eur che a Roma governassero i tappetari marocchini.
Lo spread, più che Barbagallo, ha costretto a fare qualcosa di serio anche a Palazzo dei Normanni. E così, obtortissimo collo, è arrivato il taglio dei deputati – da 90 a 70 – con una legge voto destinata ad essere riveduta e corretta dal Parlamento nazionale e poi, la novità, senza precedenti, di un bilancio preventivo in calo dopo un triennio di predicazioni di risparmi inesistenti. Appena 1,5 milioni di euro, una inezia, circa lo 0,87 per cento.
Ma la partita non si gioca più a Palermo. I presidenti di Camera e Senato hanno annunciato un taglio delle indennità, un adeguamento alla media delle indennità percepite nei principali Paesi europei entro il 31 dicembre del corrente anno. L’Istat, incaricata di fare i conti, incontra difficoltà. C’è ammuina, naturalmente, perché si deve decidere se la media deve essere calcolata su tutti i paesi o sui primi sei. Dipende da ciò che conviene di più, è ovvio. E si applicasse lo stesso criterio per i lavoratori subordinati italiani?
I presidenti della Camera e del Senato, Fini e Schifani, giurano che il taglio ci sarà, ma non può avvenire per decreto del governo, giacché alle Camere non può essere imposto niente, come se il decreto non dovesse essere esaminato ed approvato dalle Camere. Obiezioni che poggia su “principi” che finora hanno tutelato i privilegi, onerosi, dei Palazzi. È accaduto anche all’Assemblea: il Presidente Cascio ha cassato le norme del governo che “dettavano” la ricetta amara all’Assemblea. L’esecutivo ricordava che bisogna adeguarsi e lasciata all’Assemblea le decisioni. “Inammissibile”, sentenziò il Presidente dell’Ars, Francesco Cascio.
Il tempo, però, è scaduto. Perfino l’affidabile parametro – aggancio di stipendi e ammennicoli vari dell’Ars al Senato – potrebbe trasformarsi in un boomerang. L’innalzamento dell’età pensionistica e il taglio dell’indennità sono i provvedimenti “sicuri” (ma è bene non cantare vittoria, a Palazzo Madama ci sono gli “ingegneri”dello stipendio, e a Palermo non scherzano…). La tegola su casa e pensioni “pretende” sacrifici tangibili da parte di chi la lancia.
Martedì comincia la Via Crucis dell’Assemblea regionale. È stato convocato il Consiglio di presidenza, con all’ordine del giorno un generico “adeguamento”. Mancano i riferimenti, non si conoscono le intenzioni, si sa poco sulle volontà. L’unica cosa certa è che la questione viene affrontata con la morte nel cuore. Se si farà sul serio, il terremoto contagerà anche gli stipendi d’oro di Palazzo dei Normanni, le alte sfere che non hanno nulla da invidiare ai deputati regionali.
Come faremo a capire se fanno sul serio? Lasciate perdere i numeri che vedete sui media. Se non si toccano i rimborsi forfettari (trasporti, telefoni, assistenti ecc), i contributi (ai gruppi parlamentari), i vitalizi (pregressi e futuri) e le indennità di carica (le Commissioni), vuol dire che non è accaduto nulla. Occhio, dunque.
