Perché Piero Marrazzo ha pagato i suoi ricattatori con tre assegni e non ha voluto pagarli, come i ricattatori chiedevano, con denaro contante? E per quale ragione gli assegni non sono stati incassati dai ricattatori? Temevano che Marrazzo volesse incastrarli?
Perché il carabiniere Tamburino, uno dei quattro carabinieri arrestati, quali presunti autori del ricatto ai danni del Presidente della Regione Lazio, ha fatto una dichiarazione dal carcere per fare sapere che forse la persona ripresa nel video “incriminato” potrebbe non essere affatto Marrazzo?
Chi ha avvertito i quattro carabinieri che in Via Gradoli c’era una partita di cocaina suggerendo un’irruzione in un appartamento, in modo da condurli sul luogo in cui si trovava Piero Marrazzo?
Perché la Procura che ha incriminato i quattro carabinieri, esclude che essi abbiano agito per conto di terzi, ed è convinta invece che abbiano agito solo a fini di lucro, per ottenere da quel video girato in casa di un transessuale, in Via Gradoli a Roma, quanto più denaro possibile?
Perché Marrazzo non ha denunciato i ricattatori invece che pagare ventimila euro se, come sostiene, non aveva nulla da temere ed era stato vittima di un complotto?
Perché Marrazzo esclude, al momento, la possibilità di rassegnare le dimissioni e di non ricandidarsi, a prescindere dall’attendibilità di ciò che gli viene addebitato (abitudini sessuali improprie e rapporto extraconiugale), dal momento che restando dov’è, danneggia se stesso e il suo partito?
Cinque domande, che allo stato non hanno risposta.
La storia è stata raccontata finora in questi termini: i carabinieri sono stati avvertiti che in un appartamento di Via Gradoli c’era una partita di cocaina, sono arrivati sul posto e con un cellulare hanno filmato la scena: Marrazzo che indossava solo una camicia e un trans di nome Nathalie seminuda.
Padroni del video i carabinieri avrebbero ricattato Marrazzo chiedendogli ventimila euro come prima tranche di un compenso più alto. Grazie ad una indagine sulla camorra, i casalesi, gli inquirenti hanno avuto notizia, attraverso delle intercettazioni, del ricatto ed hanno disposto la custodia cautelare dei sospettati.
Piero Marrazzo avrebbe pagato per paura, ma ha anche detto che non ha nulla di cui vergognarsi e promesso che chiusa la fase istruttoria farà sapere tutto e ne verrà fuori pulito. Per il momento resta dov’è. Il suo partito solidarizza, ma – stando a fonti attendibili – solleciterebbe una rinuncia alla ricandidatura se non alle dimissioni immediate.
Di Marrazzo si ricorda un episodio pressoché analogo, fu vittima di un complotto anche allora alla vigilia del voto regionale, per il quale sono state condannati i protagonisti. Ma niente sesso, in quella circostanza.
In campo politico avverso, il presunto infortunio è stato accolto con grande magnanimità. La vita privata, è stato ribadito, deve restare fuori dalla politica. Hanno tirato un sospiro di sollievo, finalmente si parla di sesso senza collegarlo al Premier. E’ già tanto.
