Ce n’è voluto di tempo, ma alla fine anche l’informazione siciliana, la più restia invero, ha dovuto occuparsi delle paghe del Palazzo. Non si può più fare finta di niente. Ma per capirci qualcosa non basta leggere i dati siciliani, non si capisce niente. Coloro che riferiscono non hanno colpa: loro ricevono i dati e li comunicano. Non possono “trattarli”, è impossibile.
Il “Corriere della Sera” ci viene incontro con un paginone dedicato alle retribuzioni del personale del Senato della Repubblica. Lo stenografo di Palazzo Madama, riferisce il Corriere, guadagna più del re di Spagna; i commessi percepiscono ventimila euro in più dei 21 collaboratori di stretta fiducia di Barack Obama – le teste d’uovo, il meglio del meglio. Se è così, vuol dire che lo stenografo dell’Assemblea regionale siciliana guadagna più del re di Spagna, molto di più dello staff di Barack Obama. Che non è fatto di portaborse, ragazzi alla ricerca del primo impiego, ma manager e accademici con un curriculum stellare.
L’equazione fra stenografo del Senato e stenografo dell’Assemblea regionale siciliana non l’abbiamo inventata noi: il parametro ci è stato ripetuto fino alla nausea ed è diventato il leit motiv di ogni querelle attorno alle retribuzioni del Palazzo. Stipendi troppo alti? Loro non ci possono fare niente, è colpa del parametro. E il parametro non si tocca, non si discute.
Finora è andata bene, perché Palazzo Madama ha chiuso porte e finestre, niente spifferi, s’è saputo poco e niente. Ora, con l’attacco al portafogli dei parlamentari sta venendo fuori tutto, perché la “casta” è impegnata allo spasimo per persuaderci che si tratta di un bersaglio sbagliato, c’è chi sta meglio di loro, a cominciare dai “conviventi”, il personale dipendente che nel tempo s’è ritagliato un reddito da favola.
Nel 2007, il segretario generale del Senato, quindi anche dell’Assemblea regionale siciliana, stando ai conti dell’Espresso, portava a casa 475 mila euro l’anno. Un gruzzoletto che sarebbe cresciuto di 60 mila euro nel breve giro di qualche anno.
Un privilegiato? Nemmeno per sogno. Il benessere è spalmato convenientemente con il metodo percentuale, che è ricco di soddisfazioni per ogni categoria, perché aumenta esponenzialmente lo stipendio senza fare sapere a nessuno niente di niente. Gli incrementi, da 40 anni a questa parte, non vengono attribuiti con numeri assoluti, ma rigorosamente con percentuale: 3, 4 , 5 per cento. E che sarà mai? Invece si tratta di molte centinaia di euro che lievitano a seconda della base di partenza, con il risultato che chi guadagna già di più, allunga il divario dagli altri, con piena soddisfazione, senza tuttavia lasciare l’amaro in bocca ai meno fortunati, perché l’entità dell’incremento suggerisce di accendere un cero alla Madonna piuttosto che prendersela con i ricchi sfondati che faticano dalle stesse parti.
Il Corriere ed altri giornali rendono note le cifre, ma non entrano dentro la realtà, che è un labirinto: chi volesse accedervi si perderebbe nella giunga degli scatti biennali, figurativi e reali, scatti tabellari e post-tabellari, regalie (sotto forma di scatti) ai segretari generali uscenti ed altro ancora.
Un poco quel che sta succedendo con le retribuzioni dei parlamentari, diventata l’araba fenice perché – ha confessato Giovannini, presidente dell’Istat – ci vuole molto più tempo di quanto è stato concesso per avere contezza delle retribuzioni dei parlamentari italiani. Perché mai? Una busta paga non costringe alla soluzione del teorema di Pitagora, non c’è un reddito percepito ed un altro reale.
Ed ora vi diamo i numeri, altrimenti finisce che non credete ad una parola di quel che riferiamo. Uno stenografo al top raggiunge uno stipendio lordo di 290 mila euro l’anno. Un consigliere parlamentare, che ha preso servizio all’età di 27 anni, in trattamento di quiescenza a 58 anni, con il riscatto di quattro ani di laurea, va in pensione con circa 300 mila euro l’anno, ma se tira avanti può mettersi in tasca fino a 417 mila euro, 25.500 euro lordi al mese per quindici mensilità. Moltiplicando la cifra per 15, si arriva a 29.423 euro, un tetto di tre-quattro volte superiore a quelli di uno statale, che costa circa 170 mila euro l’anno per ogni dipendente del Senato (e dell’Assemblea regionale siciliana). Cifra cui si devono aggiungere le indennità di funzioni (direttore, capo servizio, responsabile unità operativa ecc)
La cosa va avanti così da una vita, perché fra parlamentari (regionali e nazionali), e “personale servente” c’è stata sempre grande armonia e unità d’intenti. Almeno, fino a qualche giorno fa. Qualcosa è cambiato, infatti. Vorrebbero mettere mani al portafogli dei parlamentari senza dedicare attenzione a quello, ben più soddisfacente, del personale.
