Salvatore D'Anna

Sulla Finanziaria all’Ars si va avanti con il freno tirato, il dibattito rimane arenato.  Il tutto mentre i precari assediano Palazzo dei Normanni. Gli ex Pip stasera hanno bloccato le uscite, "sequestrando" deputati, funzionari ed impiegati. Erano centinaia. A fatica il vostro cronista ha raggiunto casa, dopo aver visto con i propri occhi i parlamentari in attesa davanti l’ingresso principale e senza possibilità di "fuga". Solo un folto cordone di carabinieri e polizia ha impedito ai precari inferociti di entrare nella struttura. Cori da stadio e urla poco amichevoli all’indirizzo dei novanta inquilini dell’Ars si sono persi nel buio della sera palermitana, mentre governo e parlamentari, scortati dalle forze dell’ordine, hanno guadagnato l’uscita che dà su piazza Indipendenza.

 

Il segno che la tensione in Sicilia è arrivata alle stelle,  mentre il parlamento regionale cincischia. Alle 21,32 si discuteva ancora dell’articolo 20, quello che riordina le partecipate regionali. Sulla norma si stavano ripetendo le scene viste durante le discussione dell’articolo 16,  quello sul patto di stabilità, sul quale per un bel po’ l’aula si è impantanata: per un’ora si è dibattuto proprio di precari. Le spese del personale, consulenze e collaborazioni comprese, non potranno superare quelle del 2009. Approvato però un emendamento di Francesco Musotto che prevede che i lavoratori precari utilizzati da Comuni e Province in base alla legge regionale 16/2006 non debbano essere computati nel calcolo del Patto di stabilità. Via libera alla loro stabilizzazione.

 

Quando l’articolo 20 è stato accantonato, i lavori si sono sbloccati, dopo la proposta del capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, di passare all’esame degli articoli 22 e 23 e quindi al credito d’imposta, richiesta accolta da Pdl e Udc. E così una delle riforme tanto invocate e volute dal Partito democratico è passata senza problemi. La norma prevede contributi fino a 333 euro per ogni disoccupato o lavoratore svantaggiato o disabile assunto con contratto a tempo indeterminato, e di 416 euro per ogni donna assunta. Alle 22,15 il presidente Cascio ha chiuso la seduta aggiornando alle 10,30 di domani. Restano da approvare un centinaio di norme ed è prevista un’altra maratona. Si attende un maxiemendamento del governo che potrebbe sbloccare l’impasse su tutta la manovra.

 

Una giornata scandita da continui stop&go. Seduta sospesa fino alle 16. Poi neanche il tempo di ricominciare, e di nuovo fermi, fino alle 18, stavolta per mancanza del numero legale. In aula c’erano solo 28 deputati, ed è scattato il trappolone dell’opposizione. L’abbiocco del dopo pranzo aveva colpito molti parlamentari, mentre quelli del Pd non erano in aula perché impegnati in sala Rossa in un convegno che ricordava la figura di Pio La Torre.

 

Protagonista di questo giovedì infernale l’ostruzionismo di alcuni deputati dell’opposizione, in particolare Cateno De Luca, ex Mpa adesso al gruppo Misto, che è intervenuto su ogni articolo sfruttando i dieci minuti che ogni parlamentare ha a disposizione. "Continuerò a farlo – dice De Luca -, il regolamento lo consente". Una tecnica parlamentare perfettamente lecita, ma il comportamento del deputato ha innervosito molti colleghi. "Mi sono preparato a parlare per 1.500 minuti, se serve posso arrivare anche a 4.500", ci ha detto De Luca dopo una delle tante sospensioni. Sì, perché il regolamento teoricamente gli consente di intervenire non solo sul merito delle norme, ma gli concederebbe anche 1.500 minuti sull’ordine dei lavori e altri 1.500 minuti sul richiamo al regolamento.

 

Peccato però che tale atteggiamento ha finora fatto più danni che altro. Prima la rissa sfiorata durante la mattina tra Fiorenza e Incardona, episodio che lo stesso De Luca ha poi minimizzato ("I toni si sono un po’ accesi, ma nulla di particolare" dice), poi un intervento di Toni Scilla del Pdl Sicilia che ha riacceso gli animi in aula: "Questa farsa, questo spettacolo devono finire". Dopo che Scilla ha etichettato il comportamento dell’opposizione come "indegno", Fabio Mancuso del Pdl, che ha adottato la stessa tattica di De Luca, e Toto Cordaro dell’Udc gli hanno risposto polemicamente. Per evitare che la situazione trascendesse una seconda volta, Cascio ha sospeso la seduta e dato appuntamento ai deputati per le 16. "Il Pdl è disperato – ha commentato Antonello Cracolici -. Stanno usando tutto il tempo a disposizione per logorare il governo". A Sala d’Ercole è pure scattata l’ora dei baci e degli abbracci, quando Scilla e De Luca hanno fatto pace, dopo le battute al vetriolo che si erano scambiati.

 

Morale della favola? A questo punto sembra difficile che la Finanziaria venga approvata entro il 30 aprile. Un’ipotesi che gira a Palazzo dei Normanni è quella di dare, entro domani a mezzanotte, il voto finale al Bilancio, i cui articoli sono già stati tutti approvati, ed evitare così lo scioglimento dell’Ars, per poi pensare con più calma alla manovra. Anche perché, come dice qualche deputato, se prima non arriverà il maxiemendamento del governo, l’impasse si trascinerà all’infinito. "L’Ars procede stancamente, molte argomentazioni che ho ascoltato in aula sono condivisibili, come la norma sulla trasparenza dei conti pubblici presentata dall’on. De Luca. Forse tireremo per le lunghe, fino a domani notte", osservava  rassegnato il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Certo a questo punto niente è escluso, anche incredibili rush finali. I lealisti comunque non si preoccupano. "Si scioglie l’Assemblea per la mancata approvazione del Bilancio e della Finanziaria? Ma dove sta scritto?", diceva Mancuso in sala stampa ai giornalisti che, intorno alle 19, cominciano a non capirci più nulla. In effetti appuriamo che non sta scritto da nessuna parte, ma il rischio c’è. Lo Statuto della Regione siciliana recita "Il Commissario dello Stato può proporre al Governo dello Stato lo scioglimento dell’Assemblea regionale per persistente violazione del presente Statuto". Non approvare Bilancio e Finanziaria, in linea di massima e teoricamente, potrebbero essere considerati "una persistente violazione". Ma lasciamo svelare l’arcano ai costituzionalisti, noi non siamo attrezzati. Anche perché, finora, una tale circostanza non si è mai verificata.

 

Dopo il racconto del marasma, vediamo cosa prevedono gli articoli finora approvati. Stabilite nuove tariffe in materia di motorizzazione (articolo 8). Dentro c’è di tutto, dai bolli per le patenti, alle immatricolazioni dei veicoli, passando per le tariffe di autotrasporto merci, per le targhe dei veicoli a motore e per le operazioni sui recipienti per gas compressi. Per le casse della Regione si tratta di un gettito fiscale di circa un milione, euro più euro meno. 

 

Fissate le tasse sulle concessioni governative regionali (articolo 9) per realizzare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, raffinerie e stabilimenti petrolchimici, depositi costieri, centrali termoelettriche, terminali di rigassificazione e impianti per la coltivazione di cave e torbiere. Con l’approvazione dell’articolo 10, la gestione dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, passa direttamemente nelle mani della Regione. Ridotto di 25 milioni di euro il Fondo di rotazione istituito presso l’Irfis, soldi questi che resteranno al bilancio della Regione (articolo 11).

 

L’aliquota per la produzione di idrocarburi liquidi e gassosi sale dal 7 al 12 per cento. Il 15 introduce misure relative alla trasparenza dei conti pubblicin e prevede la rimozione dei dirigenti responsabili di assunzioni di personale in violazione della legge e che adottino provvedimenti privi di copertura finanziaria. Con l’articolo 16, a partire dal 2011, istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi ed enti regionali dovranno rispettare il patto di stabilità, che prevede il contenimento della spesa pubblica adeguando per le società partecipate dalla Regione le stesse disposizioni alle quali è assoggettata l’amministrazione regionale. Decadono gli organi di amministrazione degli enti che non rispettano gli obiettivi.

 

Il 17 contiene misure di contenimento della spesa del settore pubblico regionale e fissa i compensi per i componenti dei cda e degli organi di controllo degli istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi ed enti regionali. I primi non potranno superare i 50mila euro annui, mentre per i componenti degli organi di vigilanza e controllo il tetto fissato è di 25mila euro annui. Decadranno i cda degli enti che per tre esercizi finanziari abbiano conseguito perdite o abbiano registrato un peggioramento dei conti. Fissato anche (articolo 18) il salario accessorio del personale delle partecipate e degli enti regionali. Non potranno superare, nel triennio 2010/2013, il 15 per cento del monte salari tabellare. Le spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza e sponsorizzazioni di enti regionali e partecipate dovranno essere ridotte del 20 per cento. Taglio del 50 per cento per la stampa delle relazioni e di ogni altra pubblicazione distribuita gratuitamente o inviata ad altre amministrazioni. D’ora in poi le amministrazioni, gli enti, gli istituti e le aziende regionali per effettuare acquisti di beni e servizi dovranno rispettare  i parametri di standard e prezzi indicati dalla Consip (articolo 19).