Salvatore Parlagreco

 Ha ragione Umberto Bossi, il Cavaliere dovrebbe stare più attento. Suggerire il da farsi al rappresentante dell’Agcom è cosa improvvida ancor più che irrituale e illegale. La stessa imprudenza che induce il presidente del Consiglio ad invitare una ventina di ragazze a Palazzo Grazioli per una serata di musica e canzoni. La morale e la legalità non c’entrano, c’entra il buonsenso.

 

Si è mai visto che il capo del Governo s’incazza, prende il telefono e impartisce “disposizioni” – chiamiamoli pure suggerimenti – al fine di ridurre i danni che i conduttori nemici potrebbero fare? Si è mai visto che il direttore di un telegiornale con nonchalance si metta di mezzi per aggiustare le cose in modo da accontentare il capo del Governo?

 

Si è mai visto che un capo del Governo ospiti in un palazzo delle istituzioni venti ragazzotte allegre senza chiedersi se qualcuna non voglia approfittarne per guadagnarci qualcosa di più che un gettone di presenza o una serata in compagnia del potere in carne ed ossa?

 

Un poco di attenzione, dunque. E, aggiungiamo noi, di educazione istituzionale. Non c’è bisogno che ce lo dica il pm di Trani che queste cose il presidente del Consiglio non le deve fare – raccomandare la sospensione di trasmissioni televisive – non abbiamo bisogno che finisca sotto inchiesta per farci un’idea su come ci si dovrebbe comportare quando si hanno responsabilità importanti.

 

Che Silvio Berlusconi sia indagato o meno, non ci interessa per niente, ci interessa la sua buona educazione istituzionale. Vogliamo che abbia senso dello Stato, rispetti il ruolo che è stato chiamato ad esercitare con il rigore e la diligenza richiesti.

 

Che la sua conversazione telefonica con il dottor Innocenti dell’Agcom abbia rilevanza penale è assolutamente secondario. Così come secondario è il suo stile di vita fra le quattro mura di casa. Se ha ancora voglia di stare accanto ad una donna non ci dispiace davvero, ma che debba invitarne venti per godere della loro compagnia a Palazzo Grazioli appare una imperdonabile imprudenza. Non si tratta di una scelta penalmente perseguibile di certo, né di una idea immorale, ma solo di un clamoroso errore comportamentale. È come scegliere di farsi del male, da solo.

 

Se poi, appena capita l’inghippo, i nemici piombano come falchi sul fatto, lo sfruttano e lo utilizzano per i loro fini, lui si sorprende, s’indigna, se la prende con le toghe e con l’opposizione, denuncia complotti e mascalzonate, siamo veramente alla frutta. È un insulto al buonsenso. Possibile che siano sempre gli altri a fargli del male, che siano l’odio e l’invidia altrui la causa unica dei suoi frequenti problemi?

 

Vi pare normale che non abbia mai, ripetiamo “mai”, confessato di avere commesso un errore, piccolo grande che sia; che di sé dica sempre di essere il meglio del meglio? Nessun presidente del Consiglio ha saputo fare più di lui, nessun padre di famiglia ha amato figli e moglie più di lui, nessun imprenditore è stato più perspicace, diligente di lui, nessun datore di lavoro è stato più generoso, nessun uomo politico è stato più amato,e così via.

 

C’è qualcosa che non va in questo ragionamento, no?

 

Se avete un amico che dalla mattina alla sera vi ricorda di essere il più bravo di tutti, che fate? Prima o poi, anche se gli riconoscete qualche merito, finisce che vi annoia prima e poi non lo sopportate più. Si tratta di invidia, odio, malanimo? No, si tratta del naturale fastidio che l’arroganza provoca, punto e basta. Il narcisismo allenta le briglie, non ha bisogno della malafede per fare danno. Se poi c’è il resto, siamo nei guai.

 

Chi vuol vivere come gli pare non ha altro da fare che cambiare mestiere: il capo del Governo ha degli obblighi istituzionali, deve mantenere un contegno irreprensibile, deve rispettare le regole e non trasformarle in trappole preparate per colpirlo.

 

L’educazione istituzionale ed il senso dello Stato, purtroppo, non s’imparano né a scuola, né in famiglia né con gli amici. Il guaio è che questa semplice realtà non viene messa in discussione da alcuno, con l’eccezione dell’ex moglie. La signora Veronica Lario confessò di essersi rivolta agli amici di Silvio Berlusconi perché lo aiutassero a non commettere sciocchezze, stesse attento, insomma. Disse anche che era “malato”, in verità. La signora Lario deve avere avuto qualche motivo per essere preoccupata, no?

 

Avrà esagerato di sicuro, ma il problema l’ha avvistato anche lei, come Umberto Bossi. Che è uno solo: etica della responsabilità.