Salvatore Parlagreco

Litigassero sul merito, le cose da fare e subito, tutto buono e benedetto, ma s’azzuffano per le candidature, sugli steccati, i veti, il diritto di cittadinanza “politica”. E lanciano le scomuniche: l’ombrello etico per “coprire” il piccolo cabotaggio, l’arrembaggio, lo sgomitamento, un “io” ipertrofico e l’assenza di idee, progetti, programmi, contenuti.

 

Sono dieci i candidati “maturi” per Palazzo delle Aquile, ma non c’è un progetto, una intenzione, un programma che sia arrivato sui media ed abbia provocato un confronto. I promotori di alcuni movimenti, invero, hanno tentato di mettere nero su bianco ed hanno chiamato a raccolta piccole folle animate da buone intenzioni. Spetta a loro il merito di avere “testato” il grado di partecipazione, sicuramento più alto che in passato, dei cittadini palermitani. Ma mentre si svolgevano assemblee, convegni e incontri informali, sulla “pista” principale andavano in onda  le scomuniche, o veti, e le questioni di principio. Protagonisti i big del momento: Leoluca Orlando, Rita Borsellino, Gianfranco Micciche. Che non è candidato (almeno finora) alla sindacatura del capoluogo, ma è come se lo fosse (sosterrà il partito che lo aiuterà a “scalare” la Presidenza della Regione).

 

Gli espedienti prevalgono sulle tattiche e queste ultime sulle strategie.

 

I media non aiutano il salto di qualità. Danno conto del gossip politico con generosità, ma non promuovono confronti (televisivi, radiofonici, giornali) fra i duellanti, costringendoli a misurarsi con i problemi concreti della gente comune. Se Rita Borsellino e Leoluca Orlando avessero raccontato ai cittadini palermitani in un confronto pubblico i loro progetti avrebbero sollecitato la partecipazione, promosso consensi, misurato il dissenso, aggiustato il tiro, maturato convinzioni. Invece si sono affidati alle dichiarazioni, note di agenzie, comunicati: “messaggi” per addetti ai lavori, comprensibili solo a pochi. Hanno confidato sul carisma, sull’etica, sulla società civile invece che sui contenuti. Una crociata del buon costume, che pure è una buona cosa, piuttosto che scelte concrete.

 

E’ una questione centrale, che non riguarda solo l’ex sindaco di Palermo e l’eurodeputato Borsellino, ma tutti i candidati, cui incombe il dovere, non solo il bisogno, di fare sapere che cosa ci si può aspettare da loro.

 

Non sarà un “santino” a governare Palermo, ma un uomo o una donna cui sono richiesti competenza, progetti spendibili, passione civile.

 

Visto che le primarie sono assurte al ruolo di deus ex machina per i grandi partiti, Pdl e Pd, e non vengono demonizzati dagli altri soggetti politici (con l’eccezione del Grande Sud), sarebbe di grande utilità farne uno strumento reale di confronto fra i candidati di ogni coalizione. I candidati parlino davanti a platee di cittadini e non attraverso i giornali con note scritte dai ghost writer.