Scilipoti non si fa mancare niente. Da quel fatidico 14 dicembre 2010, giorno in cui salvò il governo Berlusconi da morte certa, il leader del roboante Movimento di Responsabilità Nazionale ha attraversato una irrefrenabile ascesa: kermesse politiche in stile televisivo con tanto di soubrettes, trionfali biografie presentate da illustri “cavalieri”, pagine sui giornali ed apparizioni televisive.
Ma che succede quando il “re dei peones”, fagocitato dai suoi svariati impegni, non può essere presente ad un appuntamento? Semplice: ci pensa un sosia. Certamente la soluzione più “responsabile” per non tradire gli impegni assunti e, se ce ne fosse bisogno, per una bella iniezione di onnipotenza: diciamolo, sono pochi quelli che possono permettersi di essere in più luoghi contemporaneamente. Scilipoti può.
Lo ha fatto giocando in casa, a Messina, in occasione della presentazione del libro “Le mie mani sono pulite”, a firma di un altro “responsabile” illustre: Antonio Razzi. Erano presenti anche le telecamere del Tg3, che hanno intervistato un uomo dalla spiccata somiglianza col nostro infaticabile “peones”. “Lei è il sosia di Scilipoti?”, gli domandano. “Così dicono”, risponde lui, aggiungendo: “Dal momento che gli hanno tolto la scorta, a volte noi usciamo per fare qualche mansione”.
Quel “noi” non lascia adito a dubbi: l’anonimo intervistato non sarebbe, quindi, il solo che va in giro al posto di Scilipoti. Ce ne sarebbero altri, pronti a sostituire l’indaffaratissimo leader di Mrn, che in questi giorni ha fatto un salto in Brasile, tra Rio de Janeiro e Copacabana. Perché, se non lo sapete, il capo dei “responsabili” è anche presidente dell’Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Brasile ed in questa veste è stato invitato a tenere alcune conferenze su ambiente e medicine integrative.
Così, come ogni uomo di Stato che si rispetti, anche Domenico Scilipoti si sarebbe procurato i suoi, altrettanto impegnatissimi, sosia. Se Stalin, Nixon, Saddam e Gheddafi, tanto per citarne alcuni, si erano circondati di “gemelli” utili per ogni occasione (soprattutto se c’era da rischiare la vita), perché non dovrebbe farlo chi, invece, ha avuto il merito di salvare l’Italia?
