Salvatore Parlagreco

La furibonda reazione del leghismo nordico e di quotidiani, come La Padania e il Giornale, al  San Giorgio con la kefiah dipinto da un artista libanese, Alì Hossoun, ha provocato incredulità in Sicilia. Nell’Isola gli arabi hanno lasciato testimonianze importanti della loro civiltà e, soprattutto, hanno contribuito alla realizzazione della Cappella Palatina con i suoi straordinari mosaici aurei che raccontano la vita degli apostoli, il Nuovo e il Vecchio testamento.

“Difficile comprendere le ragioni di chi sui è indignato”, osserva incredulo l’assessore regionale per i Beni culturali della Regione siciliana, il prof.Gaetano Armao.

 

E’ stato giudicato uno sfregio affidare l’opera al pittore libanese.

“Ciò che è accaduto a Siena è davvero poco commendevole”.

 

Per quale ragione il leghismo nordista assume questi atteggiamenti così fuori dalla realtà. In definitiva è l’opera che va giudicata, non la cultura di chi la realizza.

“Capisco la difficoltà che hanno di confrontarsi con culture diverse dalla loro. Da noi non è così, abbiamo un’altra storia”.

 

E’ solo la storia a fare la differenza?

“Ce l’abbiamo nel Dna, in Sicilia, proprio a Palermo, si parlavano quattro lingue quando si costruiva la Cappella Palatina. E gli arabi hanno fatto grandi cose, hanno dipinto anche i santi…”.

 

La nostra sarebbe una diversità marcata.

“Certo, abbiamo un’abitudine al confronto che loro non hanno, il nostro cosmopolitismo è vecchio. Abbiamo portato ad Istanbul l’iscrizione in quattro lingue che risale a mille anni fa…”.

 

Il tempo delle Crociate…

“Sì, altrove c’era la guerra, a Palermo si stava insieme e si lavorava insieme. La Cappella Palatina non è solo una grande opera d’arte ma la testimonianza  che la diversità  arricchisce, fa crescere la civiltà”.

 

Non le fa una qualche impressione sapere che  nel nostro Paese c’è chi distingue l’arte attraverso la fede religiosa e reputa offensivo affidare ad un musulmano l’elaborazione di un’opera a sfondo religioso?

“Ripeto, noi abbiamo dentro valori che la storia ha consolidato. Solo negli ultimi due o tre secoli questo profilo di tolleranza si è attenuato con gli spagnoli, ma  la Sicilia è stata crocevia di razze, etnie e culture diverse. Il siciliano è cosmopolita per nascita”.