Si è aperto uno spiraglio e non la porta, ma il successo del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo potrebbe essere la pietra angolare su cui poggia un diritto finora negato: la trasparenza degli atti amministrativi.
È stata riconosciuta alla nostra testata l’accesso ad alcuni atti dell’Assemblea regionale siciliana, che erano stati negati a SiciliaInformazioni. Si trattava di informazioni relative agli stipendi dei deputati. Al diniego abbiamo opposto ricorso. Non era mai avvenuto prima: i giornalisti e le testate giornalistiche si sono battute in passato per avere informazioni, hanno rappresentato con tenacia e passione le loro ragioni, ma non si sono battuti per il riconoscimento di un diritto, che è altra cosa. Non sono passati ai “fatti”, che nella fattispecie è la presentazione di un ricorso.
I motivi sono semplici. Percorrere questa strada non è agevole perché si esce dall’ambito professionale e si deve affrontare un giudizio. È un pregiudizio. Le norme che regolano i tribunali amministrativi e, dobbiamo rilevarlo, la loro efficienza (niente a che vedere con la giustizia civile e penale) rendono, tuttavia, sopportabile il percorso. I costi sono contenuti, i tempi “umani, e ci si può difendere da sé, senza l’assistenza di un avvocato (come nel nostro caso).
Il nostro obiettivo non è stato solo quello di ottenere le informazioni richieste, ma di stabilire un principio: che le informazioni dovessero essere date senza indugio e le resistenze dell’amministrazione dell’Assemblea non fossero legittime. Una questione che, una volta affrontata, avrebbe permesso a chi fa informazione di ottenere le notizie richieste, seppure nel rispetto della privacy.
L’interesse all’esibizione degli atti, direttamente legato all’esercizio del diritto di cronaca, ha stabilito il Tar Sicilia, “è costituzionalmente tutelato, e deve essere del tutto reso agevole, ravvisandosi specifici obblighi di buona fede e di collaborazione che l’Amministrazione deve puntualmente rispettare, nel rapporto bilaterale con il privato”.
La nostra battaglia non era rivolta “contro” l’istituzione né “contro” i suoi rappresentanti, avendo l’obbligo di rispettare le funzioni dell’una e degli altri, ma mirava ad abbattere un silenzio durato quasi sessanta anni. Silenzio che ha confidato su consuetudini collaudate, indifferenza e sottovalutazioni. Si è fatta strada l’idea che le critiche, le sollecitazioni, o la richiesta di semplici informazioni siano atti ostili verso il Parlamento regionale.
Il Parlamento regionale, tra l’altro, ha adottato dopo circa otto anni dall’entrata in vigore di una legge, un regolamento dell’accesso che non rende affatto agevole l’accesso, anzi – ad avviso degli esperti – lo rende di difficile attuazione.
Il Parlamento regionale gode di un indubbio privilegio: non deve dare conto ad alcuno di ciò che decide. I suoi atti non devono essere esaminati e controllati, a differenza di ciò che accade alla Regione, dalla Corte dei Conti. Invocare la trasparenza verso un organo non sottoposto ad alcun controllo esterno, contabile o di altra natura, è estremamente importante.
Il consiglio di presidenza dell’Ars dispone di risorse pubbliche, ma le sue delibere non vengono rese pubbliche e i suoi atti non subiscono alcun controllo. Il regolamento interno dell’Assemblea regionale ha il valore di una legge. Le sue norme possono essere modificate ogni volta che lo si ritiene senza che sia data evidenza pubblica. Trattandosi di norme che regolano i rapporti di lavoro, le scelte stipendiali, le indennità, o i bonus (del personale e dei deputati regionali), la loro rilevanza è notevole. Non dovendo rendere conto pubblicamente degli atti, il ventaglio delle decisioni diventa più ampio. Rispondere davanti all’opinione pubblica delle scelte che si compiono costituisce una deterrenza formidabile.
Introdurre norme di trasparenza in un organo come l’Assemblea regionale ha dunque implicazioni di varia natura, anche di natura “politica” (nel senso delle scelte politiche).
Nella prima fase della nostra battaglia con l’Assemblea regionale ci fu riferito che avremmo potuto avere le informazioni attraverso il sito Internet dell’Ars o con una intervista al presidente dell’Assemblea. Avremmo perfino potuto disporre di tabelle pubblicate dai quotidiani e “concesse” dall’amministrazione dell’Assemblea ad altre testate giornalistiche. Non abbiamo aderito ad alcuna di queste ipotesi, perché non avrebbe permesso di stabilire il principio che l’Assemblea è tenuta a dare le informazioni, e non avrebbe consentito la visione di atti in modo diretto e formale.
La sentenza del Tar, inoltre, costituisce un precedente sia per la Sicilia, sia per le altre regioni d’Italia, e – probabilmente – può fare “scuola” anche per le Camere del Parlamento nazionale. Le assemblee legislative godono, ed è giusto che sia così, di “sovranità” e quindi di autonomia amministrativa (autodichia), ma sono pubbliche amministrazioni e come tali, nei rapporti con terzi, devono rispettare le leggi e i diritti dei cittadini. L’autonomia è un privilegio legittimo, il suo uso però non deve ledere principi costituzionali, leggi dello stato e diritti dei cittadini. Coloro che hanno a che fare con le amministrazioni delle assemblee legislative non possono essere figli di un dio minore.
Lo strumento che può impedire la negazione dei diritti è la trasparenza.
Abbiamo aperto uno spiraglio. La sentenza pone limiti e si presta a riflessioni. Siamo lieti di avere contribuito a creare le condizioni di una svolta nei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione. La nostra gratitudine va a Giuseppe Lipari, estensore del ricorso, che ci ha assistito, ed alla Codacons, che ha creduto nella nostra battaglia per la trasparenza e che ci ha aiutato attivamente.
Sentiamo di dovere dare atto anche al Tar di avere compreso le nostre ragioni, che non erano solo nostre. I giudici amministrativi hanno reso un buon servigio al Paese a all’autonomia speciale della Regione siciliana. Non è mai accaduto che il Parlamento regionale subisse una sconfitta su questioni di principio.
Le sconfitte qualche volta rendono migliori.
