Elena Sorci








Il ricorso della Lista Pdl della provincia di Roma, depositato ieri mattina, è stato respinto. Resta, invece, pendente il ricorso per il listino provinciale Polverini, per il quale la Corte di Appello ha 48 ore di tempo. A ‘SkyTg24′ la candidata a governatore nel Lazio aveva detto di essere ”abbastanza ottimista che almeno sul listino ci sia un giudizio di merito positivo”. ”La corsa continua, l’ottimismo deve assolutamente prevalere", ha poi aggiunto, spiegando che nel caso in cui ci dovesse essere un esito negativo, ”ricorreremmo al Tar”. Rispondendo a una domanda sulle critiche ricevute in queste ore anche da parte di alcuni elettori del Pdl, la Polverini ha precisato: ”La mia lista civica, Renata Polverini Presidente, è stata ammessa, senza riserve, in tutte le 5 province del Lazio”.

In una nota il Comitato elettorale Renata Polverini ha riferito che "l’Ufficio centrale regionale della Corte di Appello ha accolto il ricorso e ha riammesso le candidature di Ettore Viola e Valeria Giuseppa Gangemi nella lista civica Renata Polverini Presidente".

”Come si può pensare di lasciare senza scelta nel momento più alto della democrazia, quello del voto, due regioni che insieme rappresentano più di un quarto della popolazione italiana?” ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, dopo l’esclusione della lista di Roberto Formigoni in Lombardia e di quella del Pdl provinciale nel Lazio.

E’ stata depositata intanto questa mattina, presso la Procura della Repubblica di Roma dall’avvocato Giuseppe Rossodivita, la denuncia per calunnia nei confronti di coloro che hanno sottoscritto per conto del Pdl la denuncia per violenza privata a carico dei militanti radicali". E’ quanto si legge in una nota dei Radicali, in cui spiegano che "la denuncia per calunnia e’ stata sottoscritta da Diego Sabatinelli, militante Radicale, e Atlantide Di Tommaso, del Partito socialista italiano, presenti ai fatti la mattina del 27 febbraio, al momento del deposito delle liste elettorali presso il Tribunale di Roma".

Ed è polemica sulle parole del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che in un’intervista al Riformista ha evocato un ”siamo pronti a tutto” nel caso di esclusione nel Lazio.

"Detto da un ministro della Difesa preoccupa, se dovessimo prendere sul serio questi vaneggiamenti… – commenta il segretario Pier Luigi Bersani – In giro per l’Italia ci sono un sacco di liste escluse, tutti si sono sottomessi alle regole, lo facciano anche loro. Non è il caso di sollevare polveroni, di confusione ce n’è già tanta". "Questa situazione non l’abbiamo cercata noi, nessuno ha stappato lo champagne. E’ il centrodestra che non ha rispettato le regole – mette in chiaro Bersani – E ci sono delle procedure, ora si affidino alle regole senza sollevare polemiche assurde e non se la prendano con noi".

Di affermazioni ”gravi e inquietanti”, di ”toni minacciosi ed eversivi” parla il presidente dei deputati dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi. ”Le parole di La Russa evocano lo squadrismo fascista” rincara il presidente del gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario.

Sulla stessa scia il leader radicale Marco Pannella. ”Vorrei ricordare – dice – non al paleo-fascista La Russa, ma a me stesso e ai cittadini italiani, che il capo delle Forze Armate in Italia è il presidente della Repubblica. Non ho nulla da aggiungere".

In giornata,scambiando alcune battute con i giornalisti, anche La Russa è tornato sulla questione. ”Ribadisco, da coordinatore del Pdl, che non lasceremo niente di intentato ove i ricorsi non venissero accolti come io invece mi auguro – ha rimarcato il ministro della Difesa – A partire da ulteriori ricorsi in qualunque sede amministrativa o giudiziaria”.

”Ogni ulteriore azione avviata nei limiti della legalità – ha puntualizzato – e ho sempre pensato che fosse superfluo precisarlo, verrà presa in considerazione. Nessuno si illuda che possa esserci rassegnazione”.

Quanto in particolare al caso Lazio, ”se c’è da muovere un appunto in questa storia, lo muoverei a me stesso… Mi sarebbe piaciuto essere presente quando i radicali in maniera provocatoria e usando violenza hanno allontanato i nostri due rappresentanti delle liste a Roma”. E spiega che, in qualità di parlamentare, avrebbe fatto di tutto pur di portare a casa le liste: ”Mi avrebbero dovuto arrestare piuttosto che impedirmi di esercitare il mio legittimo diritto di presentare le liste…’