Ignazio Panzica

Lombardo procede, con determinazione, nel suo percorso di scarnificazione e riduzione della spesa pubblica regionale. Si era ripromesso di dimezzare le società partecipate e controllate dal Governo della Regione; e lo sta facendo. In queste ore, per prima, è toccato a “Sicilia e-innovazione”, “azienda in house”, posta già in liquidazione, con la direttiva del Governo di provvedere al suo smobilizzo entro il 31 dicembre 2009. La società controllata al 100 per cento dalla Regione, cura la progettazione, la supervisione e la gestione, di tutta l’architettura informatica della futuribile “società dell’informazione siciliana”.

 

“Sicilia e-innovazione”, dal 2005 lavora alla creazione e al mantenimento di un’unica Piattaforma Telematica Integrata (PTI) per tutta la Regione Siciliana, per il potenziamento dell’informatizzazione delle P.A. siciliane, nell’ottica di stimolare la crescita dell’economia dei territori locali, a mezzo la fornitura di nuovi servizi ai cittadini ed alle imprese. Perciò, in questi quattro anni la società è diventata l’organismo di direzione lavori che sovraintende alla realizzazione di infrastrutture e servizi per l’e-government e per l’e-business. Procedendo per progetti di varia natura ed origine finanziaria. Utilizzando come “front off” operativo, la società mista “Sicilia servizi”: al 51 per cento di proprietà della Regione, ed al 49 per cento di due colossi informatici: la “Engineering” e la “Accenture”. Pensate che in cantiere, al momento, questa azienda in house ha ben 84 progetti da avviare, con le relative gare, per un importo complessivo di 48 milioni di euro.

 

Ma allora vi chiederete, come mai, se va così bene, Lombardo la vuole chiudere di corsa, passandone le competenze alla gestione diretta di una nuova direzione dentro il dipartimento Bilancio e Finanze della Regione siciliana? La ragione è purtroppo correlata all’andazzo, quantomeno stravagante, con cui queste iniziative giuste ed intelligente, sono state gestite nell’era Cuffaro, a cui va parimenti riconosciuto il merito di aver pensato in termini moderni. Però, però,per capirci, avere ,a suo tempo, nominato un Cda di cinque componenti, e peraltro tutti investiti della carica e delle deleghe di Consiglieri delegati, ha portato a un caos amministrativo ed a maggior costi, che nel tempo hanno appannato, la validità dell’idea. Per darvi un parametro di giudizio su tre milioni di costo di gestione annuo della società, si era giunti ad un milione solo per pagare indennità e sovrapposizioni di funzioni gestionali dei cinque consiglieri delegati.

 

L’informazione che ha fatto saltare, subito, al naso a Lombardo il destino di “Sicilia e-innovazione”. Così, il 23 luglio scorso, Lombardo ha ridotto da cinque a tre i componenti del Cda, e da cinque ad uno (Ignazio Basile) il C.D. Ma avete capito, come funziona la politica in Sicilia. Un circuito di comunicazione circolare e, talvolta, vizioso. Pertanto, prima Lombardo ha rinominato nuovo Amministratore Enrico Basile (An area Scalia), poi il 27 ottobre, accortosi che questa sua mossa si sarebbe rivelata sostanzialmente infruttuosa ai fini di una più snella gestione, ha mandato all’assemblea dei soci della società un funzionario con l’ordine di farla porre in liquidazione.

 

Con la “cautela parabolica” che lo contraddistingue, il Presidente della Regione ha nominato “liquidatore”, proprio l’attuale amministratore Enrico Basile, che adesso si trova nella grande difficoltà di dover smontare la complessa struttura tecnico-amministrativo della società. Una brutta una gatta da pelare entro il prossimo 31 dicembre. Una situazione delicata, e per certi versi controversa, per la quale Basile non ha proprio nessun altro da rimproverare.

 

Le sopravvissute competenze societarie risulteranno suddivise tra il Dipartimento regionale del bilancio e, per tutto ciò che riguarda più propriamente “l’information technology”, a “Sicilia e-servizi”. Sul piano dell’organico occupazionale, non dovrebbero, poi, essere rinnovati una trentina di contratti di consulenza stipulati con validità sino a fine anno. Mentre per i due dirigenti a contratto Roberto Orofino e Piero Cammarata – figlio del Sindaco di Palermo – si dovrebbe realizzare, politicamente, il passaggio verso un’altra società partecipata dalla Regione.

 

Nelle intenzioni del governo regionale, perciò, si dovrebbe passare dalle 26 società attualmente esistenti (ereditate dalla gestione Cuffaro) a non più di dieci sopravvissute. Il prossimo obiettivo di società da “riordinare”, ma ben più impegnativa, è la Multiservizi. In questo caso, il Governo dovrà fare i conti con una pianta organica dei dipendenti che conta circa 1.800 unità.

 

Nel suo procedere alla riorganizzazione e riordino della galassia di società partecipate e controllate, il Governo può utilizzare per muoversi, una sorta di mappa del settore elaborata, nei mesi scorsi, dalla “Commissione attività produttive” dell’Ars che, di recente, ha concluso la sua agenda di audizioni con i presidenti delle società partecipate. Scopo di questi incontri era stato quello di giungere alla fine, appunto, ad un documento riepilogativo dell’intero settore, da rassegnare, alla fine, nelle mani del Presidente della Regione e di quello dell’Ars.