"Linea dura. Lotta dura e senza paura… e se lo dico io, potete crederci". Autoironia di Enrico Letta in Transatlantico. Il vicesegretario del Pd stoppa cosi’ ogni ipotesi sulla possibilita’ che il Partito democratico possa dire si’ ad una eventuale richiesta di rinvio del voto da parte del premier Silvio Berlusconi per uscire dal pasticcio delle liste. "Da parte nostra non ci sara’ alcuna retromarcia", puntualizza Letta. Dunque, avanti con la manifestazione di sabato (con Antonio Di Pietro che mitiga i giudizi sul Quirinale e Pier Luigi Bersani che apprezza) e avanti con l’ostruzionismo in Parlamento "contro il decreto salva-liste e in difesa delle regole" per dirla con Dario Franceschini. E avanti con la critica "all’arroganza senza limiti", parole di Bersani, del governo che ha posto la fiducia sul legittimo impedimento.
Il segretario del Pd e il leader dell’Idv la pensano allo stesso modo sul rinvio, mentre i Radicali con Emma Bonino e Marco Pannella tornano a proporre (lo avevano gia’ fatto nei giorni scorsi) la disponiblita’ ad uno slittamento del voto. Ma in tutte le regioni e
non solo nel Lazio. Un’idea che non convince Bersani: "La palla della confusione e del pasticcio e’ tutta di la’, lasciamogliela di la’. Non indeboliamoci da soli", ha spiegato il segretario del Pd rivolgendosi direttamente alla platea radicale riunita a Roma per l’assemblea nazionale del movimento.
"Si parla dell’ipotesi di un rinvio e su questo, lo dico con chiarezza, mantengo un’obiezione e una riserva", ha quindi ribadito Bersani che ha posto alla base del suo no, non solo ragioni politiche, ma anche aspetti di carattere giuridico e legislativo che potrebbero rendere impraticabile la proposta di un rinvio: "Siamo in epoca di federalismo e non possiamo agganciare il problema di una o due regioni ai problemi delle altre 11 chiamate al voto. Il rinvio, poi, ci consegnerebbe in due nanosecondi uno spostamento delle elezioni regionali nel Lazio e io non sono d’accordo".
