Dario La Rosa

(Federico Garimberti) Il caos elettorale arroventa il clima nel centrodestra: Ignazio La Russa si dice "pronto a tutto" davanti all’ipotesi di definitiva esclusione delle liste del Pdl in Lazio e Lombardia e Roberto Calderoli annuncia un vertice con Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per trovare una soluzione politica al problema. Intanto, il premier non interviene pubblicamente ma decide di tornare in piazza partecipando alla manifestazione pro Polverini a Roma: secondo il Cavaliere non è possibile che milioni di elettori del centrodestra siano di fatto esclusi dal voto.

In serata proprio alla ricerca di una via d’uscita, riunisce i coordinatori del partito. Per tutto il giorno il premier prende tempo. Chiuso nella residenza di palazzo Grazioli da lunedì mattina, il leader del centrodestra preferisce attendere in silenzio l’esito dei ricorsi: forse nel timore che una parola di troppo, magari ancora una volta contro i magistrati, possa influenzare la decisione delle corti d’appello o dei giudici del Tar. Un atteggiamento attendista che lo porta ad annullare, all’ultimo minuto, le interviste con alcune televisioni locali in programma proprio per la campagna elettorale delle regionali. Meglio evitare domande sull’esclusione delle liste del Pdl.

Prudenza che però non gli impedisce di ragionare con i più stretti collaboratori: con loro il Cavaliere evita di puntare l’indice contro i soliti giudici, anche se vede con sospetto le troppe ‘coincidenze’ che hanno portato il centrodestra ad essere l’unico penalizzato. La sostanza del discorso, comunque, è un’altra. Per Berlusconi infatti è impensabile che milioni di elettori siano esclusi dall’esercizio democratico. Se avvenisse, é la sua posizione, si avrebbero elezioni finte con il più grande partito fortemente penalizzato: come se una grande squadra di calcio fosse costretta a giocare in nove contro undici. Il premier non risparmia critiche alla gestione del Pdl locale anche se un magistrato dovrebbe comunque tener conto di quanto avvenuto al momento della consegna delle liste.

Ad ogni modo, il Cavaliere, a parte la decisione di partecipare alla manifestazione di domani, non resta con le mani in mano. Si incontrerà con Gianfranco Fini, Renata Polverini e i parlamentari del centrodestra eletti nel Lazio. L’unico modo, sia per il premier che per il presidente della Camera, per mettere a tacere le polemiche e dimostrarsi – almeno agli occhi degli elettori – uniti nel sostenere la candidatura della Polverini. Non che i rapporti fra i due siano migliorati. Anzi, Fini tiene il punto e fa sapere che non intende rinunciare al Pdl a meno di non esserne cacciato. Allo stesso modo al premier non sono per nulla piaciute le frasi sul Pdl. Ma entrambi vogliono vincere nel Lazio e quindi faranno buon viso e cattivo gioco rinviando il chiarimento definitivo al dopo regionali.

Nel frattempo, però, il doppio ‘no’ ai ricorsi riaccende la bagarre fra i poli. Roberto Calderoli annuncia una risposta politica: "’Ho sentito sia Bossi sia Berlusconi: domani ci vedremo per affrontare l’argomento", spiega il ministro della Semplificazione, secondo il quale "serve subito una risposta politica ai furbi che cercano le vittorie a tavolino". Anche il Pdl insorge. Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, si chiede come si possa anche solo pensare di "lasciare senza scelta nel momento più alto della democrazia due Regioni che insieme rappresentano più di un quarto della popolazione italiana". Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, il respingimento dei ricorsi "dimostra che queste elezioni corrono il rischio di essere falsate con conseguenze gravissime per la nostra democrazia".

Ma a scatenare le critiche dell’opposizione è una frase rilasciata da Ignazio La Russa ad alcuni quotidiani: "Non vorrei fare la parte dell’eversivo, ma lo dico chiaro e tondo: se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto". Parole scatenano l’opposizione, con il Pd che chiede al ministro della Difesa di "moderare i toni" e l’Idv che paventa una nuova "marcia su Roma". "Faremo ogni azione, avviata come è ovvio nei limiti della legalità anche se ho sempre pensato che fosse superfluo precisarlo", è la controreplica di La Russa.

Intanto dall’opposizione si registra una piccola sorpresa: Antonio Di Pietro, solitamente molto duro con la maggioranza, fa sapere di preferire la via del voto a quella legale: "A noi piace vincere sul campo e non a tavolino per gli errori nella presentazione delle liste degli altri", dice l’ex pm spiegando che l’Idv non ricorrerà in caso di accoglimento della richiesta di ammissione delle liste del centrodestra. Pier Luigi Bersani, invece, sembra puntare sul rispetto delle regole: "Non cerchiamo avvenimenti che turbino la fisiologia del voto", premette il leader del Pd, "detto questo ci sono regole uguali per tutti e tutti devono rispettarle".