Salvatore Parlagreco

Dobbiamo parlare di Totò? Cuffaro, naturalmente, inquilino di Rebibbia, ex presidente della Regione siciliana ed ex vicesegretario nazionale dell’Udc. Dopo Antonio De Curtis, il principe, in arte Totò, e con l’eccezione di Totò Di Natale, splendido attaccante dell’Udinese, il Totò Nazionale è lui. Da quando sconta la pena – sette anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa – gli italiani sanno tutto di lui: che cosa pensa, come vive, opinioni, idee, consigli, giudizi su ex colleghi e personaggi pubblici. Rebibbia è diventata una casa di vetro, il carcere che non affligge, che educa e “aiuta” chi ha sbagliato a rifarsi una vita.

Totò Cuffaro sopporta la pena con pazienza cristiana, la declina con le sue esperienze politiche, senza pentimenti né vittimismi. Lo Stato è lo Stato, la giustizia deve fare il suo corso, i magistrati il loro mestiere e le sentenze devono essere rispettate. La colpa? Una questione secondaria: Rebibbia è il risultato di regole che vanno rispettate. Pensieri e parole inediti, che escono dalla bocca dell’unico, proprio così – l’unico uomo delle istituzioni finito che sconta la pena in carcere. Condizione, questa, che ribaltano, agli occhi degli opinione pubblica, la condizione del “carcerato”. Rebibbia non è più il luogo dell’espiazione, giusta e necessaria, ma quello dell’afflizione per coloro che, come Totò Cuffaro, non hanno tutela, santi in paradiso, legislatori ad personam e avvocati di rispetto.

Il carcerato ha diritto alla solidarietà e alla comprensione, nel caso di Totò Cuffaro ha diritto al “risarcimento morale”. Decine di inchieste giudiziarie, condanne penali e sentenze passate in giudicato a carico di importanti uomini politici, non hanno mandato in galera nessuno (male che vada, hanno provocato la custodia a casa propria). Totò a Rebibbia. A prescindere dal merito, perché solo lui finisce in galera?

La risposta è semplice: ha subito una condanna in tutti e tre gradi di giudizio e sta scontando la pena. Non basta, tuttavia, per spiegare “il recluso”.

Totò Cuffaro rilascia interviste alla televisione ed ai giornali, riceve visite di persone autorevoli, parlamentari di ogni schieramento politico – e di lui hanno scritto firme importanti.
Ha perso trenta chili, ma appare in splendida condizione fisica. Ha dismesso alcune sue consuetudini, come baciare coloro che incontra, ma si è conciliato con Rebibbia e lo stato di detenuto. Forse ha trovato se stesso, di sicuro ha trovato le parole giuste per parlare a coloro che stanno fuori.

Sembra un film dedicato alla giustizia, ai suoi torti ed alle sue ragioni. Ma il titolo non potrebbe essere che uno: redenzione e comunicazione.