Salvatore Parlagreco

La comunicazione? Dove vede e dove svede: non c’è da farci caso, dobbiamo farcene una ragione. “Buca” eventi epocali e stende tappeti rossi per episodi trascurabili.
La Bergem Fest organizzata dalla Lega Nord ad Alzano Lombardo non ha avuto il riscontro che meritava. La grande stampa l’ha relegata alle pagine interne e invece di regalarle, com’era giusto, lo spazio di un testo di cronaca, ha preferito “coprire” l’evento con le immagini di Umberto Bossi che brandisce uno spadone alzandole in alto verso il cielo o abbassandolo sulle spalle di coloro che venivano insigniti del cavalierato. Non che questi gesti, pieni di significato, e in certo qual modo irripetibili, non meritassero il privilegio, ma occorreva spiegare con dovizia di particolai, le motivazioni dell’investitura, dal momento che tanti italiani ignorano il valore della manifestazione e non possono dunque parteciparvi, seppure solo con il sentimento.

Dopo avere sostenuto la necessità di elezioni anticipate ai giornalisti, Umberto Bossi ha nominato cavalieri i crociati di Martinengo, tutti debitamente in costume, insieme agli altri protagonisti della cerimonia, con l’esclusione del senatur che – a dispetto delle consuetudini di stagione – ha preferito la camicia bianca alla celebre canotta che generalmente esibisce nelle grandi occasioni.

La sobria cerimonia di Alzano Lombardo non gode della celebrità delle manifestazioni annuali sulle rive del Po, che richiamano grande folla e radunano i leghisti della prima ora,. La festa dell’ampolla, dedicata al battesimo del corso fluviale, è incaricata di riproporre il giuramento del popolo padano alla sua missione di civiltà. Equivalente del giuramento di Pontida, Pontida è oggi l’icona della forza e della solidarietà dei popoli celti del nord.

I fasti di Pontida hanno relegato, senza volerlo, la Bergem Fest ai margini di celebrazioni che, come quella di Alzano Lombardo, consolidano e rivisitano le ragioni fondative del movimento leghista, comunicando il suo radicamento nella storia del Paese a partire dal tardo Medio Evo. Queste ragioni sono ben spiegate invero dal film fortemente voluto dalla Lega, dedicato a Federico Barbarossa cui il popolo padano, secondo Bossi, sarebbe legato per via di Alberto di Giussano.

 

Il cavalierato di Martinengo, tuttavia, non interferisce né compete con i cavalieri di nomina del presidente della Repubblica: esso affonda le radici nella storia padana, di cui s’è letto poco, mentre il cavalierato del Quirinale designa solo personaggi che dedicano soldi e fatica alle loro imprese.

La diversità è marcata dalla sacralità della cerimo nia bergamasca, sacralità che è riposta nei gesti e nel rituale seguito, al culmine del quale Umberto Bossi alza lo spadone verso il cielo e nomina i nuovi cavalieri in costume d’epoca. Niente di tutto questo si svolge nelle stanze del Quirinale, dove il presidente della Repubblica fa un discorso di circostanze e consegna dei documenti ad ognuno dei cavalieri del lavoro.

 

La folla di Alzano Lombardo ha assistito all’investitura elargendo fervidi applausi ai nuovi cavalieri di Martinengo ed al “re” Umberto. Sui volti di coloro che più  da vicino hanno partecipato alla cerimonia si poteva leggere il sentimento dell’orgoglio che sale, copioso, quando si scrive una pagina di storia e se ne coglie il significato genuino.

Altro che guerre d’indipendenza, garibaldini bergamaschi, patrioti italici e resistenti antifascisti cui padani d’altri tempi hanno dedicato memorie ed attenzioni. La Padania, grazie a re Umberto, ha ritrovato le radici perdute e, com’e’ giusto, le ricorda, annualmente, segnalandole al mondo.