Elena Sorci

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, è giunto in Commissione Ambiente alla Camera dove è all’esame il decreto legge che fra l’altro prevede l’istituzione della "Protezione Civile Spa". Poco prima i lavori erano stati brevemente sospesi in attesa del suo arrivo.

 

Una decisione che nasceva da una precisa richiesta del Pd come spiega il deputato Andrea Martella: "prima di una discussione nel merito abbiamo chiesto che il governo venga a riferire". L’opposizione punta infatti l’attenzione sul fatto che l’esecutivo non abbia ancora formalizzato la richiesta di stralcio della "Protezione Civile Spa" dal provvedimento e chiede di avere ulteriori informazioni a questo proposito. Bertolaso, prima di arrivare alla Camera, era stato ricevuto a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta.

 

Sono circa 300 gli emendamenti presentati in Commissione Ambiente al decreto legge. Governo e relatore non hanno al momento ancora formalizzato alcuna proposta di modifica ed è dunque attesa per lo stralcio dell’istituzione della società della Protezione Civile.

 

"Non c’é ancora – dice infatti il relatore al testo Agostino Ghiglia – alcuna novità". Sia l’esecutivo sia il relatore possono presentare emendamenti in qualsiasi momento. Del pacchetto di proposte di modifica presentate in Commissione, secondo un primo calcolo, oltre 200 sono a firma del Pd.

 

Ieri era stato il presidente della Camera Gianfranco Fini a confermare lo stralcio del contestato articolo 16. Sul testo, con tutta probabilità, la maggioranza porrà la fiducia. Il centrosinistra canta vittoria, ma non molla l’osso: chiede ulteriori modifiche al decreto, ma soprattutto le dimissioni di Bertolaso, mentre il presidente del Consiglio continua a considerarlo intoccabile.

 

Questa notte, partecipando ad una cena elettorale a Lesmo ha infatti ribadito la ferma intenzione di difenderlo definendolo un "galatuomo". Sul compromesso deciso dal governo, anche sull’ onda delle inchieste in corso, ha certamente pesato – oltre ai dubbi dentro la stessa maggioranza – la ‘moral suasion’ del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha cercato di trovare una soluzione che contribuisse a svelenire un clima incandescente. Quirinale che, tuttavia, sembra prendere le distanze dal capo della Protezione Civile. Quest’ultimo, nel rispondere alle accuse mosse da ‘La Repubblica’, ha ricordato le parole di stima del capo dello Stato nei suoi confronti. Ma dal Colle è subito arrivata la precisazione: gli atti relativi a dichiarazioni di stato di emergenza o di attribuzione della qualifica di grande evento, precisano fonti del Quirinale, non sono sottoposti al preventivo esame del Capo dello Stato e rientrano nella esclusiva competenza del Presidente del Consiglio.

 

Intorno al sottosegretario, dunque, la temperatura resta altissima. E la conferma del passo indietro del governo sull’articolo 16, arrivata dal presidente della Camera, non è sembrata svelenire il clima: "Stralciano l’articolo contestato il decreto viene completamente depotenziato", ha commentato il presidente della Camera. Del resto, l’idea di ‘privatizzare’, la Protezione Civile piaceva a piochi nella maggioranza: "Non deve diventare una Spa, non deve sparire", aveva detto poco prima Umberto Bossi, confermando che anche il ministro dell’Economia nutriva dubbi in proposito: "Tremonti aveva ragione nel non voler andare in quella direzione perché in quel modo non hai nessun controllo e poi nascono i pasticci, perché i controlli ci vogliono", ha spiegato il Senatur.

 

Lo stralcio dell’articolo 16 viene salutato come una vittoria dal centrosinistra: "Una parte della maggioranza che ha capito che quelle norme sono sbagliate e pericolose", ha commentato Anna Finocchiaro. Ciò non significa che per il Pd la battaglia sia finita: "Ci sono almeno altre tre modifiche da fare", ha spiegato il suo collega, Dario franceschini, citando il divieto di avviare azioni giudiziarie verso le gestioni commissariali, la distinzione fra emergenze e grandi eventi e la norma che estende alle carceri lo stato emergenziale. Anche l’Italia dei Valori esulta: "E’ una vittoria delle opposizioni, del buonsenso e dei cittadini", esclama Massimo Donadi. Il risultato ottenuto non fa demordere l’opposizione da un’altro obiettivo: ottenere la testa di Bertolaso.

 

A chiederne le immediate dimissioni, infatti, non è soltanto Luigi De Magistris dell’Italia dei Valori, ma anche i democratici. "Non dubito della sua serietà, ma dovrebbe fare un passo indietro per il buon nome della Protezione Civile", ha ribadito il segretario Pier Luigi Bersani. Diversa la posizione dell’Udc: "Stiamo parlando di responsabilità nella vigilanza, ma non certamente da parte di Bertolaso", ha sostenuto il leader Pier Ferdinando Casini.

 

Nel corso della giornata si sono rincorse voci che volevano Bertolaso pronto a lasciare. Ipotesi che sembrano essere smentite dalla notizia che sarà proprio il capo della Protezione Civile a illustrare il provvedimento nella competente commissione della Camera. Secondo alcuni nella maggioranza, però, un suo addio attenuerebbe lo stillicidio mediatico di questi giorni. Una tesi che gli stessi attribuiscono anche al premier, sostenendo che Berlusconi non fermerebbe Bertolaso nel caso in cui decidesse di lasciare. Teoria smentita con forza dai collaboratori più stretti del Cavaliere che confermano come il premier continui ad avere la massima fiducia in Bertolaso. Una posizione netta , quest’ultima, che in nottata il premier ha confermato parlando, appunto, alla cena per la raccolta di fondi a favore del Pdl.