Salvatore Parlagreco

Ogni nuovo cittadino italiano nasce con un debito di 12 mila euro a causa dei costi della politica, ciò che serve cioè per mandare avanti le istituzioni e gli apparati dei partiti con annessi e connessi (contributi, finanziamenti, rimborsi, vitalizi, segreterie, portaborse eccetera). A questa cifra occorre aggiungere circa 30 mila euro per gli sprechi, evasioni ed elusione fiscale, sommerso, corruzione ecc. Mentre i primi – funzionamento delle istituzioni e degli apparati politici – sono countable, contabilizzabili, i secondi vanno analizzati, monitorati, giudicati secondo ottiche di parte. L’evasione e l’elusione fiscale possono essere inventariate come una chiara dimostrazione di insipienza e di comparaggio, quindi costi “indiretti” della politica? La risposta non è univoca. Il governo di una nazione è affidato alle rappresentanze parlamentari scelte liberamente dagli elettori. Un mandato senza vincolo che può essere mantenuto o tolto a conclusione della legislatura.

Ciò premesso, non è possibile “volare” alto. Bisogna prendere atto delle scelte e segnalare casi particolari che denunciano in modo incontrovertibile lo spreco di denaro pubblico, la sottrazione di risorse all’erario, le malandrinate che impoveriscono lo Stato, lasciando da parte le ingiustizie sociali che sono prodotte da un sistema fiscale ingessato che fa pagare i costi dei servizi ad una parte dei cittadini e permette l’evasione, l’elusione o il semplice trattamento di favore all’altra parte, molto meno numerosa della prima.

Consideriamo i fatti più recenti, un inventario è impossibile senza uno studio complesso e di lungo periodo.

Il Ponte sullo Stretto, per cominciare. Non è l’opera che è costata un occhio, la volontà altalenante dei governi. Non solo i governi di colore diverso, ma governi che contraddicono le loro scelte. Da quaranta anni è una fonte di spreco, è costato un sacco di soldi senza che sia stato realizzato.

Il governo in carica, rappresentato da un vice Ministro calabrese, Aurelio Misiti, ha votato una mozione presentata dall’Idv alla Camera che cancella il finanziamento statale, impedendo di fatto la realizzazione dell’opera. Questa decisione, se avrà un seguito, obbligherà lo Stato a pagare penali per 400 milioni che aggiunti agli 800 già spesi, fanno lievitare il costo dell’opera mai realizzata un miliardo e duecento milioni di euro. Un esempio di spreco eclatante.

Il governo ha corretto il viceministro, comunicando che l’opera si farà. Ma se è così, perché consente alle Ferrovie dello Stato di tagliare i treni da e per la Sicilia?
Esempio numero due, le Maserati acquistate dal Ministero della Difesa: ben 19. Qualche mese fa le nuove regole della manovra di contenimento della spesa avevano stabilito che non si dovesse superare la cilindrata media (1,6 mc) per le auto blu, ed ora arrivano le macchine extralusso. Il Ministro La Russa ha precisato che la decisione di acquistare le Maserati precede le nuove regole. Possibile che non si fossero accorti, il Ministro e i generali che avevano messo in piedi l’acquisto, che si trattava di uno spreco di denaro pubblico comunque?

IL Sap, sindacato della polizia, ha riferito che a Roma circolano 400 auto blu contro 50 auto della polizia, adibite all’ordine pubblico. Il numero delle autoblu è arrivato alla cifra record di 72 mila unità.

Palazzo Chigi, terzo esempio. Sergio Rizzo sul Corriere della sera ha scritto che la Presidenza del Consiglio ha assunto 33 nuovi dirigenti, e si è chiesto come fosse possibile questa deroga al dimagrimento, Brunetta governante. Il Ministro che predica ogni giorno l’austerità nell’impiego pubblico, bacchetta la fannulloneria, l’eccesso di costi e simili autorizza una infornata di dirigenti?

La spiegazione è la seguente: l’hanno deciso “prima” del “diluvio”, della crisi. Nessuno aveva capito che eravamo messi male, che l’alta dirigenza pubblica era già ben attrezzata? Il governo che ha guardato sempre con sospetto la produttività dell’apparato pubblico ne ingrossa le fila.

La scelta di aumentare il numero dei dirigenti richiama inevitabilmente quella dell’affollata “famiglia” governativa. Ogni voto di fiducia pretende un allargamento di poltrone: sottosegretari e vice ministri. 54 voti di fiducia e un incremento percentuale costante della compagine ministeriale. Gli aspetti morali di queste scelte sono stati più volte riflettuti. Qui tocca richiamare “solo” lo spreco di denaro pubblico.

Sono o non sono anche questi costi della politica o li dobbiamo registrare come inevitabili spese della democrazia parlamentare?