Salvatore Parlagreco

Fra una improbabile fase di transizione, rappresentata da un governo tecnico, e la permanenza in carica di un governo con il fiato cortissimo ed alla mercé dei mercati e dei ricatti, prende copro la terza via, le elezioni anticipate e lo scioglimento del Parlamento. Un evento traumatico, pur sempre meno dannoso di un’attesa messianica della “guarigione”. Il medico pietoso provoca la morte del malato, non la sua resurrezione, sostengono i seguaci di Ippocrate, non a torto. Il male minore, dunque.

Berlusconi e tutti i suoi portavoce, e il segretario del partito, lo ricordano a coloro che preparano la fase di transizione, che non c’è altra scelta all’esecutivo in carica, che la fine della legislatura. Beppe Pisanu ed una minoranza (o maggioranza?) silenziosa nel Pdl e nella Lega Nord, invece, auspicano la fine del “bunga bunga” mediatico ed arcorese ed un ritorno alla realtà, il Paese con tutti i suoi guai da affrontare con la mente sgombra.

C’è una data, secondo alcuni, il mese di marzo o giugno, in primavera comunque, per le consultazioni politiche, poiché si ritiene che la resistenza dell’asse Berlusconi-Bossi non può superare l’anno in corso. I due leader sono provati, assediati, timorosi: vedono complotti e nemici ad ogni angolo di strada e si comportano di conseguenza.
Il 2012, dunque, è l’anno della svolta per il Paese. Anche se dovesse prevalere il centrodestra, previsione ritenuta dai sondaggisti assai improbabile, nulla sarebbe come prima per il passaggio del testimone da Berlusconi e Bossi ai suoi successori: altra storia. Ma c’è un angolo d’Italia in cui il 2012 potrebbe costituire ciò che i cinesi chiamano “l’anno del serpente”, insidioso ma sostanzialmente benaugurale e benefico, simbolo del cambiamento: resurrezione o morte.

In Sicilia, infatti, le politiche potrebbero trascinare con sé le elezioni regionali, cui si aggiungerebbero le amministrative da celebrare comunque in circa 180 comuni, ivi comprese alcune città metropolitane come Palermo e Messina (forse anche Catania). Si arriverebbe ad election day senza precedenti nella storia politica siciliana (e anche nazionale). Non è affatto una eventualità da scartare. Essa dovrebbe imporre a coloro che concorrono il massimo di coesione e, in questa fase, di “concerto”: un puzzle ma anche una varietà di soluzioni possibili ai vari “tavoli” di trattativa. Lungimiranza, intelligenza emotiva, abitudine alla complessità: sono qualità che allo stato mancano. Prevalgono, infatti, i solisti, le liti al “muretto”(il luogo delle decisioni rapide, ma ben meditate), l’uso strumentale di strumenti nobili di democrazia (referendum, primarie ecc).

L’anno del serpente in Sicilia potrebbe non entrare nei libri di storia, ma rimarrà a lungo nella memoria degli isolani. E non solo, dal momento che i siciliani saranno decisivi, per come stanno le cose, sui risultati alle politiche nazionali.