"Continua la sistematica e violenta offensiva di denigrazione e isolamento di quei magistrati che credono ancora nel principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Noi resisteremo perché crediamo nella Costituzione sulla quale abbiamo giurato". Lo ha detto il pm della Dda di Palermo Nino Di Matteo, presidente della Giunta distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati, in merito alle ultime dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi che ha accusato i pm di volere sovvertire i risultati elettorali e ha auspicato una profonda riforma della giustizia. "Mi chiedo con quale faccia – ha aggiunto – continuino a collaborare con questo Governo i colleghi distaccati al ministero della Giustizia che hanno giurato sulla stessa Costituzione".
"Il collega Nino Di Matteo, non sappiamo se a titolo personale o quale rappresentante dell’Anm di Palermo, ci chiede con quale faccia svolgiamo le nostre funzioni di magistrato al Ministero della Giustizia. La nostra faccia è quella dei tanti colleghi che tutte le mattine con il loro lavoro, silente e prezioso cercano di contribuire a rendere un servizio ai cittadini". Lo affermano in una nota congiunta i magistrati Roberto Piscitello e Angelo Piraino, distaccati al ministero della Giustizia, replicando al Pm Nino Di Matteo. "La nostra, in particolare – sottolineano – è quella di magistrati che per molti anni hanno fatto chi il sostituto procuratore alla Dda di Palermo, chi il giudice civile, chi ancora il giudice penale, e tutti al Ministero cerchiamo di dare il nostro modesto aiuto, partendo dalle esperienze maturate". Riferendosi all’attività svolta al Ministero aggiungono: "la nostra faccia è quella di magistrati che pensano a come rendere più efficiente l’amministrazione della giustizia o a come poter contribuire per rendere più efficace il contrasto alla mafia; quella che suggerisce i 41 bis da applicare ai pericolosi boss mafiosi; quella con cui rispondiamo alle mille richieste dei tanti Giudici e Pm; quella che cerca di risolvere i problemi dei numerosi presidenti di Tribunale o procuratori; quella che nelle riunioni di staff ci fa anche dire no, quando un no può servire a fare rimeditare una intenzione, a rivedere un proposito o a meglio riflettere su una iniziativa legislativa; quella che ha – sempre – un magistrato, qualunque Ufficio ricopra, con la sua autonomia, la sua indipendenza; la faccia che gli permette di ragionare in ogni occasione solo con la sua testa e che lo porta a rispondere alla sua coscienza; quella che avevamo quando abbiamo giurato sulla Costituzione e che rispettiamo adesso come quando svolgevamo funzioni giudiziarie". "Quella stessa faccia, infine – concludono Piscitello e Piraino – che forse aveva anche Giovanni Falcone, quel venerdì pomeriggio quando, alla fine di una lunga settimana di lavoro al ministero della Giustizia, prese un aereo per tornare a casa".
