Da Palermo a Reggio Calabria, da qui a Roma: Giuseppe Pignatone, il magistrato siciliano appena nominato al vertice della Procura della Capitale, ha ottenuto l’unanimità di consensi nella Commissione incarichi diretivi del Consiglio superiore della magistratura. Un evento raro, che Pignatone ha accolto con legittima soddisfazione e che lascia credere che la carriera, finora prestigiosa, della toga palermitana non si sia affatto conclusa qui.
La nomina di Pignatone e la fiducia manifestata dal Csm fanno, infatti, di Giuseppe Pignatone il più serio aspirante alla successione di Piero Grasso al vertice della Procura nazionale antimafia. La Procura di Roma sembra propedeutica a questo nouovo alto incarico. Non ci sono infatti, allo stato, altri magistrati che possano vantare l’esperienza, la competenza e il ruolino di marcia del magistrato siciliano. Doppo essersi occupato di Cosa nostra in Sicilia, ha infatti avuto il battesimo di fuoco a Reggio Calabria, con la ‘ndrangheta, ottenendo indiscutibili successi.
I quattro anni calabresi, anzi, hanno consacrato il magistrato: cauto, determinato, schivo, Pignatone è venuto a capo di tante indagini complesse a Reggio Calabria. Lasciate alle spalle le divisioni del Palazzo di Giustizia palermitano, dove i magistrati di punta, sono tradizionalmente al centro di polemiche, il neo procuratore di Roma ha trovato proprio a Reggio le condizioni migliori per la sua delicata attività inquirente.
Non è che Palermo sia stata avara di soddisfazioni. Anche nel capoluogo siciliano, Pignatone ha ottenuto risultati importanti, nella qualità di “aggiunto”.
La routine prevede che il consenso della Commissione debba essere ripetuto nel Plenum del Csm e che il ministro della Giustizia dia il suo parere, che non è vincolante. Espletati questi passaggi burocratici, Pignatone potrà sostituire Giovanni Ferrara, che è stato di recente nominato sottosegretario dal presidente del Consiglio, Mario Monti.
Roma è sicuramente il luogo più difficile, accanto alla Procura di Milano, per un magistrato al vertice dell’ufficio. Sul suo tavolo trova inchieste scottanti, come l’Enav, Lusi, per citare i più recenti. M;a Giuseppe Pignatone possiede il temperamento, le competenze e l’esperienza necessari per ottenere anche qui il meglio.
Nel 2013, Piero Grasso lascia la Procura nazionale antimafia. Ma questa è un’altra storia.
