(essepì) E’ possibile un piano casa che no concede alcuna agevolazione o privilegi quelli che non hanno una casa? Sì, è possibile, se si decide di dare una mano a quelli che la casa ce l’hanno invece che a coloro che vogliono farsela e non hanno le risorse per coronare questo sogno.
E’ la stessa logica con cui si sono fatte le leggi di sanatoria degli abusi ambientali, edilizi fiscali e penali. Ogni volta che si decide un colpo di spugna, infatti, non si regala solo l’impunità a chi ha commesso un illecito, ma si danneggia chi invece ha rispettato la legge.
Coloro che usufruiscono della sanatoria, hanno utilizzato una corsia preferenziale, che ha permesso loro di fare con investimenti irrisori ciò che i cittadini rispettosi della legge hanno realizzato investendo un sacco di soldi. La sanatoria dell’abuso edilizio, per esempio, ha diminuito la possibilità di edificazione in alcune aree urbane a vantaggio di chi ha costruito senza concessione edilizia, e a svantaggio di chi non l’ha fatto e non può più farlo.
Anche in questo caso, dunque, si è scelto di favorire chi non lo meritava.
Ogni provvedimento legislativo comporta, naturalmente, che una parte sia scontenta ed un’altra trovi ragione per gioirne, e questo è normale; ma se si favorisce chi ha una casa e non chi la casa non ce l’ha, se si permette all’evasore fiscale di sanare illecito e debito con lo stato con un obolo, allora si tratta di altro. Le conseguenze sono gravi. Gli uomini d’affari che non hanno pagato le tasse, commettendo illecito, drogano il mercato, fanno concorrenza sleale a coloro che hanno pagato quanto dovuto.
Ciò che vorremmo si tenesse in gran conto è il fatto che provvedimenti come il piano casa non vanno visti solo con l’ottica “positiva”, per i vantaggi che offrono ad una parte dei cittadini, ma anche per i risvolti ingiusti che essi propongono.
Se si decide di dare impulso al mercato immobiliare si deve cominciare da chi ha intenzione, e bisogno, di comperare un immobile. Aiutandolo, con tassi d’interesse agevolato, contributi a fondo perduto, ed altro. Così facendo si crea ricchezza e si rispetta ciò che si è deciso di fare: dare una casa a chi non ce l’ha.
Il piano casa, lo ripetiamo, consente di allargare le case di coloro che ce l’hanno, magari affittandole ai senza casa. Improbabile che i costi degli affitti diminuiscano con un provvedimento legislativo siffatto.
Premiare l’abuso o chi ha di più, punendo di fatto, comportamenti corretti e bisogni emergenti, è un cattivo affare anche per coloro che questi provvedimenti promuovono, perché aumentano il disagio sociale e fanno crescere – con riferimento alla legislazione premiale dell’illecito – la convinzione che sia più conveniente l’illegalità.
Tornando al piano casa, si è alla vigilia del varo del provvedimento in Sicilia. L’Assemblea regionale che se ne occupa ha rinviato più volte il provvedimento a causa della diversità di vedute fra maggioranza e opposizione e all’interno delle due componenti parlamentari. L’oggetto della disputa è la possibilità di concedere una nuova destinazione d’uso agli edifici non abitativi. La disputa, dunque, non ha avuto al centro i senza casa ma i proprietari di capannoni industriali, per semplificare. In definitiva, il business di chi ha risorse e troverebbe il modo di incrementarle. La qualcosa non è un male in sé, a patto che non si dimentichi chi non ha niente.
Quattrocento emendamenti impediscono al piano casa siciliano di arrivare speditamente in fondo.
Il fatto che le cose stiano così dovrebbe farci riflettere.
