Le omissioni sono i peccati più odiosi. Sanno di furbizia, di doppiogiochismo. Appaiono scelte ciniche ed interessate. Meglio fare o dire che starsene acquattati dietro l’angolo e sperare che nessuno si accorga che c’eri, hai visto e ascoltato tutto.
La storia dell’Alitalia e dello scalo della Malpensa è sotto gli occhi di tutti, non solo dei “malpensanti”. La notizia di ieri è il punto di arrivo della vicenda: è nata Lufthansa Italia, naturalmente a Milano-Malpensa. E’ una filiale della compagnia di bandiera tedesca che avrà base nello scalo milanese. Lufthansa Italia assume 150 unità lavorative (hostess e piloti, tutti italiani) e inizierà la sua attività con sei Aerbus A 139 che verranno impiegati su tratte europee.
Mentre Milano migliora l’offerta occupazionale nel settore più in crisi, in Sicilia si perdono posti di lavoro.
La cattiva sorte non c’entra. Ciò che avviene è il risultato di scelte furbe e di una scrupolosa attenzione di interessi privati e territoriali, che nel Sud non sono altrettanto tutelati.
La Lega Nord ha fatto da guardiano allo scalo per conto dei “lumbard” e di tutti gli uomini d’affari che presidiano il triangolo industriale. Il resto dell’Italia non fa parte del conto, quando ci sono in ballo gli interessi della Malpensa, un aeroporto “inventato”, mal servito e assediato da altri piccoli scali che gli rubano perfino l’aria che respira. Malpensa è stata una delle idrovore dell’Alitalia. Per farne uno scalo importante, l’Alitalia ha dovuto fare passare da lì la maggior parte dei suoi aerei con spese enormi per la compagnia di bandiera. Ogni volta che Alitalia ha tentato di smarcarsi o ha intrapreso trattative con altre grandi compagnie europee come la SAS ed AIR France, è arrivato il veto del Nord. Quel matrimonio non s’ha da fare (è da quelle parti che è nato il veto mafioso, Manzoni non se l’è inventato).
Nemmeno l’Alitalia con l’acqua alla gola ha fatto allentare la presa sullo scalo milanese. Meglio il fallimento di Alitalia che il ridimensionamento della Malpensa. Il governo nazionale, non solo la Lega, ha tutelato gli interessi della Malpensa come un sol uomo.
Qualche voce discorde è arrivata da Roma, dove uomini importanti della maggioranza hanno dovuto fare la voce grossa perché Fiumicino stava subendo i contraccolpi di quella cinica difesa della bottega. Ma nessuno s’è adirato più di tanto per paura di perdere i consensi del Nord e regalarli alla Lega, acquattata intorno allo scalo. Nemmeno l’opposizione parlamentare ha fatto sentire la propria voce.
Al Sud e nelle Isole, intanto, hanno dormito o hanno preferito eclissarsi. Sono entrati a testa bassa nella questione Air France, lo scorso anno, per affermare – a livello sindacale (Cisl) e politico (MPA) – che il matrimonio con Air France sarebbe stato dannoso per gli scali siciliani. Ed hanno sposato, indirettamente, le tesi leghiste.
Poi è arrivata la CAI e la questione è rimasta in piedi. La CAI deve scegliere il partner, e le compagnie interessate sono Air France e Lufthansa. Secondo voi da che parte sta la Lega e il Governo? L’ha detto chiaramente il Presidente del Consiglio, dalla parte dei tedeschi. Perché? Lufthansa significa Germania e la Germania è vicina alla Malpensa. Milano non perde slot, passeggeri, prestigio.
La cordata patriottica di CAI, però, ha avvistato la convenienza di fare un accordo con i francesi. L’Alitalia non c’è più attorno al tavolo della trattativa, i nuovi padroni non possono essere sospettati di “simpatie” francesi. Eppure, non cambia niente, il pressing nordico non si allenta e Cai è costretta a ripensarci.
Per intanto Alitalia taglia gli slot, ridimensiona tutto. Dove? In Sicilia, per esempio. Palermo perde il 70 per cento dei voli con Roma e Milano, Catania il 50 per cento. Disagi, turismo penalizzato, Sud peggio servito. Altro che interventi a favore del Mezzogiorno.
I silenzi della politica siciliane e delle sue istituzioni si pagano cari.
Ecco che a questo punto, quando allo scalo di Palermo si tocca con mano l’entità della crisi, l’Assemblea regionale siciliana si accorge del problema e mette in campo la sua deterrenza. Di che si tratta? La convocazione di Cai in Commissione, su invito del Presidente Caputo. Ma non arriva nessuno, sicché dall’Ars fanno sapere che andranno a parlare con i rappresentanti di Cai la prossima settimana per affrontare il problema.
La vicenda è degna di passare ai libri di storia perché rappresenta in modo esemplare lo stato delle cose. Il Sud non conta niente, la Sicilia meno che niente. Ed i silenzi interessati fanno più danno delle scelte sbagliate, perché passano inosservate, mentre le seconde si possono combattere.
Qualcuno, a questo punto, dovrebbe spiegarci come si fa ad essere alleati della Lega e rappresentare gli interessi del Mezzogiorno e l’autonomismo siciliano.
