Salvatore Parlagreco

I partiti-zombi sono ricchi. Anzi, ricchissimi. Alleanza nazionale ha accumulato, a quanto pare, 110 milioni di ero. Meno parsimoniosi, ma molto attivi, i leghisti che hanno trenta milioni in cassa e investono in Tanzania, Cipro e ovunque si possa avere meno vincoli (tasse comprese) e aumentare il bottino.
 
La Margherita, il partito fantasma nell’occhio del ciclone, ha manovrato 57 milioni di euro, assegnando a Luigi Lusi, uomo di fiducia di Francesco Rutelli, il compito di tesoriere, che vale molto di più di ogni altro – ora l’hanno capito tutti – perché permette di elargire regali a destra e a manca senza “burocratizzare” le dazioni. Tutto facile e liscio come l’olio, fino a che non succede l’incidente, c’è chi s’incazza e mette nero su bianco chiamando la magistratura a metterci il naso.

E’ accaduto proprio questo, cinque componenti dell’Assemblea federale, organo preposto all’esame dei bilanci, non hanno più sopportato di essere stati tenuti fuori dai “conti” e hanno investito l’autorità giudiziaria con un esposto circostanziato. Tutti spiazzati, svegliati in pieno sonno, ignari di tutto. Luigi Lusi, il tesoriere, è diventato il traditore, la mela marcia. Ma è come se gli fosse addebitato un resto impossibile, la circonvenzione di innocenti.
 
Francesco Rutelli, caduto dalle nuvole, si è sentito colpito al cuore, la milza e il rene: boccheggia per via della scoperta, di avere affidato al suo amico Lusi, tutti quei soldi senza rendersi conto di chi fosse. Enzo Bianco, Presidente dell’Assemblea, e responsabile degli adempimenti formali,  dichiara di non saperne proprio nulla. Posto davanti alle pressanti domande della “controparte”, i sottoscrittori dell’esposto, spiega che nessuno ha avuto mai alcunché da dire, i bilanci sono stati approvati all’unanimità.

E invece no, non è vero, dicono Lino Piscitello e Gaspare Nuccio, ex Margherita, che addebitano invece a Bianco la decisione di non invitarli nemmeno una volta con l’alibi della loro non-appartenenza al Pd o al centrosinistra. Motivazione che suona agli interessati, naturalmente, piuttosto strana, visto che la Margherita è un partito fantasma e che il Presidente della Margherita, ancora tale nonostante il decesso, è tale Francesco Rutelli, che ha creato un altro schieramento politico e passato dal centrosinistra al Terzo Polo.
 
Luciano Neri, un altro firmatario dell’esposto, non si limita agli addebiti formali, fa la voce grossa e pretende le dimissioni di Rutelli e Bianco. “Sono loro che devono spiegare tutto”, sostiene.
 
In ballo, a questo punto, non ci sono solo i tredici milioni “spariti”, negli ultimi due o tre anni, ma 57 milioni. I tre revisori dei conti, – tutti commercialisti affidabili – sono andati qualche giorno da dal PM che cerca di capirci qualcosa e hanno spiegato che “da un nuovo e approfondito esame sono apparse spese camuffate che ad una prima lettura non era stato possibile decifrare”. Dunque, nessuno ne sapeva niente di quel che faceva Lusi con i soldi del partito-fantasma, e perfino i ragionieri, che sanno leggere i bilanci, non si sono accorti di nulla.  Se è così, dicono quelli che dovevano sapere e dicono di non sapere, abbiamo ragione noi. Nemmeno i revisori hanno trovato irregolarità, come potete pretendere che ci riuscissimo noi? E così il cerchio si chiude.
 
Ma è difficile che finisca a tarallucci e vino. Piscitello, Nuccio e Nora, che sono nella terra di mezzo, politicamente intendiamo, non si persuaderanno facilmente del fatto che Rutelli e Bianco fossero ignari di cosa avveniva e l’hanno detto in tutte le salse. E non sono i soli a volere scoperchiare la pentola.
 
In verità si pongono le stesse domande del PM: chi ha preso i soldi e perché? Chi ha chiuso gli occhi, mentre avrebbe dovuto sorvegliare? A chi sono andati i novanta bonifici fatti da Lusi nell’ultimo biennio? Perché l’Assemblea federale della Margherita, l’organo decisionale del partito-morto, registrava 15-20 presenti su 300 e con quali criteri venivano invitati o non invitati i componenti?
 
Sono in tanti a darsi da fare perché la vicenda si chiuda presto e senza danni. E c’è chi, magari senza troppa convinzione, propone di rivedere tutto quanto. I partiti-fantasma sono tanti, non c’è solo la Margherita. Ridurre tutto ai traffici del presunto mariuolo è un escamotage che piace sia all’entourage della Margherita che ai plenipotenziari dei partiti che, vivi o morti, lucrano in modo indecente risorse pubbliche attraverso i rimborsi elettorali forfettari privi di controllo e assegnati ad un leader senza regole.